Star Academy, cronaca di un disastro annunciato

Cronaca di un flop annunciato. L’ennesimo. Sostituire Santoro con Star Academy era un po’ come chiedere a Renzo Bossi di interpretare Jake La Motta nel remake di “Toro scatenato” e lo stesso format, nove anni fa, era stato bocciato su Mediaset col nome iettatorio di Operazione trionfo. Eppure, almeno all’inizio, Rai e soprattutto Endemol ci credevano. Chi scrive ha partecipato alle 3 puntate di Sabato Academy, l’appendice processuale, e ha visto cose che voi umani eccetera. Contratti all’ultimo momento, defezioni e scelta sconsiderata di andare in onda il giovedì sera. I 16 concorrenti erano bravi (ma non si è capito). La prima puntata è un dramma. Problemi tecnici, stecche come se piovesse e Biagio Antonacci – di per sé non Demetrio Stratos – che esegue una cover di Bruno Lauzi affascinante quanto può esserlo uno strip di Borghezio. Si capirà poi il problema: il service che ha vinto la gara d’appalto per il supporto audio era quello (pare) più economico. La mattanza è accentuata da un regolamento oltremodo farraginoso: voti da 1 a 20 (perché?), duetti su duetti. Facchinetti sembra ancora dentro X Factor (“Popolo italiano”, “Push the button”, “Anche Santoro ci sta guardando”. Come no). Anche i giurati non convincono: Lorella Cuccarini, Roy Paci, Nicola Savino e Ornella Vanoni. L’unica a non dare valutazioni non buoniste. La sua refrattarietà ai ritmi tivù – innumerevoli i “Mi scappa la pipì” fuori onda (ma era in onda) – la rende per contrasto funzionante. Tra i tutor piace Ron; gli altri, boh. Passi Syria, sinceramente retorica, ma sfugge cosa possa insegnare il buon Grignani a un giovane (a parte rasare l’aiuola ). Ficcante l’apporto di Mietta, che esorta ad avere “presunzione sul palco”: evidentemente il “trottolino amoroso dududadada”, senza alterigia, non avrebbe funzionato. Gli ascolti sono un calvario: 6,5 di share, derisi e disgregati da Don Matteo (mica niente). La Rai fa però sapere che non chiuderà Star Academy perché crede nel progetto. Al sabato, anzi venerdì sera perché il “processo” va in differita, l’umore è nero. È triste persino il buffet, mesto come una Quaresima. C’è però la convinzione che, con qualche accortezza, la seconda puntata spaccherà. Il superospite è Claudio Baglioni, che gorgheggia sontuosamente ma non risolleva l’audience: 5,5. Nek è Nek e Jarabe de Palo, che in vita sua    ha beccato a fatica mezzo hit, manda in nomination tutti i concorrenti con cui duetta:    più che un cantante, un meteorite. Venerdì fanno sapere che il programma andrà avanti altre due puntate, ma i ragazzi non devono saperlo. É scomparso il buffet e l’allegrezza si fende con un grissino. Autori (bravi) e Daniele Battaglia (garbato conduttore del sabato) ironizzano: “Stiamo inventando l’auditel-capodanno . Sei, cinque, quattro”. Sono profetici, la terza puntata fa poco più del 4. L’ospitone è Luca Carboni (uh), Grignani sbaglia i nomi (Scia-scia diventa “Sasha”) e Facchinetti ha il cipiglio della gioiosa macchina da guerra di Occhetto. Vengono eliminati 5 cantanti, per simulare una semifinale. I microfoni mal funzionano, Roy Paci sembra una comparsa muta dei Sopranos e la Cuccarini si è pettinata contromano dentro la galleria del vento. La Rai, constatata la Waterloo, decide – venerdì scorso – di non fare la quarta puntata serale, allestendo un finale raffazzonato al sabato pomeriggio : senza orchestra e senza giuria. É tornato il buffet, saturo di zucchine depresse e farro scondito. I concorrenti paiono dead (wo)men walking. Qualcuna, come la giovine Julia, polemizza perché “non somiglio mica a Giusy Ferreri”: forse la presunzione di cui parlava Mietta era quella. Commossa più del solito, Syria abbraccia i ragazzi urlando che “meritavate di più”. A tarda notte i cantanti vengono informati delle novità. Scatta l’ammutinamento. Rai ed Endemol minimizzano. Poi, lunedì, vincono ragazzi e tutor: niente epilogo farsa. Con un comunicato stampa, la Rai solleva Facchinetti – incontenibile su Twitter – da ogni responsabilità. E stasera parte X Factor su Sky. Star Academy chiude dopo tre puntate e senza vincitori. Strozzato nella culla. C’era di meglio, ma anche di peggio. Viva la Rai, quanti geni lavorano per noi.

di Andrea Scanzi, IFQ

Il conduttore Francesco Facchinetti    (FOTO LAPRESSE)

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  1. Sostituire Santoro con Star Academy era un po’ come chiedere a Renzo Bossi diinterpretare Jake La Motta nel remake di “Toro scatenato”

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