Fazio, conduttore interruptus

Il Domandante senza domande non cambia. Guai a farlo. Funziona il format, funzionano gli ascolti (6 milioni e 100 mila spettatori). Fabio Fazio, domenica con Mario Monti, non ha certo mutato il suo approccio. Il suo talento nel mascherare la pavidità in cifra stilistica era e resta encomiabile. Ogni cosa deve apparire disinnescata, dai modi rassicuranti alla studiatissima pseudo-balbuzie. Fazio ha da tempo codificato il “Monologo qua e là interrotto”, che sta all’intervista come Cristina D’Avena all’heavy metal. Il cinguettio Fa-zio-Monti non poteva che essere deliberatamente noioso: catatonico, autoassolutorio. Sobrietà al quadrato, sbadigli al cubo. Da una parte l’abbecedario della banalità (“La sua manovra – la domanda è questa – ha messo in sicurezza l’Italia? Cioè siamo tranquilli o prevedibilmente ce ne sarà un’altra secondo lei?”), dall’altro un uomo che – per dirla con Crozza – “sprizza umanità da tutti i microchip”. I più ottimisti potevano aspettarsi qualche affondo. Magari sul caso Malinconico, sui conflitti di Passera, sulla casa di Patroni Griffi o sulla riforma pensionistica. Macché: Fazio non era pasionario quando c’era (c’era?) Berlusconi, figurarsi adesso che il trend giornalistico è l’Annacquamento. Don Fabio giocava più che mai in casa e, per questo, ha avuto modo di srotolare con agio i salamelecchi delle grandi occasioni. A uso e consumo del premier salvatore della patria, che ha pure abbozzato battute di spirito (con esiti raggelanti). Da Fazio sono tutti miti e perfino il peggiore dei politici serba in fondo un gran cuore. In primo piano c’è il Bene che trionfa sul Male, sullo sfondo il buonismo: grande assente la seconda domanda. La prima, a volte, c’è: così, per confondere le acque e reiterare il rito democratico. Anche con Monti, il martire immaginario Fazio ha incarnato la figura del Conduttore Interruptus: nel senso che, quando sei lì che speri nel cambio di marcia, lui disinnesca. Sparge miele sulla meringa. Rallenta, senza avere mai accelerato prima. Se c’è da colpire, Fazio evapora. Se c’è da ammansire, alza il ditino e risponde “Siorsì”. Il clima attuale, gli ascolti straordinari e il ricatto furbino, secondo cui se critichi Fazio “sei contro la tivù di qualità”, lo rendono intoccabile. Resta però la convinzione, ribadita dal cicaleccio soporifero con Garibaldi Monti, che il suo programma sia spesso piacevole e a volte commovente. Un’oasi preziosa, Che tempo che fa. Nonostante il pompiere mai stato incendiario che la conduce.

di Andrea Scanzi, IFQ

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