“Più facile incastrare un camorrista che un politico”

È più difficile indagare su un politico che incastrare un camorrista”. Giandomenico Lepore sorride, mentre rientra da una manifestazione anti-camorra, la prima da quando ha lasciato la procura di Napoli. Ora è in pensione. E ha soltanto un cruccio: “Sono stati sette anni splendidi, qui a Napoli, il rammarico è che mi sento ancora in grado di poter dirigere un ufficio”.    Dice che è più difficile indagare su politico che incastrare un camorrista. Intanto i suoi sostituti e la polizia giudiziaria hanno arrestato l’ultimo grande latitante dei casalesi, Michele Zagaria.    Me l’avevano promesso. Ed è stata mantenuta: l’hanno catturato prima dellamiapensione.Unadimostrazione ulteriore della professionalità dei nostri magistrati e della nostra polizia giudiziaria: il completamento di un’attività che ci ha portato ad arrestare un gran numero di latitanti, come Giuseppe Setola e Antonio Iovine.    Non siete riusciti ad arrestare il coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino, secondo voi colluso proprio con i casalesi.    Non ci siamo riusciti perché il Parlamento s’è opposto, e io non posso che rispettarne la volontà. Resto convinto che doveva essere arrestato. E ora c’è una seconda richiesta: vedremo cosa deciderà il Parlamento.    Perché è più difficile colpire un politico che un camorrista? Soltanto per i dinieghi del Parlamento?    Contro un camorrista si possono usare mezzi investigativi , come le intercettazioni, che è difficile utilizzare per un parlamentare. Ma è soltanto un esempio. Diciamo che nelle indagini sulla politica è molto più complicato raccogliere prove.    Il suo ufficio ha convocato Berlusconi, da presidente del Consiglio, per essere interrogato come parte lesa nel procedimento contro Lavitola. Il premier non s’è mai presentato e, nel frattempo, il fascicolo è stato trasferito a Bari e a Roma. Se tornasse indietro lo convocherebbe ugualmente?    Certo. Nessuno aveva intenzione di contrastare Berlusconi. Doveva essere ascoltato come parte offesa e come persona a conoscenza dei fatti: la legge non esenta Berlusconi dal testimoniare. Se il fascicolo fosse rimasto a Napoli avremmo insistito fino alla richiesta del suo accompagnamento in Procura. Che il Parlamento, immagino, avrebbe negato. Ma noi l’avremmo richiesto. Abbiamo sempre avuto la schiena dritta: per Berlusconi non abbiamo fatto eccezioni.    E le pressioni della politica, in quei mesi, si sono sentite?    Eravamo sereni. Avevamo fatto il nostro dovere. Diciamo che alcuni articoli di giornale, e alcune interrogazioni parlamentari del centrodestra, mi hanno costretto a dover ribattere punto su punto. Era tempo che dovevamo dedicare all’inchiesta su Lavitola e Gianpi Tarantini. Tempo impiegato, invece, a difenderci dall’accusa di alcuni politici del centrodestra.    L’arresto di Zagaria, l’indagine su Lavitola, poi la P4 di Luigi Bisignani e Alfonso Papa, l’inchiesta su Finmeccanica e sul braccio destro di Tremonti, Marco Milanese: in questi ultimi anni – e ne citiamo soltanto alcune – la procura di Napoli è stata davvero in prima linea. E siete stati vulnerabili all’attacco di qualche talpa eccellente: nel caso della P4, s’è scoperto che Bisignani era stato avvertito d’essere sotto inchiesta…    …e i suoi telefoni hanno finito di parlare, come si dice in gergo. Per l’indagine è stato un danno gravissimo.    Però avevate centrato un grosso obiettivo.    Le fughe di notizie sono un sistema per contrastare il nostro lavoro. Siamo stati sotto attacco più volte. E mai le fughe di notizie sono state imputabili al nostro ufficio, che ci ha soltanto rimesso. Lavitola è latitante da quando Panorama ha svelato che c’era un’indagine su di lui, per esempio, e anche su quella fuga di notizie abbiamo aperto un fascicolo. In questo caso, come per Bisignani, le conseguenze sul nostro lavoro sono state gravissime. Ma abbiamo raggiunto i nostri risultati. Bisignani ha patteggiato e Alfonso Papa, ancora ai domiciliari, è sotto processo.

di Antonio Massari, IFQ

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One Comment to ““Più facile incastrare un camorrista che un politico””

  1. (ANSA) – PALERMO, 7 DIC – Con 59 voti a favore, un voto contrario e un astenuto, l’Ars ha approvato il disegno di legge sulla riduzione dei parlamentari regionali da 90 a 70. Trattandosi di una modifica dello Statuto siciliano, cosi’ come avviene per le modifiche costituzionali, la legge adesso sara’ trasmessa al parlamento nazionale per la doppia lettura di Camera e Senato. Prima della votazione, il presidente dell’Ars Francesco Cascio aveva negato, appellandosi al regolamento, la possibilita’ di procedere con voto segreto, come chiesto da alcuni deputati.(ANSA).

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