“Equitalia, forte coi deboli debole coi forti”

Esce oggi nelle librerie “Resistere a Equitalia”, il nuovo saggio su uno degli spaccati più dolorosi dell’eredità del ventennio berlusconiano; il rapporto “malato” di Equitalia verso i contribuenti. All’interno, anche un “manuale” per difendersi ad armi (quasi) pari dalle cartelle pazze e non farsi pignorare case, auto, moto…

Siamo tutti vittime di Equitalia. Perché ognuno di noi, talvolta “a sua insaputa”, tanto per dirla con l’ex ministro Claudio Scajola, ha qualche piccola pendenza con il fisco. Solo che ora quella multa non pagata, quella rata dell’immondizia mai arrivata oppure quel conto dell’Iva sbagliato dal commercialista può diventare qualcosa che ti cambia la vita. Per sempre. E non in meglio. Siamo sull’orlo di un’emergenza nazionale anche sul fronte dell’ordine pubblico. Equitalia è il braccio armato dell’Agenzia delle Entrate, che dopo riforme e aggiustamenti successivi, ha trovato oggi la forma della perfetta macchina da guerra lanciata contro l’evasione fiscale. Dal 1 ottobre 2011, infatti, il governo ha varato una serie di misure che ha messo nelle mani degli uomini di Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate e in predicato di diventare sottosegretario alle Finanze, un potere pressoché illimitato nella riscossione del credito. Peccato che questo potere sia tutto mirato solo alla riscossione del piccolo debito dei cittadini contribuenti, mentre si mostra assai meno severo nell’usare le nuove armi contro i veri evasori fiscali: i noti “furbetti delle tasse” che per far ritornare i capitali nascosti nei paradisi fiscali, o anche semplicemente dalla Svizzera, hanno preteso “scudi” e assicurazioni sul futuro che in nessun altro Paese un governo si sarebbe mai abbassato anche solo a promettere.

ECCO, l’impietosa fotografia della realtà di questi ultimi anni del ventennio berlusconiano ci regala l’immagine di una macchina fiscale che per precisa scelta politica preferisce colpire il comune cittadino ma non andare a mettere mani, occhi e orecchi della Guardia di Finanza, nelle tasche e nei conti di imprenditori (grandi e piccoli), faccendieri, politici e banchieri o anche solo degli allevatori difesi da Bossi che non voleva saperne di fargli pagare le multe sulle quote latte. Insomma, c’è un Paese di serie A e uno di serie B anche per il fisco, come ha testimoniato prima un’inchiesta di Report e dopo del Fatto, che ha mostrato un elenco di politici di An, Pd ed ex Forza Italia ai quali era stato dispensato un trattamento “di favore”. Nei giorni caldi dell’ultima manovra economica (quella di fine agosto 2011, per intenderci), ha destato perplessità in Europa e scandalo tra gli addetti ai lavori sentir almanaccare il governo sul fatto che molte delle misure di salvaguardia dell’Italia dalla voragine del debito pubblico sarebbero arrivate dalla lotta all’evasione fiscale. E, nel medesimo tempo, scoprire che gli stessi autori della manovra non riuscivano a ottenere da Berlusconi il via libera per realizzare un accordo con la Svizzera, sul modello di quello già siglato da Germania e Gran Bretagna, per imporre una tassa fissa ai propri cittadini titolari di conti nelle riservate banche elvetiche. Tuttavia noi preferiamo pensare che si voglia davvero rendere la battaglia contro l’elusione totale fiscale una priorità in un Paese che segna un tasso di evasione impressionante. Purché si cambi registro rispetto a quanto accade oggi. L’equità fiscale, ne siamo convinti, è possibile. Ma in questo quadro, con i morsi della speculazione che hanno reso più fragile la stabilità delle nostre banche e il tessuto connettivo economico del Paese, chi comanda non ha pensato neppure un minuto ad alzare il piede dall’acceleratore innestato sulla macchina di Equitalia. Fino a colpire il bene più prezioso e più intimo di ognuno di noi: la casa.

LO SCOPO di questo libro è fornire una lettura politica di quello che sta avvenendo e, nel contempo, dare ai milioni di “scippati d’Italia” qualche arma in più per combattere, se non proprio a pari livello, almeno con maggiore consapevolezza, la battaglia per i propri diritti. Che non si fanno valere con la violenza contro i dipendenti di Equitalia. Come la rivolta che abbiamo visto esplodere spontanea, in una mattina di ottobre, proprio davanti alla sede di Equitalia di Trastevere, a Roma, quando i dipendenti all’uscita della pausa pranzo sono stati colpiti da lanci di uova e sassate da gente indiavolata, un’“intifada” che si sta espandendo a macchia d’olio, un po’ in tutta Italia, ma di cui, peraltro, si trovano notizie solo nelle cronache locali dei quotidiani, quasi si trattasse di episodi privi di significato politico. Si viene poi a scoprire che la presidente di Equitalia Nomos di Torino è risultata essere anche presidente di una società immobiliare che compra prevalentemente case ipotecate (sulla vicenda è stata presentata una interrogazione parlamentare da parte di un deputato dell’Udc, il 23 febbraio 2010), o che alcuni impiegati di Equitalia, in Puglia, si servivano di timbri e documenti falsi per estorcere denaro ai contribuenti sotto minaccia di cartelle esattoriali, ipoteche e quant’altro («La Repubblica Bari», 22 settembre 2011). Ma di chi è la colpa di questo? Sentir proporre da Attilio Befera, il 10 ottobre 2011, un “encomio” per quei cittadini che risultassero in regola con tutte le tasse, come incentivo a mettersi a posto con l’Erario, dà perfettamente l’idea di cosa pensano nel quartier generale del fisco dell’intelligenza degli italiani. Ed è una cosa che offende, come vedersi pignorare la prima casa per una multa dimenticata in un cassetto e trovarsi senza armi per poterla difendere da uno Stato diventato inflessibile. Ma solo – e sempre – con qualcuno.

di Elena G. Polidori, IFQ

Una protesta dei cittadini davanti alla sede di Equitalia di Cosenza (FOTO ANSA)

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