Così la destra stronca artisti e registi di diverso parere

Quand’ero un ragazzo, il movimento studentesco era pieno di imbecilli aspiranti commissari politici che cercavano d’istruire i “compagni! Sui libri da leggere o non leggere. Sulla base di questo prontuario da militanti, Nietzsche  era da considerare non solo un “fascio”, ma un mediocre affabulatore. Era vietato no solo ascoltare Wagner, “proto nazista”, ma anche divertirsi agli aforismi di Ennio Flaiano, bollato come anticomunista. Sostenere la tesi per cui su può essere di destra e allo stesso tempo rimanere grandi artisti era considerato argomento specioso, piccolo borghese e reazionario.

Nel mio liceo milanese fui sottoposto a un autentico processo politico per aver organizzato una lettura del “Dottor Semelweis” di Louis-Ferdinand Céline, forse la più bella tesi di laurea (in medicina) mai scritta, ma gravata dalla colpa di portare la firma di un autore che avrebbe in seguito aderito al nazismo. Trent’anni dopo, il fanatismo imbecille si è trasferito a destra, a volte sulle gambe degli stessi uomini. Alcuni commissari politici di allora, invecchiati e riciclati, più uno stuolo di giovani allievi, spiegano ogni giorno sulla stampa di destra o sulle tv pubbliche che ogni romanzo, film, opera teatrale, architettura, il cui autore abbia espresso idee di sinistra, devono essere considerati il frutto dell’odiata egemonia culturale,. Tanto più se gode di successo.

Per questi poveri ometti, il Nobel a Dario Fo e l’Oscar a Roberto Benigni rappresentavano una prova del complotto universale dell’intellighenzia rossa. Il fatto che La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana o Gomorra di Matteo Garrone abbiano raccolto premi e critiche entusiastiche in tutto il mondo, figurando nella lista dei film del decennio del supplemento culturale del New York Times è da ascrivere all’odio antiberlusconiano. La presenza dei film di Moretti e Sorrentino all’ultimo Cannes, amatissimi dal pubblico francese, è il frutto della pervasiva propaganda anti italiana dell’opposizione. Come se Vincenzo Vita fosse andato sulla Croisette a convincere gli spettatori e i critici internazionali uno a uno. Il critico cinematografico ufficiale della Rai è ormai Selma Dell’Olio, che compare nell’imbarazzante trasmissione di Marzullo e sembra l’imitazione dell’istruttore dei marines di Full Metal Racket. Il suo compito è stroncare qualsiasi film dove compaia una vaga idea di civiltà con l’etichetta di “solita retorica buonista di sinistra”. Nella popolarità dei regimi c’è anche questo tratto umano miserabile. La possibilità per i mediocri di sfogare le proprie frustrazioni, l’invidia per i talenti altrui, a partire da canoni di obbedienza politica, l’eterno fascino sugli imbecilli dell’Indice controriformista.

di Curzio Maltese, Il Venerdì

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: