Il ground zero della verità

Dieci anni di versioni ufficiali sull’11/9 hanno rafforzato la sindrome del complotto

   La sindrome del complotto fa parte della storia del carattere americano. E si spande, come molte altre ossessioni, o prodotti, americani, a vasta parte del emisfero settentrionale, e oltre. Nella ricorrenza dei dieci anni degli attentati dell’11 settembre 2001 la sindrome riprende forza ed è parte integrante delle rievocazioni storiche di quello che per tutto il mondo è l’11/9.    Chi coltiva il dubbio delle verità ufficiali tende a usare le parole e le espressioni che governi e regimi hanno coniato per motivare la loro politica e le loro scelte: tra queste la abusata “smoking gun”, la pistola fumante – espressione da Far West – la prova regina, parola-chiave del built up, della raccolta di indizi a carico di Saddam per sferrare l’attacco all’Iraq nel 2003, atto secondo della guerra globale al terrore post 11 settembre dopo l’Afghanistan dei Taliban e di Bin Laden.    MA NEL CASO degli scettici che dal giorno del crollo delle Torri Gemelle di Manhattan non hanno mai smesso di raccogliere indizi sulle verità nascoste e inconfessabili del potere americano, le pistole fumanti sparano un “fuoco amico” che colpisce il popolo americano, un’opera di cecchinaggio della realtà che vuole impedire ai comuni cittadini di capire e sapere come sono andate esattamente le cose.    Di queste pistole fumanti parla l’ultimo libro a cura di Giulietto Chiesa “Zero ²”, che raccoglie i saggi di diversi esperti e personalità del mondo non allineato alle verità ufficiali. Ogni pistola fumante analizza un aspetto – tecnico, psicologico, sociale – della menzogna edificata sul crollo del World Trade center e tutto quello che questi dieci anni di storia accelerata e senza sosta ha prodotto. Di fatto, per Chiesa, Ravera, Cardini, Fracassi, Modugno, per restare agli autori italiani del libro – edito da Piemme, Mondadori – (tra gli internazionali Gore Vidal o Thierry Meyssan, autore del bestseller “La spaventosa impostura”), un ordine mondiale studiato a tavolino da “Superclan” del potere – politico-economico – che guidano i destini di più o meno inconsapevoli e ignari cittadini.

LA MESSE di informazioni tecnico-scientifiche sull’impossibilità del crollo delle Torri Gemelle, sul tipo di ordigni usati per tirarle giù, sulle connivenze tra apparati militari e organizzazioni civili, la sterminata rete di disinformazione creata dalla Casa Bianca (ma anche da apparati “deviati”, si direbbe in Italia, dei servizi di sicurezza statunitensi) è impressionante e pare capace di trovare risposte a ogni falla, a ogni buco delle informazioni ufficiali. Fino a formare una verità parallela e speculare composta della stessa materia di quella fornita da Stati e organizzazioni governative. Di dare le risposte che i governanti “non possono – ma talvolta non sono in grado di – dare”, come ricordava Vittorio Zucconi di recente per cercare di spiegare questo bisogno di avere altre versioni e dimostrazioni di cosa accadde quella mattina di aria tersa sulla costa orientale degli Stati Uniti. Un bisogno di capire e sapere per costruire certezze che il potere non può garantire se non al prezzo di un’adesione quasi totale alle versioni fornite. Una necessità che si trasforma anche in uno strumento commerciale, decretando il successo di opere e persone che dimostrano verità alternative, finendo per far parte del grande business delle verità.    (S. C.) Ifq

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