Tra “cucù” e “culona” Frau Angela ci ha servito il conto

Quei due non si sono proprio mai presi. Eppure, la storia di Italia e Germania è fitta di leader che se la sono intesa bene (pensiamo solo al dopoguerra, sia ben chiaro): De Gasperi e Adenauer, anche fisicamentesimili, determinati a ricostruire i loro Paesi e a costruire insieme un’Europa di pace; Andreotti e Kohl, loro fisicamente diversissimi, ma protagonisti insieme di una stagione che portò l’Europa fuori dal comunismo e ne accelerò l’integrazione – tedesca e continentale, con il Trattato di Maastricht – (e neppure una battuta di Andreotti contro l’unificazione della Germania rovinò il rapporto); Prodi e Schroeder, insieme alla nascita dell’euro e nella stagione dell’allargamento dell’Ue – sarebbero stati insieme anche nel no all’invasione dell’Iraq, ma lì, in Italia, comandava già Berlusconi, che scelse di stare con Bush. Invece tra quei due, B. e la Merkel, l’intesa non c’è mai stata. Eppure l’Italia 2011,annoterzodellacrisideimutuifondiari,non è così forte e solida da fare spallucce all’appoggio della Germania. O addirittura da permettersi di irridere la Cancelliera con quel mai smentito “culona inchiavabile” che – lo riferiva il Financial Times – ha mandato su tutte le furie Frau Angela. Ma vaglielo a fare capire a Mr B. che le intese si creano sui fatti e non sulle gag. Non c’era lui, al Vertice del G8 di Heiligendamm, nel 2007, quando Angela, presidente di turno, si sentì fare sulle spalle il “popi-popi” da Bush: lei sussultò, visibilmente poco divertita. Ma a quel gesto sembrò ispirarsi il siparietto con cui Mr B. la accolse a Trieste, il 19 novembre 2008. Niente corna, esercizio goliardico d’una foto di gruppo fra leader, ma il gioco del nascondino: il Cavaliere si cela, a piazza Unità d’Italia, dietro un pennone portabandiera e, all’arrivo della cancelliera, ne sbuca fuori esclamando “cucù. Sono qui”. La Merkel, allarga le braccia e risponde con un laconico e desolato: “Silvio”.

La vendetta d’acciaio

Poi c’è la gaffe in Germania: una telefonata, ufficialmente al premier turco Erdogan, induce Berlusconi a ritardare l’arrivo a una cerimonia sul Reno che apre la seconda giornata del vertice Nato, il 4 aprile 2009. Sulla spianata del Ponte dell’Europa a Kehl, la Merkel accoglie l’uno dopo l’altro i capi di Stato e di governo. Ma il Cavaliere, sceso dall’auto, si ferma a parlare al cellulare, chiedendo a gesti ad Angela di attendere un attimo. La cancelliera un po’ lo osserva imbarazzata, poi si avvia e inizia i lavori senza di lui. Certo, nel rapporto che non funziona, anche lei ha le sue responsabilità: non solo non apprezza le battute, ma è proprio tedesca. Cioè, se uno le dice che farà una cosa, poi va a vedere se è stata davvero fatta. Se no, gliene chiede ragione. Sotto la rigidità della Merkel, c’è un po’  di diffidenza teutonica nei nostri confronti: senza risalire all’8 settembre, una copertina di Der Spiegel del 1977 sintetizzava l’Italia con una pistola su un piatto di spaghetti, condensato di stereotipi da anni di Piombo. Storia passata, uno direbbe. Ma il giochino venne aggiornato e il 18 luglio, Der Spiegel s’è ripetuto: in uno speciale dal titolo “Basta”, il settimanale analizzava “il declino del Paese più bello al mondo”; sulla copertina, Berlusconi in versione gondoliere con ai piedi due sirenette e al centro dell’Italia un piatto di spaghetti con una pistola. E non era ancora saltata fuori la storia della “culona inchiavabile”… Certo, il sorrisino d’intesa, domenica, tra Angela e il suo partner di direttorio Sarkozy non era il massimo della raffinatezza diplomatica. E pure la pezza messaci fa un po’ (sor)ridere: la risatina nasceva dall’incertezza su chi dovesse rispondere sull’Italia, stile “vai avanti tu, che a me vien da ridire”. O da piangere, se sei italiano: perché ci toccano le battute di lui e il sarcasmo di lei.

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