L’incendio della moschea infiamma Israele

Case a schiera, cubi di cemento grigi, al massimo una mano di intonaco beige. I villaggi beduini israeliani non hanno nulla a che vedere con le tende, i tappeti e le atmosfere nomadi del deserto. Soprattutto i beduini dell’alta Galilea – nel nord di Israele, sopra il lago di Tiberiade – da anni sono diventati stanziali, lavorano con gli ebrei israeliani così come con gli arabi israeliani, cioè i palestinesi che vivono in Israele. Dopo aver ottenuto la cittadinanza israeliana, pur essendo di fede islamica, prestano il servizio militare in Tsahal, l’esercito israeliano. Per questo ciò che è accaduto due giorni fa nel villaggio di Tuba-Zanghariyya, fa paura al governo Netanyahu e al presidente Shimon Peres, che si è subito recato a visitare la moschea del villaggio, data alle fiamme domenica sera dagli estremi di destra ebraici di Rosha Pina, il grande insediamento che sorge accanto a Tuba-Zanghariyya. “Se diamo la possibilità a questo estremisti messianici ebrei di provocare gli arabi beduini e palestinesi che risiedono qui in Israele, la tensione tra i veri gruppi etnici potrebbe esplodere violentemente e mettere in pericolo la sicurezza di tutta Israele, perché questo non è certo l’unico grande villaggio beduino, ce ne sono un po’ dappertutto sparsi sul territorio israeliano”, dice al Fatto un ufficiale della polizia che chiede l’anonimato.    ATTORNO alla moschea bruciata, ci sono pietre, bossoli di gomma e proiettili di gas lacrimogeno. Il perimetro è stato recintato da transenne e la scritta: “Il prezzo da pagare”, con cui i coloni ebrei in genere firmano i loro attacchi, è stata cancellata dalla polizia israeliana. Ma, sia la visita di Peres, accompagnato dagli imam della zona e da alcuni prelati cattolici, sia la condanna di Netanyahu, non hanno placato l’ira di beduini e palestinesi, in questa zona a cavallo tra Israele e Cisgiordania. Ieri mattina, non appena arrivati ci siamo trovati in mezzo agli scontri tra gli abitanti del villaggio (circa 6.000) e i soldati che cercavano di impedirgli di andare a Rosha Pina, per tirare pietre ai coloni ebrei. Durante i momenti più accesi degli scontri si sono sentite raffiche di mitra. Nessuno è rimasto ferito, probabilmente sono state sparate in aria come deterrente.

“È LA PRIMA volta che i coloni osano bruciare una moschea sul territorio israeliano – ci dice il proprietario di un piccolo albergo, non lontano dalla moschea – segno che qui nessuno di noi può più sentirsi sicuro. Eppure noi beduini non abbiamo nulla contro Israele, e anche se da qualche tempo abbiamo problemi a guadagnarci il pane, però non siamo i soli, guardate quante proteste ci sono state anche da parte dei giovani israeliani per il caro vita, non abbiamo mai voluto prendere parte alla questione del conflitto israelo-palestinese. Ma i coloni odiano tutti quelli che non sono ebrei. Se il governo non li ferma, sarà un bel guaio”. Il problema è che i coloni odiano persino il governo Netanyahu, finora il più ossequioso nei loro confronti , grazie anche all’atmosfera razzista creata dal ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, che aveva sbaragliato gli avversari nell’ultima campagna elettorale, al grido di: “Gli arabi israeliani non possono far parte dello Stato ebraico, devono andarsene”. Gli arabi israeliani compresi i beduini sono circa 2 milioni su una popolazione di 10 milioni di abitanti. Risiedono soprattutto nel nord. Perciò anche su di loro cadrebbero i missili che ieri il presidente siriano, Bashar Al Assad, ha detto di essere pronto a lanciare su Israele, qualora la comunità internazionale dovesse decidere di “attaccare” la Siria. Come ha più volte detto lo scrittore David Grossman: “Noi e i palestinesi, per colpa del radicalismo di ogni religione, dei coloni e di un gruppo di ebrei messianici, che stanno facendo arretrare il livello di democrazia nel nostro Paese, stiamo precipitando verso l’inferno, avvitati in una spirale di odio reciproco”. Mentre tutti, Paesi arabi compresi, strumentalizzano questo dramma.

di Roberta Zunini, IFQ

La moschea di Tuba-Zanghariyya devastata dal fuoco (FOTO ANSA)

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