Sotto le volte di Santa Maria degli Angeli, affiancato da esponenti delle principali religioni del mondo, Benedetto XVI confessa: “Sì, anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza: lo riconosciamo pieni di vergogna”. La religione, continua il Papa, non può essere giustificazione del terrorismo. Poi Ratzinger rimarca che anche la negazione di Dio è fonte di mali. “Il no a Dio – scandisce – ha prodotto una crudeltà e una violenza senza misura”, perché nei lager è saltata ogni norma morale . E qui sta il paradosso di questo “ritorno” ad Assisi di Benedetto XVI venticinque anni dopo il grande incontro interreligioso, convocato da Giovanni Paolo II nella città di Francesco.

PAPA Ratzinger denuncia il male dell’“assenza di Dio” mentre tutto l’evento si svolge sotto la cappa della sua proibizione: niente preghiere comuni. Prescrive ingenuamente il manualetto ufficiale stampato dal Vaticano: “Alle ore 13,45 (dopo il pranzo e prima delle 15,15) i membri delle delegazioni raggiungono gli appartamenti indicati per una pausa di silenzio, riflessione e preghiera personale”. E se gli illustri ospiti facessero una pennichella? Finisce che in Santa Maria degli Angeli il solo a invocare la divinità è il rappresentante dell’antica religione politeista africana Ifa: “Mio grande Signore, Erigi Alo, Ifa ha sposato Colei-che-si-bagna-nell’acqua fredda…”. La risposta dei scismatici lefebrviani, quelli a cui il Vaticano sta per regalare una prelatura speciale con propri vescovi senza che accettino i grandi documenti del Concilio su ecumenismo, ebraismo, libertà religiosa e rapporti con le altre religioni, è già pronta: “Adorazione del Santissimo Sacramento e recita del rosario in riparazione della celebrazione di un evento che ha umiliato la Sposa di Cristo mettendola sullo stesso piano delle false religioni”. Venticinque anni fa, quando Karol Wojtyla invitò i leader delle religioni mondiali a pregare insieme per contrastare il terrore dell’equilibrio nucleare tra Usa e Urss, fu proclamata una tregua planetaria di ogni conflitto e guerriglia.

NON CESSÒ, naturalmente, ogni colpo mitragliatrice, ma il fatto stesso manifestò il prestigio morale raggiunto all’epoca dalla Santa Sede. In quel giorno del 27 ottobre 1986 tutta Assisi diventò un luogo di preghiera. La folla girava emozionata ed eccitata di vicolo in vicolo, di piazza in piazza osservando nelle chiese, nei luoghi aperti, nelle antiche sale il salmodiare degli uomini di Dio venuti da ogni angolo del mondo. Vano sarebbe cercare nel-l’evento di adesso un simile fervore. Partecipano trecento esponenti di oltre cinquanta religioni, eppure il Vaticano raccoglie gli esiti delle crisi provocate con i grandi monoteismi. Non sono presenti le massime autorità ebraiche. Non si vede un rappresentante dell’università cairota di Al Azhar (Vaticano dell’islam sunnita). Non c’è nemmeno il Dalai Lama, che Benedetto XVI non volle ricevere per non indispettire la Cina. L’atmosfera è quella ingessata dei convegni accademici. “Era meglio se non tornavo”, si sfoga una fedele cattolica presente nel 1986. Il discorso del pontefice, scritto di suo pugno, è lucido e preciso. Denuncia l’abuso politico della religione. “Sappiamo – dice – che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione della crudeltà spietata”. Tutte le religioni, perciò, devono purificarsi. L’altra sottolineatura del suo intervento è la denuncia dell’ “assenza di Dio” come causa di decadimento dell’uomo e dell’umanesimo. Ma, controbilancia il Papa, soltanto una fede “rettamente vissuta” si trasforma in forza di pace. Novità, rispetto al 1986, è l’invito ad esponenti dichiaratamente non-credenti a prendere parte a questo “pellegrinaggio di verità e di pace”. Ratzinger li descrive come cercatori del vero Dio, la cui immagine è spesso “travisata” e nascosta dalle religioni stesse. A loro nome la psicanalista Julia Kristeva illustra i principi dell’umanesimo laico. “Rimettersi continuamente in questione”, battersi per l’emancipazione delle donne, prendersi cura dell’altro. “L’uomo non fa la storia, noi siamo la storia”, annuncia la Kristeva esortando a “riprendere e rinnovare i codici morali” costruiti nei secoli.

DOPO LA CERIMONIA del mattino con le dichiarazioni dei vari esponenti religiosi, la giornata si chiude con una cerimonia sul piazzale inferiore della basilica. Tutti rinnovano solennemente l’impegno per la pace e il dialogo. Poi un rapido omaggio alla tomba di Francesco. Così termina – frettolosamente – un appuntamento tutto di testa. Buono perché si è fatto. Emozionante come il menù papale: riso con verdura, insalata, frutta.

di Marco Politi, IFQ

Frecciarossa Il papa sul treno per Assisi.

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