Firenze è roba sua, Renzi rottama la sinistra

“Se Matteo Renzi possiede un cavallo, prossimamente ce lo ritroveremo in giunta a Firenze”. Questa è la battuta che gira nel capoluogo toscano dopo il rimpasto monocolore del sindaco-rottamatore che ormai si è conquistato il soprannome di “Caligola”.

Aveva annunciato “qualche aggiustamento” all’assemblea e invece Renzi ha realizzato una vera e propria ricomposizione, soprattutto politica: sette assessori su otto del Pd, ad eccezione di Giuliano da Empoli, tra i fondatori dell’Api di Francesco Rutelli e vicino alla Fondazione Italia Futura di Montezemolo. Sono rimasti fuori i socialisti di Riccardo Nencini e l’Italia dei Valori. Sel non è stata neanche considerata. Il tentativo di contattare il sindaco e sentire il suo parere è andato a vuoto, non siamo stati richiamati. E non siamo gli unici che chiedono spiegazioni: Renzi, che ormai ha abbandonato il ruolo di portabandiera dei “giovani” del Pd ed è impegnato nel tentativo di presentarsi come antagonista di Pier Luigi Bersani alle primarie, appare più come una mossa di strategia nazionale che locale. Del resto il democratico e cattolico Renzi non ha mai nascosto di preferire l’alleanza con l’Udc di Pier Ferdinando Casini – che ha incontrato a Firenze due settimane fa per parlare di amministrative – piuttosto che quella col partito di Antonio Di Pietro.    Nella giunta fiorentina entra Titta Meucci che ottiene due deleghe pesanti: urbanistica (finora rimasta nelle mani del sindaco) e ambiente. Resta fuori la socialista Elisabetta Cianfanelli e non viene reintegrata la poltrona destinata all’Idv.

“RENZI STA distruggendo il centrosinistra – spiega il segretario toscano dell’Italia dei Valori, Fabio Evangelisti – è un uomo solo al comando. A lui Firenze serve solo come ‘predellino’ verso la candidatura nazionale, della città non gli interessa più niente e la lascia ai suoi uomini”.    Sabato sera, durante l’intervento alla festa provinciale dell’Unità, Renzi ha dichiarato che l’Idv “non è un partito affidabile per governare”. Parole che hanno fatto infuriare Evangelisti: “Se il sindaco di Firenze davvero crede che l’Idv offra un sostegno a Berlusconi, vale la pena ricordargli che, senza bisogno di pellegrinaggi ad Arcore, siamo stati noi a raccogliere le firme e a promuovere i referendum contro il nucleare, il legittimo impedimento e in difesa dell’acqua pubblica, che hanno segnato il più grande schiaffo degli ultimi anni per le politiche del governo. Lui, invece, strizza l’occhio al genero di Caltagirone, magnate del cemento, degli inceneritori, socio di spicco di Acea. Della serie cosa non si fa per una poltrona in parlamento”.

La polemica contro Renzi era stata innescata anche dalla Cgil durante la manifestazione alla quale il giovane “rottamatore” non ha presenziato, definendosi più vicino alle posizioni di Sergio Marchionne. In piazza campeggiava un grande striscione che recitava “Renzi, il sindaco che la destra ci invidia”. E, forse, con la quale vuole allearsi. I fiorentini, come molti italiani, non gli hanno ancora perdonato la sua visita ad Arcore. E spesso per questo motivo viene fischiato durante le sue uscite pubbliche. Anche all’estero lo considerano un esperto di Berlusconi, tanto che il New York Times di martedì pubblicava un duro pezzo contro il premier e Renzi veniva coinvolto dal giornalista come opinionista. Su tutt’altre posizioni il presidente della Regione, Enrico Rossi, che si è schierato a favore di un accordo imperniato sull’asse Pd-Sel-Idv. “Se a Renzi certi temi o certe alleanze non vanno a genio – ha concluso Evangelisti – possiamo sempre rottamarlo, anzi farlo riciclare in altri lidi. Magari smetteranno di invidiarcelo, ma probabilmente ne guadagnerà la coalizione e, se corre a Roma, senz’altro anche la città di Firenze”. La risposta del sindaco? “Se vogliono andare, ciao!”.

POI È ARRIVATA la polemica col partito di Nichi Vendola: “Smentiamo che siano state conferite deleghe al consigliere di Sel, Eros Cruccolini, come riportato da alcuni organi di stampa – ha detto il coordinatore provinciale Lorenzo Falchi – abbiamo più volte richiesto un incontro al sindaco nei mesi passati, per discutere del governo della città, ma di fronte alla mancata volontà di confronto sui programmi e sulle idee per la seconda parte del mandato, abbiamo valutato, nel caso ci fosse stato richiesto, non utile e non possibile un impegno di Sel nella giunta”. Meglio fuggire, insomma, prima che la città venga ribattezzata Fi-Renzi.

di Caterina Perniconi, IFQ

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