Gip senza scorta, sit in dei colleghi

Per la prima volta, non era mai accaduto prima, a fare da scorta al giudice Marina Tommolini, vittima di gravi minacce ignorate dalle istituzioni, ci sono i colleghi dei tribunali di Teramo, Giulianova e de L’Aquila. Un commando di camorristi, questa l’ipotesi più accreditata, ha bruciato la sua auto e quella del maresciallo Spartaco De Cicco suo amico personale e vicino di casa. Poi, visto che alla gip non era stata affidata alcuna tutela, alcuni giorni dopo, intorno alle 18:30, due persone con l’intento di minacciarla sono entrate nella sua abitazione di Martinsicuro. Ma neppure questo ennesimo grave episodio è bastato a farla proteggere. Solo ieri il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ha deciso che i carabinieri sorveglieranno la sua casa, ma solo di notte e che avrà diritto a una tutela a confine, e non è una battuta: tutte le mattine la sua auto verrà seguita da una pattuglia fino ai confini comunali, da dove proseguirà sola per 50 chilometri fino al Tribunale di Teramo; nel pomeriggio verrà ripresa in consegna dal punto dove è stata lasciata. Non osiamo pensare cosa sarebbe accaduto se si fossero mobilitati i colleghi della Corte d’appello de L’Aquila, Armanda Servino e Aldo Manfredi e il giudice al Tribunale di Teramo nella sezione distaccata di Giulianova, Giovanni Cirillo con in testa il presidente del Tribunale di Teramo Giovanni Spinosa. “Quando ho appreso il fatto erano le nove di sera, sono bastate alcune telefonate per far scattare una mobilitazione spontanea di grande valore umano”, dice il presidente Spinosa. Un sit-in di solidarietà, certamente, ma anche di protesta verso un comportamento degli organi preposti ad intervenire difficile da definire. Marina Tommolini è una donna di 48 anni, forte e tenace, se c’è un ruolo che non le si addice è quello della vittima.    “Hanno colpito me e il maresciallo De Cicco per colpire le istituzioni che rappresentiamo” le sue uniche parole. A tormentarla è il timore che venga minacciata la serenità degli anziani genitori che quel giorno, quando i due hanno scavalcato il cancelletto del vicino e sono entrati nella sua casa, erano appena usciti. Intanto la camorra, che nel teramano così come a Pescara, prosegue nella sua attività di riciclaggio aprendo negozi, bar lussuosi, centri commerciali, ha raggiunto il suo obiettivo: inviare un messaggio preciso: “Qua comandiamo noi”. Ne è sicuro Giovanni Cirillo, che presiede la Corte d’assise e svolge anche, a causa dell’organico insufficiente, come è accaduto quest’estate, la funzione di gip: ”È un segnale molto preoccupante che vede lo Stato lontano. Chi di dovere era a conoscenza da giorni della drammatica situazione subita dalla collega e l’ha lasciata sola. Ha avuto una tutela solo dopo la nostra protesta, ma non l’auto di scorta che deve arrivare dal ministero, dicono”. Mentre al maresciallo dei reparti investigativi, nulla. A sostenere che la Camorra sta conquistando pezzi di territori al centro Italia è un magistrato che ha lavorato molti anni alla Procura di Salerno e conosce molto bene il fenomeno: “Non è stata una cosa pensata e fatta così alla meglio, ma organizzata. Sono stati visti sei uomini scendere da due auto al rifornimento di benzina, hanno riempito le taniche di benzina e sono ripartiti. Benzina con cui hanno incendiato le macchine della collega e del maresciallo”.    L’allarme dato da alcuni passanti ha evitato che le fiamme si propagassero. Ma c’è dell’altro, continua il dottor Cirillo: “Hanno fatto tutto questo pur sapendo che vi erano indagini in corso anche sul loro conto visto che alcuni erano già stati sentiti”. Una sfida lanciata a uno Stato che non solo fatica a proteggere i suoi servitori quando vengono minacciati, ma che deve fare i conti con la mancanza di mezzi per una efficace lotta alla criminalità organizzata, al di là dei proclami: pattuglie ferme perché non ci sono i soldi per la benzina, fotocopiatrici fuori uso per mancanza di carta e di inchiostro, poliziotti che non ricevono gli straordinari, procure sguarnite per carenza di organico. Sono solo alcuni dei colori che dipingono un quadro triste e sconsolante di uno Stato che sempre più spesso si trova a subire mostrando di essere incapace di reagire e di agire.

di Sandra Amurri, IFQ

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