Quel vanitoso che si crede leader

Ora fa il pretendente al trono di Silvio Berlusconi. Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia e leader dell’ala ciellina del Pdl, per dare l’avviso di sfratto al presidente del Consiglio e mettere in mora il segretario del partito Angelino Alfano, ha scelto una testata “nemica”, Repubblica: Silvio deve annunciare subito che mai più si ricandiderà premier e Angelino deve aprire una trattativa con Pierferdinando Casini per allargare la maggioranza. Queste le condizioni dettate in un’intervista pirotecnica. Gli risponde a muso duro, sul Giornale, Alessandro Sallusti: “Come successe a Fini, anche Formigoni è destinato a prendere una facciata sul muso indipendentemente dal fatto che il governo riuscirà a stare in piedi. Perché è ovvio che il leader di una minoranza dei cattolici (Cl) che sono a loro volta una minoranza del Pdl non potrà mai essere il punto di sintesi di un grande partito laico. Ma l’uomo è vanitoso e in queste ore non resiste alla corte e alle promesse di matrimonio del furbo Casini, che ovviamente gli farà fare la stessa fine riservata a Fini”.    Uomo avvisato… Ma il Celeste non fa una piega e prosegue la sua corsa. Ha difeso Silvio fino a ieri, proteggendo dagli attacchi perfino Nicole Minetti, la Preferita del re del bunga-bunga candidata ed eletta consigliera regionale nel suo listino bloccato. Però ora l’aria è proprio cambiata: se anche Formigoni ha mollato Silvio, vuol dire che anche il mondo politico cattolico da sempre più corrivo con Berlusconi lo dà ormai per spacciato. Formigoni detto il Celeste da anni aspetta che venga il suo momento, per espugnare il partito e succedere a Silvio. Nell’attesa, ha attraversato (indenne) una tale serie di indagini giudiziarie da eguagliare quasi Berlusconi. L’ultima disavventura ha a che fare con le firme raccolte (in modo irregolare, secondo la procura di Milano) per la presentazione della lista Formigoni alle ultime elezioni regionali, proprio quelle in cui Minetti fu imposta in lista. Poi, per parare il colpo e cercare di addomesticare i controlli dei magistrati sulle firme, sono scesi in campo anche gli uomini della P3: senza risultati, in verità, ma ci hanno provato.

NESSUN effetto ha avuto anche la brutta storia del petrolio di Saddam Hussein: sì, Formigoni, grazie al suo rapporto con il braccio destro del dittatore iracheno, il cattolico Tareq Aziz, ha ricevuto dall’Iraq di Saddam la più massiccia tra le assegnazioni di petrolio fatte a italiani, nell’ambito del programma Oil for food. A gestire il business, con misteriose tangenti pagate anche a soggetti italiani, era il suo braccio destro, Marco Mazarino De Petro, poi processato, condannato, ma salvato in appello dalla prescrizione. Solo chi ha memoria lunga ricorda la disavventura capitata nel 2001, quando il Celeste, per compiacere la Lega, fece giurare i suoi assessori “alla Lombardia e al suo popolo”. Era, oltretutto, una data dal sapore patriottico: il 24 maggio. Il Piave non mormorò, in compenso quel giorno arrivò un avviso di garanzia al più potente dei suoi assessori, quel Giancarlo Abelli, uomo forte della sanità lombarda, poi processato per aver ricevuto 70 milioni di lire come “consulenza” dal dottor Giuseppe Poggi Longostrevi, l’uomo delle ricette d’oro che riuscì a sottrarre alla Regione Lombardia molti miliardi di lire, al ritmo di 700 milioni al mese. Ci vuole memoria lunga anche per ricordare che Formigoni, a chi gli faceva presente che un suo assessore, Massimo Guarischi, era in conflitto d’interessi perché era anche imprenditore, rispose: “Abbiamo controllato, tutte le imprese appartengono al padre”.

FINÌ CON UNA bella inchiesta sul Guarischi politico che affidava i lavori al Guarischi imprenditore. Quando poi era arrivata l’alluvione che nell’ottobre 2000 aveva fiaccato la Lombardia, il governatore aveva perso una bella occasione per stare zitto: “Avete visto? Le opere sotto inchiesta hanno resistito, dunque sono fatte a regola d’arte”: il giorno dopo, una delle opere incautamente evocate (l’argine di Crotta d’Adda) crollò. Ma il Celeste prosegue dritto come un treno. A mostrare il loro mal di pancia, di tanto in tanto, sono quelli della corrente “laica” del Pdl, stufi dello strapotere della lobby di Comunione e liberazione, attiva attraverso il braccio secolare della Compagnia delle Opere e forte di una corrente che, partito nel partito, ha conquistato una bella fetta di potere dentro il Popolo della libertà in Lombardia e regola gran parte dei rapporti tra politica e affari in Regione. Da tutte le indagini è uscito indenne. Quella sulla discarica di Cerro. Quella sulla gestione della società regionale Lombardia Risorse (un fallimento da 22 mila miliardi). Quella sulla Fondazione Bussolera-Branca (spolpato un patrimonio di ben 170 miliardi di lire). Quando il Celeste fu raggiunto da un avviso di garanzia per abuso d’ufficio, per la discarica di Cerro Maggiore (proprietà di Paolo Berlusconi) in cui la Regione aveva buttato un mucchio di soldi, la risposta fu durissima: “L’attacco contro di me è tutto e solo politico. È il vergognoso colpo di coda di un sistema politico-giudiziario agonizzante, un tentativo estremo del giustizialismo comunista e centralista”. Sembra di sentire Berlusconi e Bossi insieme. Formigoni non ce li farà rimpiangere.

di Gianni Barbacetto, IFQ

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