Montenegro elettrico

Se la patonza deve girare, come il Cavaliere insegna, anche gli affari devono fare il loro giro di valzer. E il Montenegro è l’Eldorado per aziende e banche italiane. “Qui una volta circolavano i rubli degli oligarchi russi, oggi tocca agli italiani”, ci racconta Marko Vesovic, un giovane giornalista che da anni indaga su mafie e affari nel suo paese. Lavora per il quotidiano Dan (Il Giorno), un foglio poco gradito ai gruppi di potere padroni del Montenegro. La redazione è un bunker, un riquadro in prima pagina informa che sono passati oltre duemila giorni dall’assassinio di Dusko Jovanovic, il direttore del quotidiano. Tortuga dei Balcani negli anni Novanta del secolo passato, quando dalle insenature di Bar partivano le navi cariche di sigarette di contrabbando per camorra e Sacra corona unita, poi Montecarlo dei Balcani da quando il Paese separò le sue sorti da quelle della Serbia di Milosevic. Comunque sempre il regno di Milo Djukanovic, l’uomo che è stato per un ventennio l’artefice dei destini del Montenegro. Dal 21 dicembre 2010 non è più primo ministro, ma non è fuori dalla politica. Al governo c’è un suo pupillo, Igor Luksic, 34 anni, il suo partito è maggioranza, e gli affari, quelli che contano, devono necessariamente passare attraverso la Prva Banka di suo fratello Aco. È il forziere di famiglia, dicono a Podgorica, arricchito, sostiene la Dea (l’antidroga americana), dai soldi del narcotrafficante internazionale Darko Saric.    Per il New York Times, Milo Djukanovic è “un affarista senza scrupoli”, che le procure antimafia di Napoli e Bari volevano arrestare per contrabbando internazionale di sigarette e per aver fornito coperture e aiuti ad almeno 15 criminali. L’inchiesta fu archiviata nel 2009 perché Milo era un capo di governo ed era coperto dall’immunità. “E adesso cosa succederà – ci chiede il giovane collega Vesovic – Mi-lo non è più primo ministro, lo processeranno?”.

IMPROBABILE, perché nel frattempo il Montenegro è diventato terra di conquista di grandi aziende italiane. La svolta con la visita di Berlusconi il 17 marzo di due anni fa. Pacche sulle spalle, barzellette, foto e soprattutto contratti. La copertina di Monitor del 23 settembre è un fotomontaggio di Milo e Berlusconi che ballano, sullo sfondo due belle ragazze (il riferimento è alle gemelline Knezevic), roulette e tavoli da poker. “Orge, elettricità e altre storie” è il titolo. Perché al di là di fidanzate bellissime e giovanissime, è il business dell’energia il vero obiettivo dell’Italia in Montenegro. Al centro il grande affare di Terna per la costruzione di un elettrodotto che dovrà collegare Tivat a Villanova (Pescara), 415 chilometri di rete, di cui 390 sottomarini, che vedono la società italiana investire 760 milioni di euro assieme ai montenegrini che ne impegnano 100. Protestano giornali, gruppi ecologisti e partiti di opposizione in Montenegro, ma a Terna assicurano che l’affare porterà un risparmio sulla bolletta energetica italiana di 225 milioni di euro l’anno a partire dal 2015, quando l’energia prodotta sarà di almeno 1000 megawatt. Affare conveniente, ma sul quale la magistratura italiana vuole vederci chiaro: il 15 dicembre dell’anno scorso, il pm della procura di Pescara Gennaro Varone, ha mandato i carabinieri negli uffici del comune per sequestrare tutti gli atti relativi all’elettrodotto.    L’inchiesta va avanti, ma c’è un altro business che vale la pena ricostruire, l’acquisto del 43% della società energetica elettrica montenegrina Epcg, da parte del colosso A2a, la multiutility dei comuni di Milano e Brescia. Un accordo top secret, visto che i Comuni e le migliaia di piccoli risparmiatori, ancora oggi, non possono prendere visione del protocollo di intesa che ha portato all’acquisto delle quote della Epcg, e al 39,49% della miniera di carbone di Pljevlja. Il grosso della somma (più di 300 milioni di euro) è stato depositato nella banca dei Djukanovic, la Prva Banka. Il presidente del consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, durante l’assemblea degli azionisti, alla domanda di un investitore sul perché venisse utilizzato l’istituto tanto chiacchierato, ha risposto che la banca era un’istituzione storica con cent’anni di attività. In realtà, la Prva non ha cent’anni di vita: è stata rifondata nel marzo del 2007, grazie all’acquisizione della società Monte Nova, una partecipata di Ako Djukanovic. Altro particolare interessante: al momento dell’accordo la Prva è in grosse difficoltà finanziarie, al punto che la Banca centrale del Montenegro è costretta a intervenire con un generoso prestito di 44 milioni di euro.

L’ACQUISIZIONE da parte di A2A del pacchetto azionario di EPCG, rivela non poche sorprese: nel maggio del 2009 la quotazione del titolo è di 4,498 euro, mentre nel mese di settembre quando a Milano decidono di comperare il 43,7% della società montenegrina, la quotazione vola a quota 8,092 euro per azione. Nel mese di novembre il titolo scende a quota 4,50; fino al crollo di oggi: 2,50 euro per azione. Perché A2A ha acquistato il pacchetto azionario pagando il prezzo più alto dal maggio 2009, pur sapendo che il titolo tre mesi prima aveva una quotazione inferiore di almeno 4 euro ad azione? Misteri, “orge, elettricità e altre storie”.

di Enrico Fierro, IFQ

(ha collaborato Leonardo Piccini)

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