Monti, un sobrio show da salvatore dell’Italia

Le “bestie feroci”, “il treno in corsa che sta per deragliare”, l’evocazione dell’”uomo nero”, la necessità del “dolore”. Tutto in prima serata su Raiuno nel teatrino un tempo prediletto dal Cavaliere: Porta a Porta di Bruno Vespa. Ma non è un nuovo caso di cronaca nera. Il plastico non c’è, ma se ci fosse sarebbe un plastico inedito: quello dei sacrifici. Là le pensioni, qui l’Ici, poi un po’ più in là i misteriosi capitali scudati. Alle venti e trentacinque debutta nella Terza Camera” della Repubblica l’Horror Mario Monti Show.

IL GRANDE Tecnocrate della sobrietà e del loden verde si trasfigura in un Professore implacabile e spietato, a suo agio su una delle note poltroncine bianche dello studio. Dopo appena cinque minuti di puntuale elenco delle lacrime e del sangue da far versare si ferma. Pubblicità. É il mercato, bellezza. Pazienza se poi lo stesso Monti paragona i mercati a delle “bestie feroci”. Da “domare”, però, non “demonizzare”. É l’effetto Vespa. E in fondo, Monti, se la merita questa figura sinistra. Sono stati in tanti a dirgli di non andare là dove Berlusconi era solito posare le terga senza problemi. Invece, no. La parodia della politica spettacolo risalta con un logo della Repubblica, sullo sfondo. Ma non è Palazzo Chigi. É Porta a Porta. Con flemma, Monti ha una voce pacata che diventa più forte quando scandisce che “il tempo è poco” e anche “il margine di flessibilità è poco”. Niente speranza in questo funerale in prima serata. Vespa, come per magia, ritorna un composto cerimoniere di stampo democristiano. Ritto in piedi, si concede pochi sorrisi. Ma il riflesso pavloviano per il Grand Guignol alla Cogne gli scappa. Non riesce a trattenerlo. Troppi morti sulla coscienza televisiva.

PRIMA DELLA pubblicità, Vespa poggia la mano sul tavolo alle sue spalle e spara: “Qual è la norma che l’ha fatta più soffrire?”. Come se avesse chiesto ai familiari di una vittima: “Perdonerebbe l’assassino?”. Monti incrocia le mani e dà una risposta pirandelliana, non trombonesca: “Tutte e nessuno”. La sua mutazione nello studio di Vespa procede lenta e inesorabile. Soffrire è un verbo tondo, enfatico, non si concilia con la sua sobrietà. Ma lui risponde lo stesso. Cede al giochino di Vespa. Al punto da ripensarci e dare una seconda risposta. Deve essersi ricordato che il pubblico di Raiuno è fatto in prevalenza di anziani e mitiga la sua crudeltà con un pensiero che sembra una carezza per i vecchietti davanti allo schermo: “La norma che mi ha messo più in difficoltà è quella per i pensionati di fascia bassa”. E il pubblico fedele è sistemato. Quindi, pubblicità. Dalle pensioni agli spot.    Si riprende dopo due minuti e tocca allo scudo fiscale. Monti spiega la sua manovra passo dopo passo e confessa, con rimpianto masochista: “Doveva essere più pesante”. In ogni caso, non c’era alternativa. Senza i tecnici al posto della politica, ci sarebbe stata la catastrofe. Allegria, sempre in prima serata. Dopo il tiggì inguardabile di Augusto Minzolini e al posto dei Soliti Ignoti, dove la gente sogna di vincere facile. Soldi, ovviamente. Monti invece ribalta il format della trasmissione saltata. É lui a chiedere soldi. Persino a Vespa, inquadrato dal premier nella fascia degli scaglioni più alti delle aliquote fiscali. Il presentatore incassa e non reagisce. Un altro schiaffo, un po’ finto, è questo: “Stasera sono qui non per far piacere a lei dottor Vespa, ma per spiegare le mie misure”. E ci mancherebbe.

AL CONTRARIO di Silvio Berlusconi, che a Porta a Porta, arrivava quasi sempre in ritardo. Il Mario Monti Show presentato da Bruno Vespa, invece, inizia praticamente con un’ora e dieci di anticipo.

Il Grande Tecnocrate di Palazzo Chigi arriva al 66 di via Teulada alle 19 e 25. L’intervista che dovrebbe sdoganare il Professore al grande pubblico è prevista alle 20 e 35. Ma lui vuole prepararsi. I giornalisti gli chiedono: “É emozionato?”. Risposta secca: “No”. Quando entrano nello studio c’è un fuorionda. Monti chiede: “Normalmente io guardo lei?”. Vespa annuisce: “Sì aiuta la conversazione”. Si va avanti per quaranta minuti. L’ultima domanda è di carattere rosa: “Come ha preso sua moglie il trasferimento a Roma?”. Monti: “Era contenta quando sono stato nominato alla commissione europea, meglio fare Milano-Bruxelles per lei. Ma mi diceva: Tanto prima o poi ti chiameranno a Roma”. Ha portato pure sfiga, alla fine.

di Fabrizio d’Esposito, IFQ

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