Ave Marina

I destini del Paese coincidono con quelli di Silvio Berlusconi, in nome del conflitto d’interessi. Parola della figlia primogenita del Cavaliere, Marina. Ieri la foto della presidente di Fininvest campeggiava sulle prime pagine di due quotidiani: il Giornale di famiglia (inserita nella seconda edizione al posto di un’immagine del nemico Tremonti) e il Corriere della Sera.

Il quotidiano di Sallusti e Feltri ha dedicato l’apertura al vero tormento berlusconiano delle ultime settimane: il risarcimento a De Benedetti per la sentenza Mondadori, 564 milioni di euro . E così l’esposto presentato da Marina B. è riassunto dal titolone “564.000.000 di balle”. La questione è anche al centro dell’intervista che la primogenita del premier ha dato al Corsera. La difesa è su tutta la linea: le inchieste sulle escort sono “inventate”, sono “fango” che diventa “barbarie legalizzata”. Ma soprattutto, Marina B., dà la linea in questa fase di caos e anarchia da fine impero nel centro-destra: “Mio padre non deve assolutamente mollare e non mollerà. Non mi pare proprio ci siano alternative degne di questo nome. La democrazia non si può piegare alle trame di qualche procura e di qualche redazione”. L’ultima frase è la sublimazione del conflitto d’interessi: “Mio padre sta lottando per il rispetto della sua libertà, ma la sua lotta è in realtà una lotta per la libertà di tutti”. Curioso notare che sempre ieri, in prima pagina sul quotidiano di via Solferino, c’era un editoriale solenne del direttore Ferruccio de Bortoli che si concludeva così: “Su questo giornale abbiamo suggerito al premier di fare come è accaduto in Spagna: annunciare che non si ricandiderà, chiedere le elezioni e non trascinare con sé l’intero centrodestra. Nessuna risposta”. In realtà, una risposta forte l’aveva tre colonne più a destra: “Marina Berlusconi: mio padre non mollerà”.

Ferrara: “Vuole mollare”

Accreditata più volte per una suggestiva successione dinastica anche in politica, oggi la primogenita del Cavaliere è il falco numero uno del centrodestra. I destinatari dei messaggi spediti nell’intervista sono due, almeno nell’interpretazione autentica fatta nella cerchia ristretta di Palazzo Grazioli e che di fatto annulla o relega in secondo piano l’avvertimento lanciato da Giuliano Ferrara ieri mattina: “Ho sentito B., è di umore nero e minaccia di andarsene”. Che sia nero e furioso, il Cavaliere, è noto ormai. La sua faccia, tirata e un po’ gonfia, all’incontro con il premier macedone a Palazzo Chigi, era una sorta di manifesto funebre vivente, politicamente parlando. Da qui però a immaginare un suo passo indietro imminente ce ne vuole. Anzi.

Ed è per questo che i primi destinatari del messaggio recapitato da Marina B. sono gli ambasciatori di centro e di sinistra che ancora oggi “offrono di tutto, dal salvacondotto all’amnistia”, per convincere il presidente del Consiglio a farsi da parte. La verità, raccontano dalla cerchia ristretta di B., è che “il presidente non si fida più di nessuno”. I secondi destinatari sono tutti dentro il Pdl. In pratica, il “non mollerà” gridato dalla primogenita è un argine al processo di deberlusconizzazione in atto nel partito. Pure ieri sono stati vari gli esponenti di centro-destra che si sono sbilanciati sul passo indietro nel 2013 a favore di Alfano. La lista si allunga giorno dopo giorno e sta di fatto moltiplicando scenari e correnti nel Pdl. Un impazzimento generale. Si vocifera di un documento degli “scajoliani” per un governo di transizione senza B. e il frondista Beppe Pisanu è più che mai attivo, con la sponda dell’Udc di Casini. Senza contare il problema, enorme, di Giulio Tremonti. In ogni caso, il recinto dove festeggiare la “riunione dei moderati” liberi da B. è il Ppe ma si rischia un’accelerazione “dannosa”, a detta dei più prudenti. Nel senso che l’obiettivo di finire la legislatura nel 2013 con Berlusconi a Palazzo Chigi alla fine si potrebbe rivelare uno specchietto per le allodole del nuovo Caf (Casini, Alfano e Formigoni) e che lo stesso premier potrebbe sparigliare e ribaltare il tavolo (come sogna qualche falco lealista) andando al voto anticipato nel 2012 col Porcellum, per far saltare il referendum. “Tutto è possibile”, dice chi lo conosce bene e parla con lui. Quello che è certo, al momento, è che il premier intende procedere così: portare a casa il decreto sviluppo, andare in tv ad annunciare un nuovo programma di riforme e concludere con il fatidico passo indietro nel 2013 (ma non nel 2012).

Sparisce il nome del leader

In ogni caso la deberlusconizzazione del Pdl sta diventando visibile: la nuova campagna di adesioni vede il simbolo (online e sui manifesti 6×3) di partito senza il nome di Berlusconi. E ha colpito più di un parlamentare pidiellino, l’articolo che l’altro giorno Fabrizio Cicchitto ha scritto per il Giornale. Il capogruppo del Pdl alla Camera, zelante falco berlusconiano, ha ammesso che la “forza del carisma del leader si è ridotta come testimoniano i sondaggi”. Un modo per rilanciare il partito “pesante” contro i teorici del partito di plastica. Questi ultimi oggi hanno nel sottosegretario Daniela Santanché il loro riferimento e cullano il progetto di una formazione alternativa al Pdl e di sostegno o supporto al premier. L’idea è di un anno fa, ma torna di grande attualità in queste settimane concitate, con i nomi di “Forza Silvio” o “Italia per sempre”. Alfano teme tantissimo questa ipotesi. Anche perché il Pdl potrebbe diventare il partito del 25 luglio, mentre la lista di B. sotto forma di “Tea Party” movimentista sarebbe la deriva di Salò. La fuoriuscita dal berlusconismo è ancora lunga.

di Fabrizio d’Esposito, IFQ

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