La Napoli civile

Bisogna fare la rivoluzione, ha ricordato Michele Santoro, citando l’ultimo Monicelli. Civile, certo. Ma sul tema non si può non ricordare l’altra, quella per antonomasia, che apre una nuova pagina della storia e che forse non ebbe veramente inizio il 14 luglio 1789, con la presa della Bastiglia, ma solo tre anni più tardi. Quando il generale Kellermann arringò i suoi soldati e guidò personalmente un temerario assalto alla baionetta nei pressi di Valmy, contro i più numerosi e meglio equipaggiati avversari austro-prussiani. Nell’attonito esercito in ritirata militava Goethe, che ricorderà quel giorno memorabile: “Finì il vecchio mondo e iniziò una nuova era”.

Agli straccioni di Valmy e al loro generale, lanciati disperatamente contro il nemico da respingere, si pensa suggestivamente nel vedere all’opera Raphael Rossi, un giovane dirigente, che avendo detto no a una tangente di centomila euro si è guadagnato i galloni di incorruttibile – e la perdita del lavoro – ed è sceso giù dal Piemonte per contrastare un problema ancor più insidioso delle armate austro-prussiane: l’immondizia di Napoli. Uno di quei nodi inestricabili che oggi si usa classificare come “sistemici”, per dire che non ci si può far niente e bisogna solo abituarsi a conviverci. Dalla camorra in giù tutto è “sistema” a Napoli. E per ribaltarne il circuito vizioso, come insegnano gli studiosi della complessità, non c’è altro da fare, per l’appunto, che una rivoluzione. È quanto sta accadendo a Napoli in questi mesi (“Report”, Rai 3, lunedì, 21.30). Da quando il sindaco De Magistris ha chiamato Rossi, a giugno, a presiedere l’Asia, l’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti nella città partenopea. L’impresa è subito apparsa disperata. Il bilancio aveva l’obiettivo di chiudere con 17 milioni di perdite. Funzionavano tre mezzi su dieci e quelli rotti non venivano aggiustati per mancanza di fondi.

Il novello generale Kellermann ha talento, onestà e competenze, qualità rarissime, soprattutto fra i politici, ma intorno a lui c’è una desolata realtà, frutto di quarant’anni di inefficienze e corruzione . I nuovi “straccioni di Valmy” sono il suo piccolo esercito di operai demotiva-ti, stanchi, ammalati, reduci di mille sconfitte: “Qui il più giovane ha sessant’anni: chi ha le costole rotte, chi ha le gambe scassate, chi ha la meningite…”, ai quali va offerta una prospettiva, perché la battaglia è di quelle decisive. Napoli rinasce nell’impegno umile di questi lavoratori un po’ malandati, oppure affonda definitivamente nei cumuli della monnezza, che sembra sparire per qualche tempo, e che all’improvviso ricompare, come una sommersa isola ferdinandea, a intasare strade e marciapiedi. Piccoli eroi di tutti i giorni, che si ingegnano con soluzioni creative, affiancati da associazioni spontanee di ragazzi, come i “Friarielli ribelli”. Intanto, anche se in ritardo rispetto alle iniziali aspettative, inizia la raccolta porta a porta, proprio nel quartiere più duro: Scampia. Ed è quasi miracoloso: sembra che funzioni. E i cittadini alla finestra hanno l’espressione incredula e la speranza in fondo al cuore di potercela fare. Di potersi salvare e vincere: “Anche noi – sussurrano con ritrovato orgoglio – siamo persone civili”.

di Luigi Galella, IFQ

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