La notte di Fincantieri

“Cantiere occupato”, è scritto sul cancello Fincantieri. Da due giorni i 700 dipendenti di Sestri Ponente dormono qui. Un gesto politico, ma anche d’affetto: gli operai vogliono restare insieme con i “loro cantieri” che rischiano la chiusura per mancanza di commesse. Non è un semplice luogo di lavoro, ma un simbolo, anche per Genova.    È martedì, Giulio (gli operai ci hanno chiesto di usare nomi di fantasia) si presenta alle sette di sera. Di solito arriva all’alba. In spalla ha uno zaino con la tuta da ginnastica e il sacco a pelo: “Non ce lo porteranno via, questo posto è anche nostro”. Vero, ma ci sono anche ragioni più intime: “Passi di notte e vedi le luci spente, ti sembra che siano già chiusi”, spiega Mario. E Luca: “A casa mi prende l’angoscia. A stare insieme sembra più facile”.    A Sestri la notte degli operai comincia così. Ci si ritrova davanti al cancello che da decenni ogni mattina si spalanca al suono della sirena (da queste parti segna le ore come un campanile laico). Qui, dove sono state costruite navi come Rex, Andrea Doria e Michelangelo, che quando arrivavano a New York tutti si giravano. Questi sono i cantieri della città, anzi, sono Genova. Sono cresciuti uno dentro l’altro. I palazzi che si affacciano sulle navi, la ferrovia con i treni dei pendolari che passa tra i capannoni. Un abbraccio che oggi rischia di stritolare i cantieri (si parla di “ribaltamento a mare”, cioè di spostare tutto oltre i binari anche per lasciare spazio alle immancabili case).    MA È ORA di entrare. Si sale verso il grande parallelepipedo nero lungo centinaia di metri. Gli operai dormiranno qui, nel corridoio degli uffici. È un momento solenne, lo vedi dai volti. Eccoli, tutti a mangiare sul tavolo della sala riunioni (dei dirigenti, con il pavimento di legno specchiato). Sembrano compagni di scuola, qualcuno è oltre la cinquantina, la maggioranza sono sui quaranta. Operai accanto a ingegneri. Addosso hanno la felpa del Genoa, ma anche della Fiom: “Su 750 dipendenti circa 600 sono iscritti ai sindacati, il 60 per cento alla Cgil”, raccontano Giulio Troccoli e Bruno Manganaro della Cgil. I panifici hanno offerto la focaccia, i supermercati la spesa. La gente di Fincantieri ha bloccato la città nei giorni del Salone Nautico. Eppure Genova ha continuato a sostenere i suoi cantieri. Ma adesso che fare? A tavola non si parla d’altro: “Non bisogna mollare, anzi”, propone qualcuno. Luca non è d’accordo: “Se esasperiamo la situazione, gli diamo un pretesto per fregarci”. Difficile decidere se è in gioco il tuo lavoro. Soluzioni? “Dobbiamo produrre altri tipi di navi. Non solo da crociera e da guerra”. Ancora: “Chi comprerà la Tirrenia si impegni a costruire qui i traghetti”. Fuori adesso è buio, aiuta a lasciarsi andare: “Ho paura per la mia famiglia, ho due ragazzi”, “Io sono separato, non potrò pagare gli alimenti”, “Non ho i soldi per il mutuo”. Ognuno racconta le sue paure. I toni sono sobri. Finché si scivola nel sonno, domattina c’è assemblea . Ma qualcuno gioca a carte, a cirulla. Computer e telefonini hanno lo schermo acceso, c’è chi comunica attraverso facebook. Nuove tecnologie, ma una paura antica: perdere il lavoro.    La mattina tutti a prendere il caffè alla macchinetta con il volto stropicciato. Ai cancelli c’è già folla. È la faccia sconosciuta dell’emergenza: gli operai degli appalti esterni. A Genova sono 1.500. Tanti sono immigrati, ma ci sono anche molti italiani: i cantieri sono un universo che raccoglie gente di 55 Paesi. Ecco la storia di uno di loro: “Se dico il mio nome, sarò licenziato”. Promesso, niente nome. Avanti, allora: “Fincantieri subappalta molte attività. Ma le società destinatarie dei contratti a volte esistono solo sulla carta… magari hanno sede al Sud, oppure in Romania. In teoria ci pagano lo stipendio dovuto… ma poi noi lavoriamo dodici ore al giorno, sette giorni su sette, senza ferie, senza cassa integrazione. Poi, quando devono darci la liquidazione, magari la società sparisce nel nulla”. Manganaro, Cgil, aggiunge: “Tutto per 900 euro al mese”. Fincantieri di loro , “degli esterni” non se n’è occupata. E nemmeno la magistratura. In attesa forse della prossima disgrazia.    Intanto si ascoltano le notizie da Roma. Martedì ci sarà l’incontro con il ministro Paolo Romani. Oggi (giovedì) si torna a lavorare. Bisogna finire l’ultima nave da crociera entro marzo. Poi il cantiere per la prima volta resterà vuoto: non ci sono ordini.

di Ferruccio Sansa, IFQ

(FOTO EMBLEMA)

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