Se il gioco vince su tutto, ecco come lasciare perdere

Si parla poco dei rischi del gioco d’azzardo, forse perché garantisce ampi proventi allo Stato. Ma ormai sono circa 700 mila gli italiani che soffrono di dipendenza patologica dal gioco (carte, cavalli, slot machine, gratta&vinci, scommesse, lotto, bingo…). Che provocano quell’impulso irrefrenabile a tentare la fortuna ben oltre le proprie disponibilità economiche. E tre milioni sono le persone considerate a rischio. Di qualsiasi fascia sociale: un tempo il giocatore compulsivo era per lo più maschio, celibe, de mezz’età e media istruzione, oggi l’offerta di giochi è così diversificata che può compromettere chiunque, Anche le fasce più deboli: i giovanissimi, i pensionati, i disoccupati, gli immigrati.

Sintomi: si arriva a giocarsi la camicia per tentare di rifarsi delle perdite; si è posseduti da un’ossessione che fa trascurare gli affetti, il lavoro, gli amici. A livello profondo (parola di esperti), si tenta di sfuggire – con quel brivido – alla depressione; si cercano emozioni forti e perché si è incapaci di costruirsi una vita piena; e, effettivamente immaturi, si spera di ottenere dal gioco ciò che non si trova nelle relazioni intime…La cura è difficile, perché raramente il giocatore chiede aiuto: a farlo sono per lo più i famigliari, travolti dai debiti.

Sono nate, però, realtà terapeutiche sperimentali. Come l’Associazione San Benedetto di Livorno (www.associazionesanbenedetto.org): dopo le 16, quando chiude il suo centro diurno per i tossicodipendenti, accoglie e cura i giocatori patologici: con psicoterapie individuali e di gruppo, ma anche aiutandoli a pianificare la restituzione dei debiti. O l’Associazione Orthos (www.orthos.biz) , che propone invece un soggiorno di tre settimane nelle proprie strutture, a Siena o a Milano, per interrompere i comportamenti compulsavi e affrontare, con una psicoterapia di gruppo intensiva, gli aspetti problematici della personalità. (Dopo quei venti giorni, ci si incontra periodicamente per verificare i risultati). Non solo: ci sono altri centri di terapia in Italia. L’elenco è sul sito www.giocaresponsabile.it

di Antonella Barina, Il Venerdì

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