“Il processo lungo? Come le leggi razziali fasciste”

La legge sulle intercettazioni è di nuovo qui, dietro l’angolo. Dopo il tentativo di blitz di fine giugno, quando il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, tentò in ogni modo di farla approvare prima della pausa estiva, ecco che ora la legge sta per arrivare davvero in aula alla Camera. Il momento è propizio e il tempo è scaduto. Mentre il Csm fa a pezzi l’altra trovata del Cavaliere per salvarsi dagli scandali in corso, il processo lungo, la legge bavaglio sta per tornare al centro della scena. Subito dopo l’approvazione della manovra, per il Cavaliere si riproporrà l’emergenza tribunali. E, appunto, intercettazioni. Da Bari starebbero per irrompere quelle relative all’inchiesta Tarantini-Lavitola; per B. – che ieri le ha definite “un’indecenza” – quanto di peggio potesse capitargli sul fronte di una credibilità politica molto compromessa ma mai, ancora, come potrebbe essere dopo. Specie sul fronte internazionale. Meglio correre ai ripari.

IL DDL è infatti calendarizzato in aula a Montecitorio per l’ultima settimana di settembre. Il segretario pidiellino, Angelino Alfano, aveva giurato – in agosto – che la legge sulle intercettazioni sarebbe rimasta “dormiente” fino a dopo l’approvazione della manovra, ma ora si ricomincia. “Dobbiamo spazzare via le anomalie nell’uso delle intercettazioni” ha tuonato solo qualche giorno fa il neo Guardasigilli Nitto Palma. E anche la strategia è pronta. Dice Cicchitto (2 settembre): “La pubblicazione di intercettazioni telefoniche che consentono di rendere pubbliche conversazioni del tutto private anche del presidente del Consiglio, mettono in evidenza che è del tutto giustificata la collocazione nei prossimi lavori parlamentari”. In sostanza, al momento dell’arrivo in aula, il provvedimento sarà probabilmente blindato dalla 50esima richiesta di fiducia per evitare che qualsiasi modifica possa farlo tornare indietro nuovamente al Senato; i tempi sono importanti e se serviranno modifiche si potrà sempre intervenire in un secondo tempo. Il governo, anche su questo fronte, mostrerà grande fretta di mettere un bavaglio, soprattutto alla stampa. Fondamentale, per il Cavaliere, che le intercettazioni non siano pubblicate dai giornali o trasmesse da altri media e, vista l’emergenza “ad personam” incombente, la legge sulle intercettazioni potrebbe essere approvata in via definitiva già ai primi di ottobre. Per Berlusconi, sarebbe fondamentale non tanto per i processi che sono già in corso, quanto per quelli a venire; le carte da Bari si annunciano scottanti, su Napoli c’è ancora molto da indagare e non a caso i magistrati che conducono l’inchiesta sulla P4 lo ascolteranno martedì a Palazzo Chigi. Anche Tremonti è interessato alla faccenda e in Parlamento c’è, di fatto, un partito trasversale che in caso di fiducia si dimostrerà compatto.

INSOMMA, mettere il bavaglio alla stampa il più presto possibile per evitare che nuove rivelazioni mandino il governo a gambe in aria più di quanto non sia riuscita a fare la speculazione finanziaria. E per i processi in corso, avanti con il processo lungo, ieri salutato ancora da Antonio Di Pietro come “uno scempio del diritto”, dopo che il Csm aveva appena calcolato conseguenze di ”portata dirompente” sul sistema giustizia. Il ddl Lussana, passato anch’esso a fine luglio in Senato, a parere del Csm segnerà la ”morte del processo penale”, perché gli imputati che possono permettersi un buon avvocato non saranno mai condannati, ma si vedranno riconoscere un ”diritto alla prescrizione”. Esattamente quello che cerca Berlusconi, anche se alla Camera il ddl Lussana ha subito trovato nella presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, un nemico giurato; il suo iter, dunque, non sarà certo “lampo”, ma ci sarà da evitare, per dirla con il primo presidente della Cassazione, di comportarsi “come all’epoca delle leggi razziali del fascismo, contro le quali mancò una reazione adeguata”. Toni allarmanti per nulla stemperati dal componente laico del Pd nel Csm, Claudio Giostra: “Il sistema imploderà, si va verso il baratro”.

di Sara Nicoli, IFQ

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