Gli errori a raffica della Gelmini

Dall’esame da avvocato a Reggio Calabria in poi, Mariastella Gelmini e l’Istruzione non sono più andate d’accordo. Di certo nessuno poteva pensare che la sua ignoranza, sommata a quella dei suoi consiglieri, arrivasse a ipotizzare un tunnel internazionale per neutrini. Ma le premesse non erano delle migliori.    A partire da una riforma dell’Università fatta solo per tagliare risorse e aiutare i privati a conquistare i consigli d’amministrazione, (ancora priva dei decreti per renderla esecutiva), e approvata a colpi di fiducia fra le proteste degli studenti, per arrivare al taglio di 8 miliardi e 90 mila insegnanti in tre anni alla Scuola.    Fino alla fatidica galleria. “Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro”. Chiunque abbia una minima conoscenza della fisica di base non si spingerebbe tanto oltre. Evidentemente né il ministro, né il suo ex portavoce Massimo Zennaro (l’unico ad averci rimesso la faccia ma non il portafoglio, dato che è rimasto direttore generale per lo Studente al ministero, ruolo sicuramente più importante nell’istituzione di quello politico di ufficio stampa), né altri suoi collaboratori che hanno ideato, dattiloscritto o inviato il comunicato erano in grado di capire l’enorme gaffe che stavano producendo. Perché l’Italia i soldi li ha investiti davvero e anche il progetto è quasi totalmente realizzato da italiani, ma in questo modo si è solo svilito il loro lavoro.    Dopo quest’insulto alla ricerca e ai ricercatori, che ha scatenato l’ilarità di mezzo mondo e distrutto la credibilità del ministro, si è scoperto l’ennesimo scandalo ministeriale. La Gelmini, con un trucco degno di un mago apprendista, (inutile continuare a chiedersi di chi sia stato questa volta il consiglio) ha deciso di occultare i dati relativi alle bocciature nelle scuole superiori. Il motivo? La linea annunciata dal ministro era quella di rigore e severità, mentre i numeri rivelavano l’esatto contrario: i respinti sono calati del 2% tra il 2008 e il 2011. I professori, quindi, non hanno seguito l’indicazione del Miur ma il proprio giudizio. E il ministro si danna che i docenti svolgano il loro compito, cioè preparare i ragazzi, anziché punirli alla prima occasione.    Ma c’è di più: da oltre due anni il ministero dell’Istruzione ha messo l’embargo su tutti i dati che riguardano i bambini e i ragazzi con disabilità presenti nelle scuole italiane: quanti sono, dove sono, il numero effettivo degli insegnanti di sostegno e il numero di disabili per classe. La denuncia della Federazione italiana superamento handicap (Fish) è arrivata mercoledì, un giorno dopo la rivelazione sui dati manomessi relativi alla bocciature. Una settimana da incubo per il ministro, appena uscita dal “tunnel”. Ma la situazione in questo caso è molto grave. Perché si mettono a rischio sostegno e aiuti ai bambini portatori di handicap. La Fish naturalmente ipotizza che i dati esistano, ma siano così destabilizzanti da dover essere adeguatamente insabbiati. Quest’anno le unità di disabili iscritti dovrebbe essere di circa 190 mila, e per ristabilire il rapporto “due studenti-un docente” secondo Fish mancano 65 mila insegnanti di sostegno. Le famiglie con bambini portatori di handicap stanno facendo (e vincendo) i ricorsi, che costringeranno la Gel-mini a tirare fuori le risorse per contrattualizzarli. Com’è successo con i 67 mila insegnanti che è stata costretta ad assumere, dopo aver tentato di lasciarli a casa, per una pioggia di sentenze a loro favore.    ll rapporto della Gelmini col mondo dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca è sempre stato conflittuale. Nessuna delle sue scelte è stata dettata dall’interesse per il mondo dell’istruzione, se non quello del risparmio economico. Naturale quindi chiedersi: chi ha compilato i 5000 quesiti per il concorso da dirigente scolastico e quanti soldi ha ricevuto? Perché se non ci sono i soldi per i bambini, non ci devono essere nemmeno per gli adulti. Tanto più se ignoranti.

di Caterina Perniconi, IFQ

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