Fiducia bulgara per la cura Monti

La prima riforma, a costo zero ma non a impatto zero, Mario Monti l’ha già fatta. All’inizio del suo discorso programmatico al Senato, prima di incassare una larga fiducia, rivendica: “Permette-mi di dire, e me lo sentirete dire spesso, che non c’è un loro e un noi. L’Europa siamo noi!”. Non sono i cattivi burocrati di Bruxelles ad aver defenestrato Silvio Berlusconi e a imporre una stagione di sacrifici. É l’Europa, di cui l’Italia, sottolinea Monti, è un pilastro. Ma “il futuro dell’euro dipende anche da ciò che farà l’Italia nelle prossime settimane. Anche: non solo ma anche”. Nei vertici di Bruxelles ora l’Italia parlerà lo stesso linguaggio dei suoi partner, sembra dire lo sguardo di Monti da dietro gli occhiali senza montatura, e non ci potrete più trattare come la Grecia. Lo spread – la misura del costo del credito dell’Italia – scende da 539 a 493. É un inizio. Forse.

IN SENATO c’è silenzio. Il tono di Monti è fermo, forse davvero nasconde una certa emozione, come sostiene il professore all’inizio del suo intervento, ma non si percepisce. I senatori osservano il marziano calato dallo spread a palazzo Madama e sembrano faticare a credere che sia davvero lì, con la squadra dei nuovi ministri e l’ormai ex banchiere Corrado Passera che prende appunti su un quaderno-ne, come fosse uno studente. Alla fine della serata Monti incassa 281 voti, 15 senatori non si presentano, di cui 5 a vita, la Lega usa i suoi 25 no per dimostrare che sarà l’unica opposizione. Almeno per ora, almeno finché il governo non inizierà a tradurre in decreti legge quello che ha promesso nel discorso di ieri. Da una tribuna anche Gianni Letta, che non essendo parlamentare ora non può sedere nel-l’Aula, osserva Monti e si chiede probabilmente se ce la farà.    I dettagli delle misure ancora non ci sono, ma le priorità sì. In sintesi: quello che fa bene alle donne e ai giovani, fa bene al Paese. Il risanamento si fa solo con l’equità, chiedendo più sacrifici a chi più può pagare. Non c’è salvezza senza crescita, l’approccio di Giulio Tremonti (tagli lineari mentre si aspetta che l’economia mondiale riparta) è svanito.

RUMOREGGIA solo il senatore Roberto Castelli, leghista, che vorrebbe “più entusiasmo” quando Monti parla degli enti locali. Ma il professore neppure sorride. Legge un discorso che pare ricalcato sulle considerazioni finali di Mario Draghi di maggio. Ma tutto è studiato con il bilancino, per assicurarsi il massimo consenso anche attorno alle misure più difficili da far approvare. Ci sarà “un nuovo ordinamento” del mercato del lavoro che ridurrà la distanza tra quelli che sono “fin troppo tutelati” e quelli “totalmente privi di tutele”. Ma le nuove regole saranno applicate solo per le future assunzioni. Si intravede la riforma sostenuta da anni da Pietro Ichino (Pd) e dal professor Tito Boeri, grande flessibilità all’entrata e possibilità di licenziare nei primi anni, con le tutele che crescono nel tempo. Si tocca così il tabù dell’articolo 18, che non vale per i nuovi assunti. Monti cerca di cautelarsi per evitare il blocco da sinistra e propone anche “una riforma sistematica degli ammortizzatori sociali”. Poi c’è la riforma della previdenza, incarnata dal ministro Elsa Fornero che vuole agganciare il calcolo di tutte le pensioni d’ora in avanti ai contributi versati e non alle retribuzioni, senza aspettare i lenti tempi della riforma Dini. L’assenza dell’Ici sulla prima casa, abolita dal governo Berlusconi, è “un’anomalia”. E quindi tornerà, dentro l’Imu, l’imposta del federalismo creata proprio da Berlusconi. Che già avverte: “Ho escluso il nostro appoggio alla patrimoniale perchè abbatterebbe il valore degli immobili del 15 per cento e svilupperebbe un fatto psicologico negativo”.    IL PROFESSORE sa come dire senza allarmare, nessun passaggio del suo discorso sembra autosufficiente per diventare uno slogan, un titolo. Anche quando annuncia una manovra correttiva, l’ennesima, lo fa così: “Nel corso delle prossime settimane valuteremo la necessità di ulteriori correttivi”. Tutto qua. “Musica per le mie orecchie”, dice il finiano Mario Baldassari, l’agenzia di rating Fitch vede l’Italia già in recessione ma considera Monti una speranza di sopravvivenza, “può essere una sorpresa positiva”, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy ribadiscono per l’ennesima volta il loro “pieno sostegno” al nuovo premier. Certo, il professore deve precisare che la sua ascesa non è frutto di “complotti internazionali” o dei “poteri forti”. Ma non è mai sembrato così forte.

DAVVERO il professore della Bocconi ha già spazzato via la crisi? Almeno per il momento è presto per dire che l’Italia ha trovato il suo “bazooka”, come gli operatori finanziari chiamano la soluzione miracolosa che porrà fine alla crisi e che nessuno ha ancora inventato. “Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere è difficilissimo; altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui oggi”, ammette Monti. Mancano però molti, troppi dettagli. La strategia che già si delinea è quella di varare pacchetti che comprendono sacrifici e incentivi, risanamento e crescita, per non ripetere l’errore di Tommaso Padoa-Schioppa rimasto stritolato dalla politica dei due tempi (prima i tagli, poi la spartizione del “tesoretto”). Vedremo appena si passerà alle cose serie, la prossima settimana. “La blindatura di un governo dipende dalla sua capacità di agire e di spiegare al Parlamento la portata della sua azione” ha detto Monti mercoledì al Quirinale. Ieri c’è riuscito. Ma quella era la parte facile.

di Stefano Feltri, IFQ

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