Una vespa su Ferrero

Sostiene Bruno Vespa: “Un tempo la sinistra era in grado di controllare queste persone… Come ha sentito qui si tratta di professionisti”. Il riferimento è alla testimonianza di un presunto black bloc, appena ascoltata (“Porta a porta”, Raiuno, lunedì, 23.10). Si rivolge a Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, in collegamento, e lo incalza: “Com’è possibile che voi non sapeste niente di tutto questo…”    “Tutto questo” è la violenza che si è abbattuta su Roma ad opera di sedicenti gruppi anarcoinsurrezionalisti. I “professionisti” sono i violenti che hanno messo a ferro e fuoco la città e la “sinistra” è verosimilmente un aggregato politico molto ampio, qui evocato per metonimia, attraverso la contiguità con gli stessi “professionisti”. Con una logica, severa conclusione, senza il bisogno di dover-la esplicitamente formulare: la sinistra – tutta la sinistra – è politicamente responsabile della violenza e ora quindi deve assumersene le responsabilità. Ne deve rispondere. Ma che cosa diceva quel testo? Nelle parole, doppiate da uno speaker e attribuite a uno degli animatori del pomeriggio romano, si poteva apprendere dei black bloc quanto segue: “Siamo organizzati e addestrati alla violenza. Strutturati come falangi. Si sapeva che avremmo agito. Tutti lo sapevano. Avevamo lasciato un Ducato bianco con le armi. Ci sono fra noi specialisti delle bombe carta”. E infine: “Vi do una notizia: non è finita”.    Le ultime due frasi, testuali, sono tuttavia involontariamente rivelatrici. Mettono a nudo una doppia finalità della sedicente testimonianza: minacciare un generico “voi” e informarne preventivamente; “dare una notizia”, con delle forti evocazioni mediatiche, attraverso il filtro di uno specifico linguaggio. Anzi, metalinguaggio. Non solo quindi il bisogno di preventivare future azioni: “Non è finita”, ma il dichiararlo in una formulazione più familiare a quella di un ufficio stampa che a quella di un anarchico. Con una curiosa contaminazione cinematografica finale, alla maniera di un redivivo Terminator: “I’ll be back”, che rende quasi ingenua e scoperta l’operazione. Sembrerebbe essere l’annuncio di una strategia di guerra, apparentemente, ma ci sono dei segnali, delle spie linguistiche e non che l’apparentano piuttosto a una moderna e rinnovata strategia della tensione. O se si vuole della microtensione. La prima è tristemente nota per aver ambiguamente caratterizzato la storia italiana del secondo dopoguerra. La seconda è in fieri. Per Bruno Vespa quel testo invece è da prendere letteralmente, e siccome offre ghiotte sponde, eccolo giocarci a carambola e affondare su Ferrero: “Com’è possibile che voi non sapeste niente di tutto questo? Un profumo di violenza forse doveva arrivare a delle narici esperte…” Dietro la morbida felpa, l’aggressività allusiva è addirittura offensiva. Accostamenti impliciti, equazioni sottintese, falsi sillogismi, per inchiodare la “sinistra” che manifesta alle sue responsabilità.    La strategia della tele-visione si dispiega attraverso le armi subliminali della propaganda “democratica”, che da un secolo a questa parte, come direbbe Chomsky, ha sempre un solo obiettivo: “Impedire il funzionamento della vera democrazia”.

di Luigi Galella, IFQ

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