Violenza contro le donne, è pandemia In Italia 651 omicidi in cinque anni

Sei donne su dieci, in tutto il mondo, hanno subito aggressione sessuale nel corso della loro vita, quasi sempre ad opera di mariti e familiari. La violenza domestica è una realtà quotidiana per oltre seicento milioni di donne. Domani la giornata internazionale contro la violenza fissata dall’Onu.

Sebbene in 125 paesi esistano leggi che penalizzano la violenza domestica, e l’uguaglianza tra uomini e donne sia garantita in 139, sei donne su dieci, in tutto il mondo, hanno subito violenza fisica e sessuale nel corso della loro vita, quasi sempre a opera di mariti e familiari. Lo ha sottolineato Michelle Bachelet, direttore di UN Women, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si celebra in tutto il mondo il 25 novembre.

“La violenza contro le donne ha la portata di una pandemia  –  sottolinea  nel suo messaggio l’ex presidente cileno, che chiede ai governi di intervenire in modo deciso. – Oggi due paesi su tre hanno leggi specifiche che puniscono la violenza domestica, e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite indica nella violenza sessuale una tattica deliberata di guerra, eppure le donne continuano ancora a essere vittime di abusi. E questo non per mancanza di consapevolezza, ma perché manca la volontà politica di venire incontro ai bisogni delle donne e di tutelare i loro diritti fondamentali”.

“Quando ero ragazzina in Cile c’era un detto, quien te quiere te aporrea, chi ti vuole bene ti picchia. E’ sempre stato così, sospiravano le donne; ma oggi questa violenza non può più essere considerata inevitabile e va identificata per quello che è, una violazione dei diritti umani, una minaccia alla democrazia, alla pace e alla sicurezza, un pesante fardello per le economie nazionali. E invece è uno dei crimini meno perseguiti nel mondo”.

Seicentotre milioni di donne vivono in paesi nei quali la violenza domestica è considerata un fatto strettamente privato. Oltre 60 milioni di bambine vengono costrette a sposarsi, e sono tra i 100 e i 140 milioni le donne che hanno subito mutilazioni genitali; mancano all’appello, in tutto il mondo, 100 milioni di bambine che non sono venute al mondo perché vittime della pratica dell’aborto selettivo; almeno 600mila donne ogni anno sono vittime della tratta a sfondo  sessuale.  Tutto questo in un mondo in cui due su tre adulti analfabeti sono donne, in cui ogni 90 secondi, ogni giorno, una donna muore durante la gravidanza o per complicazioni legate al parto, nonostante esistano conoscenze e risorse per rendere il parto sicuro.

E da noi? E’ di pochi mesi fa la sentenza di un tribunale italiano che riconosce le attenuanti a un uomo che aveva stuprato una ragazza minacciandola con un’ascia, in quanto la vittima “sapeva che l’uomo aveva un debole per lei”. Ed è di questi giorni la notizia dell’assalto al tribunale di Velletri messo a segno da parenti e amici di tre ventenni, tutti italiani, condannati a 8 anni e sei mesi per lo stupro di una ragazza minorenne. Tutto questo in un paese in cui i femminicidi accertati sono stati negli ultimi cinque anni 651 (92 nei primi nove mesi di quest’anno).

In occasione della mobilitazione internazionale, AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo, si unisce alla richiesta di Amnesty International, che esorta l’Unione Europea e tutti i membri del Consiglio d’Europa a firmare e ratificare la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa. La Convenzione, adottata dalla Commissione dei Ministri del Consiglio d’Europa a Istanbul nel maggio 2011, è un trattato internazionale giuridicamente vincolante che contiene norme per la protezione delle vittime e il preseguimento dei colpevoli. La Convenzione, aperta agli stati membri del Consiglio d’Europa, all’Unione Europea e a qualunque paese la voglia adottare, entrerà in vigore con il deposito della decima ratifica. Fino ad ora la Convenzione ha ricevuto la firma solo di 17 paesi e dell’Unione Europea, e nessuna ratifica.

“Affinché le donne si possano sentire sicure per strada, in ufficio e nelle loro case, Stati e Unione Europea devono potenziare tutte le misure per eliminare la violenza contro le donne, inclusa la prevenzione, la protezione, il procedimento giudiziario e il risarcimento. Il primo passo è aderire alla Convenzione, mettendo in primo piano il problema della violenza contro le donne”, dice Nicolas Beger, Direttore dell’ufficio istituzioni europee di Amnesty International.

“È inaccettabile- sottolinea Daniela Colombo, Presidente di AIDOS –  che ogni giorno in Europa 5 donne subiscano tuttora violenza. È prioritario che gli Stati del Consiglio d’Europa e l’Unione Europea ratifichino al più presto la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e pongano in atto misure per eliminare la violenza tra le mura domestiche, che costituisce la parte più consistente di tutte le violenze ai danni delle donne”.

Molte le iniziative indette per celebrare la dodicesima edizione della Giornata internazionale. Il Nobel per la pace Shirin Ebadì, a Roma per la presentazione del libro “Tre donne una sfida. Da Kabul a Khartoum, la rivoluzione rosa di Shirin Ebadì, Fatima Ahmed, Malalai Joya”, della giornalista Marisa Paolucci, patrocinato da Telefono Rosa,  incontrerà gli studenti delle scuole romane al Teatro Quirino (un recente sondaggio ha rivelato che il 65 per cento dei ragazzi delle scuole superiori ignora il significato del termine stalking).

di Emanuela Stella, Repubblica.it

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