“Protestare è un diritto.”

Di Pietro sembra averci ripensato. Lui di legge Reale-bis non ha mai parlato. Anzi, invita a buttare quella proposta “nel cesso”, o nel “cestino”, a seconda delle disponibilità. Un ripensamento, rispetto a quella che a molti è apparsa come una uscita che più infelice non si poteva. Di Pietro è sensibile agli umori che la sua base esprime attraverso il web e i social network. In tanti hanno scritto per mostrare il loro sgomento. La svolta “cossighiana”, poi, non è piaciuta a molti dirigenti del partito. Luigi De Magistris, il sindaco di Napoli, sabato era alla manifestazione.    Sindaco, dopo la guerriglia urbana le leggi speciali, quelle che ci riportano al clima degli anni di piombo.    Provo orrore quando sento parlare di leggi speciali, arresti preventivi, perquisizioni di edifici, sedi politiche e sindacali. Mi vengono i brividi quando si ripropone un modello culturale e politico di quarant’anni fa che portò alla criminalizzazione del dissenso, all’ostracismo del pensiero libero, all’emarginazione di fette importanti di una intera generazione. In molti dimenticano che anche per quelle scelte sbagliate il terrorismo riuscì in alcuni periodi a costruirsi un consenso ampio. Non possiamo consentire a 500 delinquenti, teppisti, violenti che non devono avere alcuna giustificazione, di uccidere tutte le conquiste civili e democratiche di questi anni.    Il ministro dell’Interno Maroni plaude a Di Pietro e si dice pronto ad approvare una legge Reale-bis.    Intanto Di Pietro, basta leggere le dichiarazioni di ieri, ha presentato proposte che vanno in una direzione diversa, ma mi fa specie che il ministro Maroni e il governo, vale a dire gli autori dei tagli drastici alle forze dell’ordine, invochino leggi speciali. Perché con i tagli non si può fare più prevenzione e intelligence, ma lei lo sa che a Roma la polizia non aveva un quadro preciso di quanto poteva accadere? E allora, piuttosto che pensare a un clima in cui siano possibili perquisizioni e arresti di massa, ci si occupi di destinare più risorse a polizia, finanza e carabinieri.    Seguendo il filo del suo ragionamento, possiamo dire che un primo risultato i 500 teppisti di Roma l’hanno già ottenuto: il divieto della Fiom a manifestare nella Capitale.    La Fiom-Cgil è una grande organizzazione e andrebbe ringraziata per il lavoro che fa nelle fabbriche e sul territorio. È un baluardo della democrazia, un soggetto che produce cultura, conoscenza dei diritti, partecipazione. La Fiom è un argine contro la violenza, tutto si poteva fare a una organizzazione così, tranne che impedirle di manifestare. Non è questa la democrazia per la quale stiamo lavorando e in nome della quale centinaia di migliaia di persone sono venute a Roma sabato scorso.    Lei c’era e ha cantato anche “Bella ciao”.    Ero nella parte del corteo gestita dalla Fiom. Ho visto operai, pensionati, tantissimi giovani precari, intellettuali e ricercatori universitari. Insomma, la vera ricchezza di questo Paese. È un movimento che pone domande alla politica, ma che allo stesso tempo si mette in gioco, vuole starci, entrare anche nei meccanismi istituzionali per cambiare l’Italia ed imporre un altro modello di sviluppo. Per questi motivi la piazza di Roma fa paura al sistema castale, questi non rompono vetrine, ma certezze, vogliono scassare poteri consolidati. Il sistema ha paura e li respinge, coglie l’occasione dei teppisti per criminalizzarli. Non dobbiamo permettere a 500 delinquenti di sopraffare una realtà sociale che è grandissima.    Sta lanciando il manifesto politico    del suo “movimento”, quello che in molti temono e che chiamano il    “partito di De Magistris”.    Ma lasciamo stare, questi sono giochetti della politica. Io sono un uomo dello Stato, la mia formazione culturale è quella, ho fatto il magistrato per anni e oggi sono il sindaco della terza città d’Italia, ed è stato importante essere in piazza a Roma col movimento. Dire ci sono, lavoriamo sulle vostre proposte, facciamole diventare politica, scelte che possono cambiare la vita di ognuno di noi. Politiche per il lavoro, per il futuro dei giovani, per i beni comuni, trasformiamo con voi le città e lo Stato. Uniamoci per l’alternativa. In questa direzione intendo lavorare anche per il futuro. Non mi piace fare dietrologia, ma noto il rischio di una sorta di convergenza parallela tra i 500 teppisti che hanno distrutto la manifestazione di Roma e violentato una città, e la parte più reazionaria della politica. Quella che vuole conservare il potere. Sempre e a ogni costo.

di Enrico Fierro, IFQ

Primo cittadino

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