La favola bella della Bce

Una perniciosa fantasia diventa ogni giorno più popolare: la Banca centrale europea ha in mano la chiave che apre la porta alla soluzione della crisi del debito sovrano, ma si rifiuta di usarla. Secondo tale teoria, tutto ciò che la Bce dovrebbe fare per mettere a segno il silver bullet ammazzacrisi consiste nella progressiva e continua monetizzazione del debito sovrano in essere, cominciando da quello di Grecia e Italia. Così facendo la Bce stabilizzerebbe i mercati e ridurrebbe i tassi d’interesse che i governi devono pagare. In secondo luogo questo permetterebbe alle banche che tale debito detengono di ricapitalizzarsi automaticamente grazie alla rivalutazione del portafoglio che tale variazione di prezzo indurrebbe. In terzo luogo, si argomenta, la riduzione delle tensioni sul proprio debito permetterebbe ai paesi in maggiore difficoltà d’impegnarsi in misure di stimolo alla crescita che, su questo almeno siamo tutti concordi, è l’unica vera soluzione di lungo periodo alla crisi del debito pubblico. Paul de Grauwe si è preso la briga di articolare tale teoria per esteso, ma essa sembra condivisa da un numero sempre crescente di commentatori. Fra essi Martin Wolf dal cui invito a Mario Draghi a “essere coraggioso” e “spegnere il fuoco” monetizzando il debito – Financial Timesdel 25 ottobre – ho estratto le tre affermazioni precedenti.

A UN ESAME minimamente attento esse risultano destituite di ogni fondamento: pericolose fantasie di apprendisti stregoni. Monetizzare il debito costituisce un rimedio indolore visto che tutto ciò che si chiede alla Bce di fare consiste nell’espandere la massa di euro in circolazione creandoli ogni volta che ne abbia bisogno per acquistare Btp, Bonos o, più raramente, Bund. Che la Bce si sia rifiutata per almeno due anni di adottare una soluzione così semplice alimenta il sospetto che i signori che siedono a Francoforte non vogliano fare gli interessi dei paesi membri, ma degli “speculatori” o di altri soggetti non ben identificati che dalle miserie europee traggono profitto. Tale tesi sembra essere diffusa fra coloro che si considerano favorevoli agli interessi del popolo e opposti a quelli dei banchieri.    Le recenti manifestazioni degli “indignati” hanno individuato nelle Banche centrali il peggior nemico perché esse hanno operato e operano per salvare le banche private rifiutandosi, al contempo, di stampare i miliardi di euro che ci farebbero uscire dalla crisi. Interessante teoria. In Italia – guarda caso – la fantasia in questione sembra essere condivisa da commentatori che coprono l’intero spettro politico. Un consenso malaugurato perché, come gli eventi degli ultimi giorni dimostrano, sarebbero proprio i lavoratori e i giovani italiani in cerca d’un futuro migliore a rimetterci di più, dovesse Mario Draghi seguirne le prescrizioni.

Da circa sei mesi a questa parte assistiamo ad un pericoloso braccio di ferro fra governo Berlusconi e Bce. Noi non intendiamo riformare il Paese, facciamo solo finta – dice il primo – voi dovete comprare il nostro debito e tenerci a galla perché se cade il debito pubblico italiano cade il mondo. La lettera piena di finte promesse con la quale Berlusconi si è presentato a Bruxelles due giorni fa è solo l’ultimo tentativo di prendere in giro (e ricattare), l’Europa intera. Se, per un cambio di politica della Bce, dovesse scomparire anche quel minimo di pressione che, via quotazioni del debito, i risparmiatori (italiani, anzitutto) stanno esercitando sul nostro governo perché qualche misera riforma venga adottata, cosa pensate accadrebbe? Questo governo abbandonerebbe anche la pretesa di riformare il Paese e tornerebbe alle attività che sappiamo interessare davvero il primo ministro e i suoi soci. Non è forse successo questo anche nella Spagna di Zapatero, dove ogni riforma è avvenuta sotto pressione dei mercati e dove le riforme si sono immediatamente bloccate appena la tensione è diminuita?    In chiunque alberghi la speranza che si adottino quelle riforme che darebbero ai giovani una mezza possibilità di crescita economica futura deve anche sperare che la Bce non ceda alla tentazione di monetizzare il debito, ma continui invece a tenere i governi sulla corda, torcendo loro il braccio perché almeno qualche cambiamento lo introducano. Come Martin Wolf osserva, monetizzare il debito è la maniera più rapida di salvare le banche. L’analogia con quanto fatto nel 2008-2009 negli Usa è palese: la Fed salvò le banche Usa ritirando dalle medesime il debito ipotecario a rischio di default e sostituendolo con dollari nuovi di zecca. La fantasia che stiamo discutendo sostiene che occorre fare lo stesso con le banche europee e il loro debito sovrano. Come negli Usa si salvarono anche i banchieri e i bancari che avevano fatto quegli investimenti erronei, così si suggerisce di fare in Europa con i bancari e i banchieri che hanno erroneamente investito in cattivo debito pubblico. Se si fosse dato ascolto a tali teorie, invece di tosare chi ha malamente investito in Grecia, come si sta arrivando a fare, li si sarebbe indennizzati per la loro dabbenaggine. Come negli Usa, si finirebbe per usare soldi pubblici non solo per tenere in piedi il sistema finanziario (cosa ragionevole) ma per salvare azionisti, creditori e manager incompetenti di banche private. In che senso una tale politica sia favorevole al popolo lavoratore qualcuno dovrebbe avere la cortesia di spiegarlo.

INFINE IL RISCHIO di azzardo morale che, imitando il peggior Larry Summers, i teorici del silver bullet ammazzacrisi ritengono irrilevante e invece è gigantesco. Monetizzare il debito costituirebbe l’ennesimo condono tombale dell’area euro. Ne abbiamo avuto già troppi e ne stiamo pagando le conseguenze. Le regole di Maastricht erano – come molti economisti sostenevano inascoltati 15 anni fa – sia inconsistenti che troppo deboli, ma erano delle regole. Il peccato originale consistette nella decisione, tutta politica, di violarle fin dall’inizio. A tale stupro ne fecero seguito altri mentre la politica di tassi bassi facilitava l’esplosione del debito. Alla luce di quanto ora accade, io chiedo: davvero il rischio morale è irrilevante? Se anche quest’ultima regoletta venisse violata imponendo alla Bce di acquistare debito pubblico ad libitum, cosa pensate succederebbe fra qualche anno? Il conto per le fantasie degli eterni apprendisti stregoni lo paga sempre il popolo lavoratore, non scordiamocelo.

di Michele Boldrin, Washington University in St. Louis, IFQ

Sarkozy e la Merkel a Bruxellese durante il vertice sulla crisi (FOTO LAPRESSE)

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