Il mio vicino ha il Suv ma non paga le tasse e nessuno lo disturba.

È più facile che un cammello passi attraverso la cruna dell’ago, piuttosto che un ricco italiano riceva la visita della Guardia  di finanza. Si è già capito che neppure un governo di tecnici e stimati professori, senza alcun vincolo elettorale e quindi di consenso, è in grado nel nostro Paese di lanciare una seria lotta all’evasione fiscale. Nella prima manovra del governo Monti di equità ce n’è poca, ma di lotta all’evasione proprio non si vede traccia. E in Italia, come nella povera Grecia. La frode ai danni dell’erario è la prima e più importante causa del debito pubblico. La tracciabilità delle cifre sopra i mille euro era il minimo sindacale, per il resto nulla di nulla. Non uno delle decine di provvedimenti efficaci nella lotta all’evasione che funzionano nel resto nel resto dell’Occidente. Nessuna sanzione seria e certa contro gli evasori, non uno strumento dei tanti a disposizione per accertare i redditi reali dei cittadini. Non parliamo della pagliacciata delle “manette agli evasori”, strombazzata dal precedente governo, che non ha portato in galera un solo evasore. In Italia truffare il fisco rimane un peccato veniale, con i rischi minimi, se non inesistenti. Siamo un Paese fatto così, dove nei fatti è più grave non pagare il bollo dell’auto che evadere un milione di euro, dove non aggiornare un documento comporta più pericoli che ammazzare un poveraccio per strada.

È abbastanza ridicola anche la misura della tassazione (minima) dei capitali scudati, che secondo la Corte dei conti peraltro è quasi impossibile. Non si è fatto l’accordo con la Svizzera per rintracciare i capitali italiani all’estero, come hanno fatto Germania e Gran Bretagna. E a questo punto forse non si farà mai, perché sarebbe in ogni caso tardi e i capitali si muovono alla velocità dei neutrini. Quanto all’evasione fiscale legalizzata della Chiesa, è cambiata soltanto in questo: prima non pagava l’Ici  e ora non pagherà l’Imu.

Dicono tutti che bisogna aver pazienza e aspettare le prossime mosse del governo. Da cittadino paziente, aspetto da vent’anni che i miei vicini di quartiere con la Porche e il Suv, le ville, la barca in Sardegna, siano costretti a denunciare almeno la metà di quanto dichiaro io al fisco. La questione è che ormai in molte famiglie i soldi finiscono prima della pazienza. Ma il grande patto elettorale fra gli evasori e i partiti di governo non finisce mai, neppure quando la politica manda avanti i tecnici.

Cari professori, c’è poco da piangere e pochissimo da aspettare. Se non si fa subito una seria lotta all’evasione, l’Italia fallirà comunque, dopo aver distrutto milioni di famiglie con inutili sacrifici. Lo sapete voi, lo sanno loro, lo sappiamo tutti. Se poi vogliamo continuare a prenderci in giro, sia pure con più stile rispetto all’epoca di Berlusconi, evitiamo almeno la retorica.

di Curzio Maltese, Il Venerdì

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