Logica berluscotelica

Intervistato da La Stampa sul suo nuovo libro “Ambiguità italiane. Note civili” (Garzanti), Claudio Magris parla della “crisi della logica” come conseguenza della “perdita della memoria”: “Nessuno quasi più ragiona con una logica che a noi sembra elementare. Non ci si può non porre il problema di cosa è successo nella testa delle persone, perché poi ogni ragionamento logico elementare non funziona, non fa presa, non ha alcun potere di convinzione… Tutto diventa possibile. Il problema della sintassi del nominativo e dell’accusativo non è un problema di filologia: se uno uccide un altro, bisogna sapere chi è soggetto o oggetto per sapere qual è l’assassino da mettere in galera, se no mettiamo in galera la vittima”. Fra i tanti, cita un esempio che viene dall’alto: “Ora si può dire, come disse il nostro presidente del Consiglio, che si possono non pagare le tasse. Che è come se un questore dicesse che si può rubare”. Tutto diventa possibile, poi qualcuno che lo giustifica ex post si trova sempre. L’altro giorno, tornando in Italia con le risate di Merkel e Sarkozy appiccicate addosso, B. sa di avere solo tre giorni per convincere l’Europa sullo sviluppo. E qual è il suo primo pensiero? Infilare nell’apposito decreto un codicillo che gli permetta di lasciare in eredità gran parte del suo patrimonio ai due figli di primo letto, fottendo gli altri tre e Veronica. Che c’entri questa legge ad personam post mortem con lo sviluppo, non è dato sapere. Ma era certo che nel giro di un paio di giorni i suoi trombettieri avrebbero trovato una giustificazione anche a quella. Infatti ieri, puntualmente, un’intera pagina del Giornale di Sallusti a firma Claudio Borghi, sotto la mega-testata “Le misure anti-crisi”, spiegava che “solo in Italia non si può diseredare”. Deplorava le solite opposizioni distruttive che hanno addirittura pensato “che la norma potesse essere utile a Berlusconi”. E invitava a “giudicarla per quello che è e non per i benefici (pure dubbi e post mortem) che ne potrebbe avere il presidente del Consiglio. Cerchiamo dunque di astrarci dal particolare e di considerare se una modifica del diritto di successione ereditaria avrebbe senso oppure no, se c’entri qualcosa con lo sviluppo oppure se si tratti di un pretesto”. Indovinate le conclusioni: ma certo, come no, “la legge sulle eredità è coerente con un qualsiasi piano che intenda attrarre investimenti e creare crescita”. La crescita di Piersilvio e Marina, ça va sans dire. Infatti, com’è noto, alle prime avvisaglie della crisi finanziaria mondiale, tutti i governi, da Obama a Sarkò, dalla Merkel a Cameron, si scapicollarono a porvi rimedio assicurando ai miliardari il diritto di diseredare le mogli e i figli sgraditi. Ma, conclude sconsolato il Borghi, “basta il coinvolgimento anche solo potenziale” di B. per innescare futili polemiche: “La faziosità politica viene prima della logica e del buonsenso”. Cioè: la norma fatta dal premier per fregare la seconda moglie e alcuni figli del premier è pura logica, puro buonsenso. La follia è tutta di chi la critica. Anche il Corriere, dopo aver attribuito all’Idv e solo all’Idv il pensiero malizioso che sia una norma ad personam, anzi contra Veronicam, è riuscito a trovare qualcuno diverso da B. che la sostenga: un’associazione chiamata Aidaf, mai sentita prima, che riunisce “200 famiglie imprenditoriali di peso, da Falck a Ferragamo, da Merloni a Tronchetti Provera, presieduta dal banchiere Maurizio Sella”. Poco importa se, fra gli otto estensori della proposta, c’è l’avvocato Cristina Rossello, che assiste B. nella causa contro Veronica. L’importante è che ci sia pure una deputata del Pd. Così il Corriere può parlare di “commissione bipartisan” e titolare festante: “Aziende familiari ed eredità ai figli: ‘Giusto cambiare le norme’”. Applausi. La crisi finanziaria, la crisi di governo e soprattutto la crisi familiare sono sventate. Se B. frega la moglie e Bossi salva la baby pensione della sua, la Nazione è salva.

di Marco Travaglio, IFQ

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