Rostagno scoprì gli interessi della mafia sui rifiuti

Nel 1988 la mafia trapanese aveva messo le mani su uno degli affari risultati tra i più lucrosi della storia di Cosa Nostra in Sicilia occidentale: il business dei rifiuti, solidi urbani e speciali, smaltimento, trasporti, ciclo del riciclaggio, anche la costruzione di mega impianti. Fiumi di denaro, miliardi di vecchie lire, tanto da far dire una cosa precisa al capo mafia dell’epoca, Vincenzo Virga, il boss che avrebbe fatto in provincia di Trapani il “portavoce” dell’allora manager di Publitalia e fondatore di Forza Italia, senatore Marcello Dell’Utri. A proposito dell’appena realizzato impianto di riciclaggio di Trapani, pronto già nel 1988 ma mai entrato completamente in funzione, Virga, che lo gestiva tramite società paravento, ai suoi accoliti ne spiegava il funzionamento con una frase a effetto: “Trasi munnizza e nesci oro”. Ed era proprio così.

Solo che questa realtà di connessioni tra mafia, impresa, affari, con di mezzo la politica e tanti “piccioli” , verrà scoperta anni dopo con le indagini della Squadra Mobile. Perché già qualche anno prima del 1988 e fino al 1994, Vincenzo Virga era un imprenditore insospettabile.

MAGISTRATI e investigatori cercavano ancora il suo predecessore, Totò Minore, ma nessuno di loro sapeva che Minore era stato strangolato e sciolto nell’acido nel novembre del 1982 per ordine di Totò Riina, e che nel 1985 Francesco e Matteo Messina Denaro per ordine di Bernardo Provenzano avevano messo Vincenzo Virga a capo del mandamento di Trapani. In quel 1988 a Trapani a parlare dell’anormalità diventata normalità era un giornalista di quelli senza tessera, Mauro Rostagno, ex sessantottino, ex di Lotta continua, che dagli schermi di una tv privata, Rtc, parlava di immondizia e la gente lo ascoltava. Non ne parlò per tanto tempo, fu ammazzato la sera del 26 settembre 1988.    Agli atti del processo per il suo delitto, in corso dinanzi alla Corte di Assise di Trapani, con due conclamati mafiosi come imputati, Vincenzo Virga e Vito Mazzara, mandante e killer, ci sono appunti di Rostagno, dove sono scritti nomi che anni dopo risulteranno coinvolti nell’affare dei rifiuti, negli appalti pilotati. Rostagno , che in tv aveva tirato fuori l’alleanza mai svelata prima tra i mafiosi di Catania e quelli di Trapani, prendeva appunti che conservava gelosamente. Il panorama di quegli anni ‘80 a Trapani e tutto quello scoperto nei 20 anni a seguire è stato spiegato ieri ai giudici dall’ex dirigente della Squadra Mobile di Trapani, Giuseppe Linares, oggi dirigente dell’Anticrimine. “Rostagno era tra i giornalisti una voce fuori dal coro, era circondato dai lupi e i lupi lo hanno azzannato”. Linares nel 2008 ha ottenuto dalla Dda di Palermo una delega per fare nuovi accertamenti sul delitto.

SI È SCOPERTO che nel fascicolo mancava una comparazione balistica con altri delitti commessi nel trapanese. Sono saltate fuori due stesse armi, un revolver e un fucile calibro 12, una serie di analogie con altri omicidi, e poi un nome, quello di Vito Mazzara, uno dei tiratori della nostra Nazionale di tiro a volo, che però, più che al piccione, tirava ai “cristiani”. Vito Mazzara è stato condannato all’ergastolo per efferati delitti, tutti commessi allo stesso modo. La testimonianza di Linares è stata apprezzata dai pm Paci e Del Bene, poiché “ha ricostruito un quadro investigativo oggi fondato su sentenze passate in giudicato e sottolineato ai giudici la serialità di quei delitti che portano la firma di Mazzara, secondo noi Rostagno compreso”.

di Rino Giacalone, IFQ

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