Procuratori troppo esperti? Fuori, così smantellano i pool di Milano

Nei prossimi sei mesi la Procura di Milano sarà rivoltata come un calzino. Molti dei sostituti procuratori impegnati nelle indagini più delicate dovranno cambiare ufficio. I pool anti-corruzione e reati economici saranno quasi azzerati. Dovranno infatti cambiare incarico ben sette magistrati su dodici nel dipartimento che indaga sui reati finanziari, coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco e quattro su dieci nel dipartimento reati contro la pubblica amministrazione, coordinato dall’aggiunto Alfredo Robledo.

SE NE ANDRANNO i pm che hanno condotto le indagini economiche più delicate degli ultimi dieci anni. Eugenio Fusco (Parmalat, Antonveneta, Lele Mora…), Laura Pedio (Siemens , Hdc, Telecom…), Luigi Orsi (Sasea, Burani, Bnl…), Roberto Pellicano (Hdc, Italease…), Bruna Albertini (Verdiglione…), Carlo Nocerino (Parmalat, Enipower, Enelpower…), Riccardo Targetti (Bpm, Cit…). Si stima che dal 2005 ad oggi questo pool abbia recuperato dai 500 ai 600 milioni di euro. Una cifra che si avvicina al miliardo di euro se, oltre al recupero diretto, si annotano il gettito delle tasse e delle multe intervenute sui colpevoli dei reati finanziari.    Partenze significative anche dal pool anti-corruzione. Saranno spostati ad altro ufficio Grazia Pradella e Tiziana Siciliano (sanità, clinica Santa Rita…), Maurizio Romanelli (Favata-Berlusconi…), Fabio De Pasquale (Mills, diritti televisivi Media-set, corruzione internazionale…).

È L’EFFETTO della legge Castelli-Mastella del 2008, recepita in quell’anno dal Consiglio superiore della magistratura, a obbligare tutti i magistrati a non stare in un ufficio più di dieci anni. Il Csm ha stabilito che i conti si facciano a partire dal 2001, dunque con il 2011 il tempo è scaduto. “Io avevo chiesto al Consiglio la proroga di un anno, fino alla fine del 2012, per fare gli spostamenti in maniera graduale, senza traumi”, spiega il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati . “Il Csm ha concesso invece solo sei mesi: eseguiremo. I trasferimenti necessari saranno compiuti entro il prossimo giugno”. Già a metà gennaio saranno pronti i bandi interni per coprire i posti rimasti vuoti e riorganizzare la procura.    “Perderemo professionalità maturate in dieci anni”, dice preoccupato Francesco Greco. “È un assurdo spreco di risorse e di conoscenze. Dovremo dire a chi in anni di lavoro si è specializzato, per esempio, in materie complesse e specifiche in campo finanziario o fallimentare: tutto quello che hai imparato non serve più a niente, vai a occuparti di stupri o di estorsioni”.    Un primo allarme era stato lanciato proprio sulle pagine del Fatto Quotidiano dal procuratore di Torino, Gian Carlo Caselli (“I pool non vanno smantellati”). Poi il dibattito tra favorevoli e contrari alla rotazione ha arroventato anche le mailing list dei magistrati. Giovanni Tamburino, giudice istruttore a Padova negli anni delle indagini sull’eversione nera, ricorda un esito positivo della rotazione, quello che ha interessato Corrado Carnevale: “Vent’anni fa i processi di mafia andavano tutti a una certa sezione della Cassazione e alcuni a un certo presidente. Nessun dubbio sulla specializzazione di quella sezione e le capacità di quel presidente. Tuttavia, se non si fosse adottato un criterio che sacrificava in qualche misura la specializzazione ma assicurava altri profili, è possibile che molto di ciò che sappiamo, scriviamo e diciamo del fenomeno mafioso in Italia sarebbe diverso”.    Ora anche nella Procura di Milano si levano voci preoccupate sulla dispersione di professionalità imposte dalle norme del Csm. Non solo quella di Greco. Anche Armando Spataro (appena andato a fare il reggente della procura di Lodi) è da sempre favorevole alla specializzazione e contrario alla rotazione obbligatoria, che contrastò già come membro del Csm, nel 1998-2002: “È sufficiente la turnazione naturale negli uffici. Imporre per legge un automatismo cieco è una resa. L’obiettivo che dobbiamo raggiungere è l’efficienza della giustizia, non le aspettative dei singoli magistrati che vogliono poter andare in questo o quell’ufficio. Se poi si creano delle incrostazioni, è colpa dei dirigenti che le possono e le devono sciogliere senza bisogno di automatismi ciechi. Ora sarebbe necessario, sulla base dell’esperienza, ripensare la legge e cambiare direzione”.

CONTRO gli automatismi si scaglia anche Robledo: “Dannosi pure per quanto riguarda gli incarichi direttivi: a Milano hanno costretto due dirigenti di valore e di grande esperienza come Armando Spataro e Ferdinando Pomarici a tornare sostituti e a restare per mesi parcheggiati e inutilizzati”. Più morbido Bruti Liberati: “Dobbiamo ricordare, per esempio, che due dei sostituti che oggi sono costretti a cambiare ufficio, Fusco e Pedio, dieci anni fa provenivano dalla cosiddetta procurina che si occupava di reati minori e non sarebbero mai diventati esperti e competenti se avessero trovato dei pool chiusi e inamovibili”. Il procuratore di Milano prova a sdrammatizzare: “Ricordiamo-ci intanto che i sostituti che cambiano ufficio manterranno i processi che hanno già iniziato. Per i nuovi che arriveranno senza esperienza, predisporremo coassegnazioni e affiancamenti”. Così i più esperti faranno crescere i più giovani. Intanto, però, i prossimi mesi alla procura milanese si annunciano burrascosi.

di Gianni Barbacetto, IFQ

Armando Spataro    Ex procuratore aggiunto a Milano, coordinava il pool anti-terrorismo. Ora è reggente a Lodi (FOTO ANSA) 

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