Un condannato ai vertici dell’Anas, farà la nuova autostrada

Settant’anni, pensionato secondo l’anagrafe, una condanna definitiva sulle spalle, Michele Minenna è il nuovo amministratore delegato dell’Autostrada del Molise. È stato nominato dall’Anas, l’azienda di Stato delle strade di cui lo stesso Minenna è stato a lungo uno dei massimi dirigenti e che è proprietaria al 50 per cento della società autostradale molisana insieme alla Regione alla quale per statuto spetta la scelta del presidente. La nomina di Minenna è sorprendente, ma anche no. È sorprendente se si pensa che tra tanti dirigenti che ci sono in giro, l’Anas abbia voluto premiare un manager ritenuto colpevole fino al terzo grado di giudizio.

MA LO STUPORE si stempera se si considera che nonostante le vicende giudiziarie in cui era coinvolto, Minenna ha continuato per anni a svolgere le sue mansioni di alto dirigente e che nel-l’azienda pubblica delle strade capita di trovare personaggi che hanno guai con la giustizia alla guida di uffici nevralgici. Come Alberto Brandani, per esempio, che pur essendo inquisito per falso in bilancio, peculato e abuso d’ufficio, compiuti quando era consigliere Anas, ora è diventato responsabile dell’ufficio strategico della vigilanza interna sulla società stradale e della vigilanza sulla società Quadrilatero per le strade tra Marche ed Umbria.    Sentito dal Fatto, Minenna rivendica la correttezza e l’opportunità della sua nomina. Dice: “È vero, sono stato condannato, ma perché il mio difensore era un inetto. Tre anni fa ho chiesto e ottenuto la riabilitazione e ora è come se fossi incensurato, ho accettato l’incarico non per i soldi, ma per una questione di impegno intellettuale. C’è stato un giornale che ha tirato fuori la storia della mia condanna, ma l’ho querelato e i soldi li darò in beneficenza alla Lega del filo d’oro”. Finita la conversazione, richiama per precisare che la sua nomina a direttore dell’Anas nel 2006 avvenne ai tempi in cui era “ministro dei Lavori pubblici Antonio Di Pietro, il quale ritenne irrilevante la mia vicenda giudiziaria e l’incidente della condanna”.

MINENNA fu condannato in primo grado il 20 ottobre 1998 a un anno e 10 mesi di reclusione con l’interdizione dai pubblici uffici dal Tribunale di Lecce per l’affidamento dei lavori per la variante esterna della città salentina a un imprenditore che aveva chiesto l’aggiudicazione a trattativa privata. Minenna decise di ricorrere contro la sentenza e il 13 ottobre di tre anni dopo la Corte d’appello di Lecce faceva cadere il reato di abuso d’ufficio perché nel frattempo era scattata la prescrizione e riduceva la pena ad un anno. Minenna ricorreva di nuovo in Cassazione che però con una sentenza del 5 giugno 2003 confermava la condanna rendendola definitiva ritenendo che Minenna, in qualità di capo compartimento dell’Anas, aveva firmato la relazione sulla tangenziale di Lecce “con la piena consapevolezza di attestare il falso”.    Due anni dopo la sentenza della Cassazione, l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici in una nota sulla tangenziale leccese aveva parlato di “incongruità dei costi dell’opera” ipotizzando un “danno erariale”. Che poi gli ispettori avevano quantificato: “La strada viene a costare, per soli lavori, oltre 6 milioni di euro a chilometro”. Nel frattempo Minenna aveva fatto carriera volando dalla Puglia alla sede centrale dell’Anas a Roma dove, ai tempi del secondo governo Berlusconi, il ministro delle Infrastrutture di allora, Pietro Lunardi, lo aveva nominato direttore del settore dei lavori, il cuore dell’azienda. A novembre 2002 Minenna era incappato in una nuova grana: arrestato insieme ad altre 36 persone nell’ambito di un’inchiesta su presunte infiltrazioni mafiose negli appalti per i lavori di ammodernamento della A3 Salerno-Reggio Calabria, nel tratto compreso tra Firmo e l’uscita per Cosenza. Alla fine del 2007 Minenna salutò l’Anas e andò in pensione. Ma sette giorni più tardi si ripresentò alla guida dello stesso ufficio con un nuovo contratto a tempo determinato sottoscritto dall’amministratore, Pietro Ciucci, che prevedeva, secondo quanto scrisse allora Panorama, la corresponsione di una retribuzione di “300 mila euro l’anno, esclusi gli emolumenti legati ai collaudi”.

ORA MINENNA viene mandato dall’Anas in Molise per costruire l’autostrada regionale, alla vigilia delle votazioni del 16 e 17 ottobre per la scelta del nuovo governatore. La nuova autostrada dovrebbe attraversare l’Italia centrale collegando Tirreno e Adriatico, 150 chilometri che come la gamba corta di una H dovrebbero mettere in comunicazione le autostrade che corrono parallele da nord a sud, la A1 da una parte e l’Adriatica dall’altra. Costo dell’opera, 1 miliardo e 300 milioni di euro.

di Daniele Martini, IFQ

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