La Cassazione conferma 2 anni a Brancher

Non c’è pace per Aldo Brancher, deputato del Pdl ed ex ministro, sia pure per soli 17 giorni, dell’ultimo governo Berlusconi. Mentre il suo nome finiva nell’inchiesta romana su Enav e Finmeccanica, la Cassazione depositava la sentenza definitiva di condanna per appropriazione indebita aggravata e ricettazione (oltre 800 mila euro), emessa dai giudici di Milano. La Suprema corte, nelle motivazioni, dedica anche ampi passaggi all’ex ministro per la semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, archiviato. Era accusato di aver preso 100 mila euro in contanti da Fiorani, tramite il collega pidiellino.    Brancher se l’è cavata con due anni e 4 mila euro di multa (quindi niente carcere), grazie alla scelta del rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena. Era finito sotto processo per un filone d’indagine legato al tentativo di scalata all’Antonveneta da parte dei cosiddetti furbetti del quartierino. Scrive la Cassazione: gli ex vertici della Bpl , Fiorani e Gianfranco Boni, insieme a Brancher, hanno commesso “appropriazione di denaro in danno della società offesa (la banca, ndr), mascherata da contestuali operazioni fittizie(…)”. È emerso “con chiarezza che i dirigenti di Bpl avevano disposto arbitrariamente(…) di denaro della banca distraendolo in favore proprio e dei coniugi Brancher”. Anche la moglie del deputato, Luana Maniezzo, è stata processata, per competenza a Lodi, e a ottobre ha beneficiato della prescrizione.    Quando nel luglio 2010 Brancher ha scelto il rito alternativo, ha salvato se stesso e pure il carroccio. Quindi l’asse Bossi-Berlusconi, fondamentale per l’allora premier, alle prese con Fini il “traditore”.

INFATTI, nei mesi scorsi, in momenti di tensione tra il Senatur e il Cavaliere, alle riunioni di Arcore si è rivisto proprio Brancher.    Il rito abbreviato prevede un processo “allo stato degli atti”. Il deputato, dunque, ha evitato la testimonianza del suo grande accusatore, Fiorani e quella politicamente imbarazzante del suo ex coimputato, Calderoli. L’episodio in cui è coinvolto l’esponente leghi-sta, però, lo valorizza la Cassazione nel passaggio in cui concorda con i giudici milanesi sulla credibilità dell’ex banchiere . “È stato posto in rilievo che Fiorani, nel corso di due interrogatori, aveva dichiarato che nel febbraio/marzo 2005, Brancher, a Roma, gli aveva detto che egli e il sen. Calderoli avevano bisogno di 200.000, per le spese della campagna elettorale. Al ritorno a Lodi egli aveva detto a Spinelli (Silvano Spinelli, factotum di Fiorani, ndr) che vi era la necessità di preparare quella somma in contanti, dando per scontato che li avrebbe prelevati dalla ‘cassa nera’ (…). Brancher e Calderoli nel giorno fissato, si erano presentati nel suo ufficio. Spinelli, era nei pressi dell’ufficio del Fiorani con una busta gialla contenente la somma di 200.000 euro; quindi, vi era stato un dialogo tra il Fiorani, Brancher e Spinelli, nel corso del quale quest’ultimo aveva consegnato la busta al Brancher. Costui, ricevuta la busta, aveva raggiunto il Calderoli che si trovava in un’altra sala, ma Fiorani aveva sottolineato di non avere assistito alla divisione della somma tra loro due, ma aveva potuto notare che il Calderoli era visibilmente entusiasta, tenendo, in seguito, un accalorato discorso in favore della BPL”. Ancora la Cassazione sottolinea che i giudici di primo e secondo grado hanno trovato riscontro a quel racconto “in quanto riferito da Spinelli che aveva ricordato sostanzialmente l’episodio negli stessi termini”. Come i giudici di merito, anche la Cassazione ritiene che l’unico interrogatorio di Calderoli, davanti al pm Eugenio Fusco, non inficia la deposizione di Fiorani, nonostante l’ex ministro parli di un breve incontro di un quarto d’ora: “Il sen. Calderoli aveva ovviamente esercitato il suo diritto di difesa rispetto ad un’accusa che lo vedeva come destinatario finale di una somma di illecita provenienza e non doveva quindi sorprendere il fatto che avesse reso una versione che escludeva anche solo la possibilità che il collega parlamentare avesse potuto ricevere denaro a lui asseritamente in parte destinato”.    La sola parola di Fiorani (Brancher non si è mai fatto interrogare) ha portato il pm Fusco a chiedere l’archiviazione per Calderoli, confermata dal gup.

A QUESTO proposito, la Cassazione sembra rimarcare come quella decisione fosse processualmente inevitabile, ma non ha nulla a che vedere con la veridicità del racconto di Fiorani: “È stato, ancora, opportunamente evidenziato come l’archiviazione nei confronti del Calderoli fosse stata pronunciata perché l’esistenza dell’accordo di suddivisione (dei 200 mila euro, ndr) derivava solo dalle dichiarazioni dell’on. Brancher riferite da Fiorani e non certo perché quest’ultimo non era stato ritenuto attendibile in relazione al verificarsi del fatto. E’ stato altresì sottolineato come, proprio dai documenti prodotti dalla difesa del senatore Calderoli e in particolare dagli articoli dedicati dai quotidiani all’evento, emergeva che il parlamentare si era trattenuto presso i locali della BPL, con l’on. Brancher e altri, per circa un’ora e non per i 15 minuti indicati dal senatore”. E Calderoli incassa un’altra smentita.

di Antonella Mascali, IFQ

Condanna Aldo Brancher in aula 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: