Costo del governo, mutui e prestiti: volano i tassi

Le agenzie di rating declassano l’Italia e le banche, gli investitori temono che il Paese sia troppo indebitato, ma alla fine a pagare il conto più salato sono solo e sempre i cittadini italiani. Già perché il ricarico applicato dalle banche sui prestiti concessi a famiglie e imprese, è in costante crescita, per via dell’aumento del prezzo di rifinanziamento degli istituti di credito italiani sul mercato internazionale dei capitali. In altre parole, gli istituti di credito italiani paese devono pagare di più per avere denaro in prestito e a farne le spese, attraverso i diversi prodotti finanziari (dai conti correnti ai mutui fino al credito al consumo), sono le persone comuni. Una recente indagine de Il Sole24ore, fatta sulla base delle rilevazioni del sito Mutuionline sui prestiti per la casa fra giugno e settembre, per esempio, ha segnalato un aumento medio dello 0,30 per cento per i tassi fissi e di circa lo 0,10 per quelli variabili. Per intenderci, secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori, basta uno 0,5 per cento in più per pagare 684 euro in più all’anno su un mutuo di 20 anni, al tasso fisso del 5,5 per cento, per un importo pari a 200mila euro. Non va molto meglio per le imprese: secondo il sito http://www.lavoce.info   nel mese di agosto, le banche italiane hanno aumentato il tasso d’interesse sui prestiti per le nuove operazioni di 30 centesimi di punto rispetto al mese precedente. Nel dettaglio, in trenta giorni, il tasso sui prestiti alle imprese non finanziarie è passato dal 3,34 per cento al 3,65 per cento. Ma quel che è peggio è che gli aumenti potrebbero non fermarsi qui. A prestare il fianco ai sospetti si è aggiunto ieri anche il presidente dell’Associazione bancaria italiana, nonché numero uno del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, che ha rilevato come l’aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento ha causato “un parallelo aumento del costo dei beni e servizi da esse (le banche, ndr) acquisiti”.    QUALCUNO, quindi, dovrà pagare e non è escluso che saranno ancora una volta i correntisti a farlo. Detto in termini diversi la manovra del governo rischia di trasformarsi anche in un boomerang bancario contro i cittadini che hanno contratto un mutuo o hanno anche solo un conto corrente in un istituto di credito italiano. Senza contare i rincari dai possibili arrotondamenti che, con ogni probabilità, interesseranno tutti i settori. Tutto questo in un contesto in cui le banche italiane restano le più care d’Europa. Adusbef e Federconsumatori evidenziano infatti che il differenziale tra Italia e il resto dei Paesi dell’Unione dei tassi medi bancari riservati alle famiglie per i mutui a luglio è stato pari a 0,59 punti, mentre quello per il credito al consumo è stato di 1,1. I tassi medi italiani per i mutui sono, infatti, attorno al 4,78 per cento contro il 4,19 della media europea. Per il credito al consumo i due valori si attestano rispettivamente pari al 7,64 e al 6,53 per cento. Una gallina dalle uova d’oro per gli istituti italiani, ma anche per quelli stranieri che sono presenti sul mercato italiano e che, in casa loro, praticano tassi ben più convenienti. Ma allora perché non fare un’ipoteca su una casa in Italia con una banca per esempio francese? Spiacente, non è possibile per problemi di “incompatibilità” sulle misurazioni dei metri quadrati e delle perizie per rilasciare i prestiti. Bisogna rivolgersi alle filiali italiane che naturalmente sono allineate ai prezzi del nostro Paese. Alla faccia della liberalizzazione dei mercati europei.

di Giovanna Lantini, IFQ

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