Lacrime e sangue: quelli dell’Aquila hanno già dato

“I soldi se uno vuole li trova”. Oliviero Beha concluse così il suo intervento sul palco dell’Eliseo, a Roma, dove testimoni vari del terremoto aquilano si sono incontrati per una serata da dedicare alla città che non c’è più. Quando arrivo, nonostante il teatro sia quasi pieno, tra relatori e spettatori, più o meno mi è nota ogni faccia.

Tra chi è sopravvissuto e continua a sopravvivere, chi si impegna e rischia e rischia di spegnersi, chi racconta finendo immagini e parole, più o meno sempre gli stessi. Non è la passione di chi interviene a far difetto, né l’ostinazione nel non rassegnarsi di chi organizza, anzi. Stavolta ogni partecipante deve portare un coccio; un architetto, provvederà poi a lastricarsi una strada per le vie di L’Aquila antica, quella ferma al 6 aprile 2009. È il paradosso di una città che non sa più cosa inventarsi, che per ricordare al Paese le proprie macerie gliene chiede altre, in dono.

La sensazione, forte e avvilente, è che i presenti abbiano ormai compiuto ogni sforzo possibile, e che non sia stato granché utile. A deprimere ulteriormente, è la constatazione che il grande protagonista, seppur citato meno di quanto lo sarebbe stato poche settimane fa, è sempre e ancora lui, Silvio Berlusconi. Più ingialliscono le foto di Obama e Clooney sulle rovine, più netta e odiosa si fa la certezza del grande inganno di un governo che, come un Geyser Söze inafferrabile, conferma solo ora i soliti sospetti, quando è troppo tardi per riparare. Pensare il futuro qui è faticoso, anche perché per vivere il passato con meno angoscia sarebbe necessario intravedere un’idea migliore di presente, una qualsiasi. Nel sentire l’accorato e ripetuto appello a “tenere accesi i riflettori” su L’Aquila, mi chiedo se sia davvero così utile stare costantemente sotto osservazione come già successo, e i risultati dell’esperimento sono tristemente noti.

Ciò che potrebbe invece essere utile, per quanto all’apparenza impopolare, è non rinunciare mai alla politica. Cercare la migliore, la più capace, la più selezionata, anche tecnica, che ora va di moda. E chiedere ad un governo nominato per risolvere i problemi di un Paese di dare un segno d’attenzione verso quelli di una città, mi sembra improvvisamente possibile. “I soldi, se uno vuole li trova”, diceva Beha riferendosi al governo Monti. A Lacrime e sangue, da quelle parti hanno già dato.

di Diego Bianchi, Il Venerdì

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