Quando l’Europa sdoganava il barzellettiere d’Italia

David Cameron e George Osborne hanno rassegnato le dimissioni. Hanno fatto del loro meglio, ma non sono riusciti, nemmeno all’interno del loro partito, a ottenere il necessario sostegno per approvare i drastici tagli alle pensioni e al livello di vita chiesti dai mercati. Per impedire il default della Gran Bretagna, a Reginald Pinstripe-Grey, già economista capo della Megabank di New York, viene affidato il compito di formare e presiedere un governo di unità nazionale e di salute pubblica.

A Londra le iniziative del governo saranno controllate da esponenti della Ue e da “consiglieri” tedeschi. Ai parlamentari britannici è stato detto con chiarezza che qualsivoglia tentativo di impedire col voto l’approvazione da parte della Camera delle severe misure di austerità provocherà il definitivo collasso dell’economia britannica e una ventata di anarchia. Nel frattempo non si terranno elezioni.

FANTASIA ORWELLIANA?

L’improbabile trama di una serie televisiva? Per gli elettori greci e italiani – malgrado la gioia per l’uscita di scena di quel cretino di Berlusconi – l’effettiva sospensione della democrazia è una realtà. I critici dell’euro hanno sempre sostenuto che a un certo momento un’economia europea sarebbe entrata in rotta di collisione con le libertà democratiche delle nazioni europee. Ed è quanto sta accadendo sotto i nostri occhi in questo momento. Questo dramma è stato risparmiato alla Gran Bretagna perché, grazie a Gordon Brown, siamo rimasti alla larga dall’euro. Ma anche se possiamo stare alla larga dalla moneta, non possiamo evitare la crisi.    Tony Blair aveva assolutamente ragione quando disse che l’euro aveva consentito di mettere in scena per dieci anni una commedia di fantapolitica basata sull’ipotesi assurda che l’economia italiana e quella tedesca fossero in qualche modo paragonabili. L’euro ha garantito una comoda rete protettiva sotto la quale nascondere, in Paesi come l’Italia, corruzione, debiti e fallimenti politici. Ora basta. Ma mentre ci affanniamo a leggere le pagine finanziarie dei quotidiani e ad arrovellarci sullo spread, forse faremmo meglio a parlare di politica.    L’Italia è l’esempio più interessante. Per anni i commentatori politici hanno sottolineato l’influenza corruttrice sulla politica italiana di un imprenditore che aveva il monopolio dei mezzi di informazione – un po’ come se Rupert Murdoch fosse stato primo ministro e Rebekah Wade ministro della Giustizia. Per anni gli italiani dotati di senso morale hanno condannato la cultura dell’evasione fiscale e della corruzione del sistema politico. Perché l’Italia non è mai stata costretta a guardare in faccia i suoi problemi? Perché Silvio Berlusconi è durato così a lungo? In parte grazie all’illusoria sicurezza garantita dall’euro. La politica italiana era una barzelletta. Tutti minimizzavano. La maggior parte della gente rideva.

MA TRASFORMARE la democrazia in una barzelletta non è mai una scelta intelligente. In tutta Europa le democrazie sono ancora giovani e spesso deboli: la Grecia col fresco ricordo dei colonnelli, Spagna e Porto-gallo usciti da pochi decenni da lunghi periodi di dittatura fascista, per non parlare delle nazioni europee che si sono da poco liberate del comunismo.    Il progetto dell’euro comportava enormi trasferimenti di risorse da una economia verso un’altra e la consegna del potere ai banchieri centrali e ai commissari. Il Parlamento europeo è sempre rimasto una realtà incompiuta e non è mai diventato – come avrebbe dovuto essere – il cuore della costruzione europea. Di conseguenza una sorta di “europeismo buonista e di facciata” ha finito non per rafforzare, ma per indebolire la democrazia.

Questo fenomeno non si è verificato nei Paesi che costituiscono il nocciolo duro, quelli cioè che facevano parte fin dall’origine della Cee. L’accordo franco-tedesco, un rapporto al tempo stesso forte ed emotivamente intenso che si proponeva di rimarginare le ferite della guerra, ha ancora il pieno e convinto appoggio degli elettori e del ceto politico. Qualunque cosa accada nei prossimi mesi, credo sia inconcepibile pensare che questo nocciolo possa abbandonare l’euro al suo destino. Cercherà invece una unione ancora più salda.    La Gran Bretagna commetterebbe un errore imperdonabile se riprendesse le vecchie argomentazioni. Il gigantesco super-Stato europeo federale sta morendo dinanzi ai nostri occhi, ma l’isolamento – magari assieme a qualche altro Paese – sarebbe una scelta tragica. Il fallimento dell’euro travolgerebbe anche la nostra economia. Siamo in presenza della crisi più grave dalla fondazione della Cee, vale a dire dalla fine della Seconda guerra mondiale. Dobbiamo dare una risposta all’altezza del pericolo che minaccia noi tutti. È una fantasia sperare in una Europa più piccola e più integrata con la partecipazione della Gran Bretagna, una Europa capace di armonizzare sistemi fiscali, sistemi previdenziali e pensionistici.

Traversato il doloroso guado nel quale si trovano, Italia e Grecia potrebbero emergere rafforzate e con culture politiche meno corrotte. Una cosa è certa: l’Europa non deve più commettere l’errore di considerare comportamenti come quelli di Berlusconi che hanno messo in pericolo non solo la stabilità economica della Ue, ma anche la tenuta democratica dell’Italia, alla stregua di espressioni folkloristiche di cui ridere e da prendere sottogamba.

COMUNQUE SIA IL FUTURO della Gran Bretagna dipende completamente dal successo dell’Eurozona. Una Europa divisa, una Europa a due velocità taglierebbe fuori la Gran Bretagna dalla possibilità di incidere sulle scelte strategiche del continente.    Ne consegue che nel mezzo della bufera finanziaria la cosa più importante consiste nel preservare la democrazia. In secondo luogo bisogna impegnarsi al massimo per aiutare la Francia e la Germania ad attuare le decisioni che prenderanno. Possiamo dimostrarci vicini affidabili se sapremo proporre forme di crescente integrazione nel campo della difesa, se ci batteremo affinché la Ue abbia un seggio permanente in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu e se forniremo il nostro appoggio convinto all’euro. Non ci resta altro da fare perché siamo pur sempre europei.

di Jackie Ashley , IFQ

Copyright The Guardian Traduzione di Carlo Antonio Biscotto

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