La zarina da “Chi” a Mediobanca

Marina Berlusconi? Ce ne sono due. Una è quella che vediamo, pasdaran di papà, che non perde occasione per difendere in pubblico Silvio, agitando la scimitarra e riempiendo paginate, spesso diligentemente compilate sul “Corriere” dal suo giornalista preferito, Daniele Manca. La figlia più fedele, lo scudo umano del premier. La seconda Marina è invece quella segreta, che solo pochi intimi vedono e quasi nessuno racconta: preoccupata per il declino del padre, che dilapida il patrimonio in ragazze e rischia di trascinare nel suo baratro non solo il partito, ma anche le sue aziende. In una famiglia normale, i figli si riunirebbero per interdirlo, un padre come quello già perfettamente descritto, nella sua sindrome, dalla ex moglie Veronica: un uomo malato, da aiutare. La primogenita glielo ricorda in privato, ma in pubblico lo difende. Così Marina lo scudo umano e Marina la custode dell’eredità convivono non senza difficoltà, in questi mesi convulsi e drammatici.

Fratelli e poltrone

Era una ragazza timida, Maria Elvira Berlusconi, detta Marina, nata a Milano il 10 agosto 1966. Quando il padre la portava con sé, ancora giovanissima, per esempio al mercato della tv di Cannes nei primissimi anni Novanta, non apriva bocca, mentre Silvio parlava e spiegava, attaccava e raccontava barzellette. Ha fatto una bella fatica Carlo Ermolli (che pure crede di essere il Gianni Letta di Milano) a farle da tutore e a introdurla nelle stanze del potere milanese. Alla fine c’è riuscito. Ora Marina ha preso sicurezza – chi l’avrebbe mai detto solo vent’anni fa? – e riesce a oscurare senza fatica le figure degli altri fratelli.    È presidente del gruppo Fininvest, la società di famiglia. Ma preferisce esibirsi come presidente di Monda-dori, che resta pur sempre la prima casa editrice italiana. È membro dei consigli d’amministrazione di Mediaset, di Medusa film e di Mediolanum. Ma fin qui restiamo dentro i confini dell’impero fondato dal padre. È il suo ingresso nel cda di Mediobanca che la fa entrare nel potere italiano che conta, quello che c’era prima di Berlusconi e che proseguirà imperterrito anche senza di lui.    A questo punto, anche le classifiche americane si devono accorgere di Marina: nel 2009 Forbes la insedia al trentatreesimo posto tra le 100 donne più potenti al mondo; nel 2010 la declassa un po’ (destino dell’Italia intera) e la blocca al quarantottesimo. Ma resta pur sempre l’unica italiana in classifica. Lei si gode il potere, incassa le paginate del “Corriere” e non si cura di mostrarsi, qualche volta, sopra (o sotto) le righe. Nel maggio 2009 uno scatto indiscreto la coglie più che alticcia, e con capezzolo in vista, all’inaugurazione del Billionaire’s Disco di Montecarlo.    Nell’agosto 2011 è in topless alle Bermuda: ma a esibirla (evidentemente consenziente) è il fuoco amico di “Chi”, diretto da Alfonso Signorini, che aveva conquistato la sua amicizia, anni prima, regalandole un’introvabile borsa rossa di Hermes da oltre 5 mila euro acquistata in una boutique di Montecarlo.    Nella sede di Segrate della Mondadori ha fama di presidente non altero . La forza polemica le viene fuori negli interventi pubblici.

Saviano e Boccassini

Quando difende il padre, innanzitutto, ma anche quando attacca Roberto Saviano, reo di aver dedicato la laurea honoris causa, che gli era stata concessa dall’Università di Genova, ai magistrati Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Pietro Forno, “che stanno vivendo momenti difficili solo per aver fatto il loro mestiere di giustizia”. Marina si scatena: “Il mestiere di giustizia, come lo chiama Saviano, e coloro che sono chiamati a esercitarlo non dovrebbero avere nulla a che vedere con la persecuzione personale e il fondamentalismo politico che questa vicenda mette invece tristemente sotto gli occhi di tutti”. L’inchiesta Ruby, per la Marina pubblica, è solo spazzatura.

di Gianni Barbacetto e Antonella Mascali, IFQ

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