Il suk pensioni

Ora che si conoscono i numeri precisi del decreto manovra, firmato ieri dal presidente della Repubblica, si capisce meglio perché Silvio Berlusconi vuole la fiducia sul testo. I temi cari al Pdl non devono essere toccati: “Sull’Ici c’è una posizione molto dura, perché il governo Berlusconi l’aveva tolta e l’aveva perfino difesa anche da Tre-monti che la voleva reintrodurre”, ha detto ieri Renata Polverini, governatore del Lazio, dopo un ufficio di presidenza del Pdl in cui si è iniziato a discutere l’atteggiamento verso la manovra. Entro Natale il decreto “salva Italia”, come lo chiama il premier Monti, deve essere convertito in legge dalle Camere. E il pilastro su cui si regge è proprio l’intervento sugli immobili sgradito al centrodestra: vale 11 miliardi di euro, di cui 9 vanno allo Stato e 2 ai Comuni. Qualunque intervento, anche piccolo, rischia di compromettere la principale fonte di nuove entrate del pacchetto Monti.

SILVIO BERLUSCONI, comunque, ha già incassato due requisiti non da poco: niente aumento delle aliquote più alte dell’Irpef, fino al 46 per cento, e patrimoniale disinnescata. Negli ambienti del centrodestra si era sparsa una certa inquietudine, lunedì, quando Monti aveva lasciato intendere che l’aliquota sui titoli di risparmio, il “bollo titoli”, sarebbe stata dell’1,5 per cento: una mazzata da oltre 4 miliardi di euro, una patrimoniale in piena regola come quelle che il Pdl non può soffrire. E quindi la versione finale torna minimali-sta: aliquota dello 0,1 per cento, gettito di un solo miliardo di euro, ciascun contribuente sarà colpito per un massimo di 1.200 euro (un tetto che rende l’intervento regressivo, lo sentirà di più chi ha pochi risparmi). Anche il gettito della nuova tassa (1,5 per cento) capitali rientrati dall’estero con lo scudo fiscale resta basso, 2 miliardi, nonostante i tecnici del Tesoro prevedano una “riduzione del gettito potenziale del 20 per cento” perché recuperare quelle somme non è certo facile.    Il Partito democratico si è scelto un obiettivo raggiungibile, ma non scontato: rivedere il taglio alle pensioni medio-basse, tra i mille e i 1.400 determinato dal blocco dell’indicizzazione. L’inflazione, stando alla manovra attuale, eroderà quegli assegni per oltre 300 euro all’anno. E il risparmio di spesa è di 3,8 miliardi nel 2012 e 2,8 nel 2013. “Personalmente sarei molto felice e mi sono impegnata a trovare risparmi che possano rendere un po’ più blanda la severità della riforma”, ha detto ieri il ministro del Welfare Elsa Fornero in audizione alla Camera. Il margine per rivedere il salasso sui pensiona-ti a reddito medio-basso, insomma, si può arginare. Anche se le soluzioni non saranno comunque indolori. La stessa Fornero, rispondendo a una domanda, lascia intravedere una via: “L’idea di recuperare magari anche le baby pensioni personalmente non mi trova affatto contraria”.

UN INTERVENTO sull’indicizzazione servirebbe a ricompattare un po’ la parte sinistra della maggioranza: ieri sera il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha detto che il taglio delle pensioni medio-basse è “inaccettabile” e che bisognerebbe alzare la “franchigia sull’Ici” della prima casa, spiegando che non chiederà la fiducia perché servono correzioni. Ma al contempo se la prende con Antonio Di Pietro perché l’Idv ha annunciato che non voterà una manovra blindata: “Se Di Pietro fa così andrà per la sua strada”. La replica del leader Idv arriva subito: “Invece di attaccare noi, che difendiamo le fasce sociali più deboli e gli onesti lavoratori, provi a interpellare i suoi elettori e vedrà che è lui a rischiare l’isolamento”.    In questi casi si risolve tutto con negoziati informali che culminano in un maxi-emendamento che media tra le varie istanze, da blindare poi assieme alla manovra in un voto di fiducia. Questa volta la maggioranza è larga e trovare compromessi graditi al governo è più complesso, anche se alcuni punti sensibili come l’abolizione delle Province sono stati alleggeriti dall’esecutivo stesso: dal testo finale del decreto è scomparso il termine del 30 novembre 2012 per far decadere gli organi provinciali.

NELLA PUNTATA speciale di Porta a Porta di ieri, con Bruno Vespa, Monti non ha nascosto un certo fastidio per gli annunci di modifiche che arrivano dai partiti: “Il Parlamento è sovrano, il margine è poco, il tempo è pochissimo”. Come dire: state attenti, e ancora una volta ha ricordato come solo tre mesi, guardando ai trend, ci separassero dal destino greco prima della manovra. La stessa cosa che ha detto il capo dello Stato Giorgio Napolitano approvando il decreto: “Dobbiamo dirci con tutta franchezza che siamo arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della nostra situazione”. Lo spread, che misura il costo aggiuntivo in termini di interesse che l’Italia paga sul debito pubblico rispetto alla Germania, ieri è sceso ancora, a 368 punti. Per ora la “cura Monti” ha riportato un po’ di fiducia. Si vedrà se i mercati saranno ancora così ben disposti al termine dell’iter parlamentare del decreto “salva Italia”.

di Stefano Feltri, IFQ

Mario Monti a “Porta a Porta” con Bruno Vespa (FOTO ANSA) 

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