Epurazione e liberazione

La scena madre è quella di Stefano Caldoro che festeggia l’elezione a governatore della Campania accanto a Nicola Cosentino, detto “Nick ‘o Mericano”, che gli intona mellifluo “Te voglio tanto bbeneeee…”. Fino a poche settimane prima il Cosentino, coordinatore regionale del Partito dell’Amore, trafficava con Ernesto Sica per eliminare Caldoro con un dossier a base di trans e candidare Sica al posto suo. L’ultima puntata di Presadiretta sulla “Macchina del fango”, curata da Riccardo Iacona e realizzata da Alessandro Sortino, ha descritto la politica italiana meglio di mille saggi dei nostri politologi, quelli che si fanno le pippe sul grande centro, i cattolici e i laici, i moderati e gli estremisti, la destra e la sinistra. Tutto fumo. L’unica chiave di lettura di quel che avviene nel Palazzo da 17 anni è il ricatto, come disse Gherardo Colombo nella celebre intervista sulla Bicamerale. E come tutte le più recenti inchieste s’incaricano di confermare, anche se nessuno vuole prenderne atto. Il primo ricatto nasce con la cosiddetta Seconda Repubblica: lo Stato tratta con la mafia stragista per salvare i politici della Prima condannati a morte da Cosa Nostra, sacrifica al loro posto Borsellino e tanti altri innocenti falciati dalle bombe a Palermo, Firenze, Milano e firma un patto che dura tutt’oggi: Pax Mafiosa in cambio di convivenza mafia-politica. Ci vorranno le rivelazioni di mafiosi (Brusca e Spatuzza) e figli di mafiosi (Ciancimino) per alzare il velo sul Grande Ricatto, ma verranno silenziate da destra e da sinistra. Intanto i politici di ogni colore, a colpi di Bicamerali e bicameraline, si accordano per soffocare Mani Pulite e impedire che si faccia piena luce su Tangentopoli. Così i tangentari scampati alle indagini e riciclati a destra e a sinistra si ricattano rinfacciandosi i rispettivi altarini e trasformando la politica in una fogna a cielo aperto. La presenza di amici di B. e di D’Alema nei casi Tarantini, Telecom, scalate bancarie e Penati spiega quasi tutto. Oggi, a furia di scendere da un girone all’altro dell’Inferno italiano, siamo ormai ai ricatti alla luce del sole: quelli mostrati l’altra sera da Iacona. Le Papi girl e le Papi escort entrano ed escono dalle residenze di B. e lo ricattano assieme a papponi e faccendieri, spillandogli un sacco di soldi e chissà cos’altro. Lui compra senatori per rovesciare il governo Prodi e poi viene ricattato da Sica che sa tutto. La guerra nella Lega fra bossiani e maroniti a base di dossier su storie di letto, corna e massoneria. I vari Papa e Milanese, grazie alle loro entrature nella magistratura e nella Guardia di Finanza, sono accusati di aver raccolto informazioni riservate che, proprio perché restavano top secret, venivano monetizzate con i destinatari. Ed ecco le P3, P4, Ptutto. Paparazzi fotografano politici con donne e trans, poi passano il tutto ai giornali di gossip, specie quelli controllati dal premier, che di solito non le pubblicano: il vero business politico è tenerle nel cassetto e avvertire l’interessato perché faccia il bravo, oppure non avvertirlo e sbatterlo in copertina quando dà fastidio al padrone (Fini e Boffo). Ed ecco i casi Marrazzo, Sircana, Bocchino e chissà quanti altri sepolti nelle fogne del gossip. Al confronto un Corona, che non faceva giochetti politici, pare una mammoletta. E un Tavaroli, che i dossier li teneva per sé e per Tronchetti, uno statista. La legge bavaglio, inventata dal centrosinistra con Mastella, riveduta e corrotta da Alfano e applaudita dal presunto rivoluzionario Pisapia, è una fabbrica di ricatti al cubo perché vieta di pubblicare anche le notizie pubbliche: cioè note a una ristretta cerchia di avvocati, politici e giornalisti, ma non all’opinione pubblica. L’unico antidoto ai ricatti è pubblicare tutto, sputtanare chiunque ha qualcosa da nascondere, mandarlo a casa e rimpiazzarlo con gente nuova, non (o non ancora) ricattabile. Cioè fare ciò che noi italiani, dal fascismo in poi, non abbiamo mai osato: una sana epurazione.

di Marco Travaglio, IFQ

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