Per il nuovo governo il vero tesoretto è l’evasione fiscale. Ma non è la priorità.

Si tratti di Mario Monti o di un politico, della cuoca di Lenin o di Harry Potter, chiunque voglia davvero risanare i conti italiani deve concentrare tutti gli sforzi si un obiettivo: la lotta all’evasione fiscale.

Uno Stato che ha duemila miliardi di debiti  non può concedere ogni anno un regalo da 150 miliardi a una fetta di popolazione, peraltro la più disonesta. L’evasione fiscale italiana è la più alta al mondo ed è la principale  responsabile del terzo debito pubblico del Pianeta. Non esiste un Paese europeo dove il fenomeno sia paragonabile a quanto accade da noi. Tranne uno, la Grecia, che guarda caso ci precede sull’orlo del precipizio. Gli anni di Berlusconi, show a parte, sono stati nell’essenza dominati da un patto scellerato fra l’uomo più ricco del Paese e la massa di evasori.

Il patto del consenso era più o meno questo: votatemi e vi lascio evadere il fisco, votate la sinistra e quelli manderanno la Guardia di Finanza. La finta riforma fiscale con due sole aliquote al 23 e al 33 per cento, punto centrale del famigerato “patto con gli italiani”, era in realtà un altro messaggio agli evasori. Poiché infatti l’abbassamento delle tasse è impossibile – per colpa naturalmente degli alleati – siete comunque autorizzati a ridurvi le imposte da soli. Un’altra forma concreta d’incoraggiamento all’inciviltà fiscale sono stati i condoni. Non fosse già stato abbastanza chiaro, Berlusconi ha poi mandato per anni segnali diretti, frasi, slogan, strizzatine d’occhio. Quanto all’esempio, lui stesso e le aziende di famiglia sono stati sotto processo per evasione fiscale e in perenne contenzioso con l’Agenzia delle Entrate. Negli anni, il berlusconismo ha sviluppato tutta una retorica per giustificare l’evasione, parlando s’intende d’altro. Per esempio, con l’elogio quotidiano del glorioso popolo delle partite Iva, i quattro milioni di micro imprese, a volte con un solo dipendente, che hanno sempre costituito la base elettorale del centrodestra. Un elogio che ha trovato aedi anche a sinistra. Bisogna però smetterla di essere ipocriti e riconoscere che il popolo delle partite Iva è tale, perché una parte, per non dire oltre la metà, non paga le tasse. Altrimenti, come sarebbe possibile un Paese di nemmeno sessanta milioni d’abitanti avere quattro milioni di imprese? Ridurre un’evasione fiscale di queste proporzioni non è difficile. Basta applicare le norme che circolano nel resto d’Europa: norme semplici sulla tracciabilità del danaro. Si potrebbe abbattere l’evasione di un terzo in un anno o due. Tutto il resto, a cominciare dai costi della politica, sono briciole. Magari importanti dal punto di vista simbolico, ma nulla di più. E allora c’è proprio bisogno del presidente della Bocconi, o di un docente di Harvard per arrivarci? La politica da sola non riesce a capirlo?

di Curzio Maltese, Il Venerdì

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