Sant’Egidio: “Parlate di pace, ma prendete i soldi da chi fabbrica armi”

Dal 2 gennaio gira sul web una lettera aperta in cui associazioni e privati cittadini fanno alcune domande “sensibili” alla comunità di Sant’Egidio e a al neo ministro Andrea Riccardi, che la fondò nel 1968. Il testo chiama in causa il ministro della cooperazione internazionale e integrazione, a causa delle sue prime mosse nel governo Monti. E si rivolge alla comunità per chiedere conto di una contraddizione non da poco: “…Come fa la comunità di Sant’Egidio a organizzare una marcia per la pace quando, come risulta dalla stampa, la sua solidarietà va a braccetto con la vendita delle armi, accettando finanziamenti da una azienda come Finmeccanicam che costruisce armi? O quando il suo fondatore, Andrea Riccardi, come ministro dell’attuale governo, ha approvato il totale rifinanziamento delle nostre spese militari?…”, scrivono i promotori.

L’AUTOREVOLEZZA e il prestigio della comunità di San’Egidio è cresciuta negli anni fino a renderla una vera e propria istituzione in grado di mediare anche su questioni politiche estremamente delicate in ambito internazionale, in particolare per quanto riguarda l’Africa. Durante la guerra in Libia, Sant’Egidio invitò i nuovi vertici libici a Roma. Era un momento difficile per le relazioni tra l’allora governo Berlusconi, noto per “il trattato di amicizia” con Gheddafi e coloro che stavano prendendo il suo posto. La forza di Sant’Egidio è conosciuta dalla diplomazie di mezzo mondo. La notizia pubblicata un anno fa da Nigrizia – il settimanale dei padri comboniani – sui finanziamenti elargiti da Finmeccanica alla comunità, inizialmente era passata sotto silenzio. In seguito alcune testate la ripresero ma nessuno di Sant’Egidio si sentì in dovere di spiegare il perchè di questa “liason” se non pericolosa, quantomeno inopportuna. “Tendiamo a non rispondere mai, anche se ciò che viene scritto è falso e ci danneggia”, spiega al Fatto Mario Marazziti, portavoce della comunità. Salvo poi specificare che è falso, ma da un certo punto in poi. “Abbiamo ricevuto finanziamenti da Fin-meccanica per un periodo limitato, poi abbiamo declinato – continua il portavoce – e in ogni caso non si è mai trattato, come è stato scritto, di ingenti finanziamenti ma di una sorta di colletta che i dipendenti di Finmeccanica avevano fatto di loro iniziativa”. Secondo il settimanale dei padri comboniani invece le cose non stavano così e i soldi di Finmeccanica servirono anche a finanziare un progetto per l’accesso gratuito alle cure per l’Aids, iniziato nel 2000.

CONFERMATO dalla stessa Finmeccanica nel cui sito si leggeva: “Fin-meccanica ha già reso possibile l’acquisto di un immobile per la realizzazione di un centro Dream presso la città di Conakry, in Guinea, nonché l’inizio dei lavori di ristrutturazione e dei corsi di formazione per gli operatori coinvolti nel progetto”.L’azienda avrebbe donato alla Comunità circa 280mila euro fra il 2004 e il 2005. Nella lettera aperta si fa riferimento anche ai finanziamenti che provengono dalle cosiddette “banche armate”. Marazziti sostiene che Sant’Egidio non considera questo tipo di finanziamento incompatibile con la sua missione di pace. “Grazie a banche come Unicredit e Banca Intesa possiamo salvare migliaia di persone perché possono accedere gratuitamente alle cure. Del resto non penso che gli italiani che hanno acceso mutui con queste banche si sentano complici delle guerre in corso nel mondo solo perché queste attraverso questi istituti bancari transitano anche i soldi derivati dalla compravendita legale di armamenti”.Per quanto riguarda il rifinanziamento delle spese militari, la segreteria del ministro Riccardi risponde che è errato: “Riccardi, in quanto ministro della cooperazione ha rifinanziato solo le missioni di peacekeeping per quanto riguarda il settore civile. Per la prima volta c’è stato addirittura un aumento del budget previsto per il settore non militare” ”.

di Roberta Zunini, IFQ

Il ministro Andrea Riccardi (FOTO LAPRESSE) 

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