Dal nucleare alla Libia ma l’ultima goccia è il gossip su Carlà

Quel sorriso beffardo di Nicolas Sarkozy, riflesso sull’occhio vitreo di Angela Merkel, nasconde una leggenda o un segreto. Anzi, una vaporosa diceria o un’intercettazione con Valterino Lavitola: prima la “culona inchiavabile” Angela Merkel (mai confermato e mai smentito), poi il “cornuto” Sarkò. L’ex amico Silvio Berlusconi avrebbe insultato il presidente francese al telefono con il faccendiere-latitante Lavitola sciorinando dubbi di paternità: chi è il padre della figlia di Carla Bruni? Per prima Selvaggia Lucarelli, attrice e giornalista, innesca la miccia sul suo sito: “Sentite questa perché forte…”.

Il fattore paternità

La fiammella prende vento in Rete, si diffonde oltre confine, s’infila fra le righe di Repubblica, accende la stizza di Sarkò e anima il rancore nel suo sguardo. La Lucarelli spiega: “Sono parole che circolano fra l’ambiente politico e giornalistico, la mia fonte è fidata, ma non ho letto le carte”.    Finisce così un’alleanza di destra fra Silvio e Nicolas, moderni gollisti, estroversi comunicatori. Il Cavaliere del quasi strike – disse a Gianpi Tarantini: “Erano 11, me ne sono fatte 8” – pensa che Sarkò sia un cornuto . Sarà vero o falso, chissà. Non è mai morbido con le offese, però. Ufficiali o ufficiose. Al vertice Nato di Lisbona, appena un anno fa, B. accolse il presidente romeno Basescu, pubblicamente rimproverato dal francese. Il Cavalier caloroso sigillò le labbra gommose, e avvicinò l’indice a una tempia. Come per dire: “È matto”. Il passo dal matto al resto è brevissimo. Le premesse ci sono, anche se condoniamo l’imitazione di Manlio Dovì, il Sarkò del defunto Bagaglino: “Era una festa per Putin”. E pensare che Berlusconi, in panchina nel 2007 durante il governo Prodi, celebrò come se fosse sua la vittoria del francese: “La netta affermazione di Sarkozy dimostra la volontà di cambiamento”. Ovviamente, Sarkò era bravo perché copiava: “Il suo programma coincide sostanzialmente con il nostro”. In quel maggio 2007 dominava la moda dei cloni: dove trovare un Sarkò o un Obama italiani? Il Cavaliere sputò un po’ di fiele contro Montezemolo, liquidando Sarkò fra i suoi mille ex collaboratori come un Dell’Utri qualsiasi: “Sarkozy è il Berlusconi francese. É stato anche il mio avvocato. Questi cosiddetti uomini nuovi hanno la memoria corta”. Nessuno ci credeva. B. ha insistito: sì, venti anni fa curava i miei interessi in Francia con il gruppo La Cinq contro il governo e i miei soci. Quando Sarkò difese la Georgia dal fuoco russo per l’indipendenza dell’Ossezia meridionale, il Cavaliere, attore non protagonista, s’inventò una missione speciale: “Per fortuna mandai a Mosca da Medvedev il buon Sarkozy, che era il mio avvocato tanti anni fa. Io restai a lungo al telefono con Putin”.

Lactalis, Gheddafi e Bini Smaghi

Le memorie storiche di Carlo Freccero sono diverse, soltanto nel ’94, per la prima e trionfante discesa in campo, Sarkò ministro del Bilancio chiese informazioni su quel personaggio fra televisioni, pallone e politica. Per qualche anno, per finta o per davvero, il Cavaliere e Sarkò sono andati d’amore e d’accordo. Anche perché al francese conveniva: ottimo il patto fra Edf ed Enel per le centrali nucleare (ora un brutto ricordo), bene la resa per il controllo di Lactalis su Parmalat. Una voce contro, in famiglia, c’era già. B. non avrà dimenticato le sporadiche eppure tostissime dichiarazioni di Carlà: “Fiera di non essere più italiana”. La rottura è fresca. Per i permessi furbeschi del governo italiano rilasciati a migliaia di emigranti per farli scappare in Francia: “Possiamo respingerli in Italia”, disse il ministro degli Interni di Parigi. La guerra libica ha isolato l’Italia e cancellato l’unico regime amico del Cavaliere. Mentre decollavano i caccia francesi, il premier italiano rifletteva se fosse opportuno disturbare l’amico Gheddafi, per poi subire l’ordine Nato e mobilitare i nostri tornado (che volavano, ma non sparavano!). Sarkò ha messo a nudo la pochezza internazionale del collega italiano e, adesso, avverte la sua debolezza interna: perché Lorenzo Bini-Smaghi non si schioda dal seggio Bce che spetta a un francese? E quel ronzio che umilia la fedeltà di Carlà, se fosse più di un frequente rumore, avrebbe scatenato l’animo più docile.    Certo, Berlusconi ha rivoluzionato la politica estera. Senza citare de Gaulle e Adenauer, ma insultando i loro eredi.

di Carlo Tecce, IFQ

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