Pronti a suonare il requiem per il bavaglio?

“Le intercettazioni? No comment”. Maurizio Paniz scende in ascensore dalla Commissione Giustizia di Montecitorio all’Aula e se n’ esce con una “non frase” che è più esplicita di tante spiegazioni. Alla Camera non è ancora successo niente, ma basta il fugace incontro con l’onorevole avvocato del Pdl per capire qual è l’aria che tira per il bavaglio. A Montecitorio si respira quel clima ormai diventato tipico, sospeso tra attesa di un incidente, possibile più o meno in qualsiasi momento e immobilità quasi paludosa. L’inizio del voto sul bavaglio è previsto per stamattina.    Strada in salita, testo incerto. È Sardelli degli ex Responsabili (ora diventati Popolo e Territorio) a mandare il primo avvertimento: “Il nostro voto non è scontato”. Fa un passo avanti il collega di gruppo, Grassano: “Senza modifiche non lo voto”. E i numeri alla Camera sono quelli che sono. Tant’è vero che il relatore, Enrico Costa sta cercando una mediazione da giorni, nel tentativo di attrarre qualche voto anche dal Terzo Polo. In pratica, ha pronta la marcia indietro sui due punti più controversi: l’udienza filtro per decidere quali sono le intercettazioni pubblicabili che vuole anticipare il più possibile e la modifica dell’emendamento che introduce il carcere anche per chi pubblica ascolti irrilevanti. Ma anche così non è tanto certo di convincere gli indecisi. E allora la fiducia si allontana. La linea, in questo senso, la detta il ministro della Giustizia Nitto Palma in un’intervista a Libero: “Non sono favorevole” a porre la fiducia sul ddl intercettazioni. Si tratta di un testo, aggiunge, sul quale “credo si debba svolgere un dibattito sereno”.    Alla Camera, le notizie si susseguono: prima viene convocata in serata una riunione a Palazzo Chigi con i capigruppo del Pdl. Poi, comincia a essere sempre più insistente la voce che di fiducia sul provvedimento proprio non si parla e che anzi è possibile addirittura un suo ritiro. Dietrofront evidentemente difficile a livello di immagine. Poi arriva l’incidente in Aula sul Rendiconto economico a togliere le intercettazioni dal centro della scena. E nello stesso tempo a dare la stura a chi la legge non la vuole. Subito dopo che il governo è andato sotto è il capogruppo della Lega, Marco Reguzzoni a dichiarare che un provvedimento sulle intercettazioni “serve ma le nostre priorità sono altre, per questo spero che venga ritirato”.    Nel clima di caduta libera che si respira a Montecitorio suona come un Requiem. Tanto che Paniz stavolta può parlare: “Non c’è bisogno di mettere la fiducia. Non è un ddl strategico”. Ma è proprio lo stesso che solo qualche giorno fa aveva invocato spavaldo il carcere per i giornalisti? Ma sono le parole del capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto a suonare come la morte politica del provvedimento, quando annunciache “il disegno di legge verrà rinviato”. Rinviato o direttamente ritirato ? Nessuno lo dice esplicitamente, ma il commento che va ripetendo Costa in Transatlantico è più di un’indicazione: “Ci hanno tolto le castagne dal fuoco”. Spiega Federico Palomba dell’Idv: “Non è chiaro cosa faranno, ma sono in evidente difficoltà rispetto a questa legge”. Il provvedimento è già in Aula e per ritirarlo e rimandarlo in Commissione ci vorrebbe un passaggio formale. Spiega il centrista, Roberto Rao che punta a stravincere politicamente: “A questo punto noi il rinvio non glielo votiamo. Devono essere loro a ritirarlo”. Teoricamente il testo potrebbe essere ancora all’ordine del giorno oggi pomeriggio, ma nessuno ci crede. Rao poi dice un’altra cosa, che da giorni molti vanno suggerendo o ventilando: “L’obiettivo del Pdl è la prescrizione breve”. Provvedimento che oggi si comincia a votare in Commissione Giustizia al Senato (e che potrebbe essere licenziato per l’Aula già alla fine della settimana), quello che davvero serve a Berlusconi, visto che lo salverebbe dalla sentenza Mills. Il bavaglio per molti non sarebbe stato altro che uno specchietto per le allodole o una cortina fumogena.    Intanto, il caos aumenta e il futuro della maggioranza in generale diventa più incerto. Non c’è né il tempo né la testa per un vertice sul bavaglio (che infatti viene sconvocato), troppi sono quelli in cui si deve esaminare la situazione in generale. L’opposizione non nasconde l’euforia. Dario Franceschini per una volta parla di una doppia vittoria: “Abbiamo battuto la maggioranza e affossata la legge sulle intercettazioni”.

di Wanda Marra, IFQ

Fabrizio Cicchitto e Niccolò Ghedini ieri alla Camera (FOTO ANSA) 

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