Disoccupati e uccisi dall’Italia berlusconizzata

Salvatore De Salvo e sua moglie Antonia Azzolini si sono tolti la vita sabato scorso a Bari. Avevano 64 e 69 anni. Uccisi dalla mancanza di lavoro e di risposte. De Salvo, rappresentante, era disoccupato dal 2004. Da allora una serie infinite di lettere ai politici di ogni schieramento, da Vendola a Berlusconi. L’unica risposta ottenuta: un posto in una casa di riposo. “Vivere senza un lavoro – ha scritto l’uomo prima di suicidarsi – è peggio di una diagnosi di cancro: mentre questa ti conserva la dignità e gli amici, la condizione di disoccupato ti fa perdere tutto”. Quello che pubblichiamo è lo stralcio di una missiva inviata da De Salvo al “Fatto” il 1°-11-2010.    Caro Marco Travaglio, Le invio questa lettera con l’intenzione di offrire agli italiani, per aiutarli a svegliarsi dal torpore ipnotico indotto dal berlusconismo, la mia testimonianza. In occasione del “Ruby gate” scoppiato in questi giorni, il presidente Berlusconi ha pubblicamente dichiarato: “Sono una persona di cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ha bisogno di aiuto”. È una menzogna indecente. Il 31 luglio 2008, ho inviato ad Arcore una lettera accorata nella quale pregavo Berlusconi di aiutarci (me e mia moglie) a riemergere dall’abisso sociale nel quale eravamo sprofondati dopo la perdita del lavoro e della casa. Non chiedevamo soldi, ma soltanto ascolto e solidarietà. Nessuna risposta! Il 27 dicembre 2008, a mezzo plico raccomandato a.r. con 17 allegati, ho inviato ad Arcore la descrizione di un mio progetto operativo (Strade a 5 stelle – Sovrintendenti di strada) che riguardava la soluzione del problema spazzatura nelle città unitamente al reinserimento lavorativo di disoccupati e persone disagiate. Non chiedevo soldi, ma soltanto un sostegno (anche morale) da parte dell’Imprenditore di successo e dell’Uomo del fare.    Nessuna risposta! Il 7 aprile 2010, a mezzo plico raccomandato a.r. contenente 36 allegati, ho inviato ad Arcore la denuncia di un raggiro perpetrato in danno mio e di mia moglie dallo staff elettorale del candidato presidente del Pdl alle regionali della Puglia (Rocco Palese). Avevano sfruttato la nostra tragedia per raccogliere voti e, dopo le votazioni, si erano rimangiati le promesse di salvezza (un lavoro e un alloggio dignitoso) che ci avevano fatto per convincerci a realizzare un video da mettere su YouTube. Non chiedevo soldi, ma soltanto il rispetto della parola data e della dignità di due cittadini.    Nessuna risposta! Forse la mia colpa è quella di non essere una prostituta, ma penso piuttosto che se non si fa parte della sua cerchia di amici, familiari, dipendenti, pro-tetti o galoppini, nessun aiuto giungerà mai a qualsiasi cittadino si rivolga al “Sultano d’Italia”.    Nelle istituzioni, nella politica, nei rapporti sociali e familiari va recuperato il senso di responsabilità: rendersi conto che si deve rendere conto.    Ma soprattutto è nostro dovere di cittadini mettere in sicurezza – al più presto – la democrazia italiana!

Antonia Azzolini e Salvatore De Salvo in un video del 2010 (YOUTUBE)

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