L’Italia che si regge sul patto scellerato tra legale e illegale

Anni fa andai a Casal di Principe, nel casertano, dove per ordine della camorra negozi e uffici dovevano essere chiusi per solidarietà a un capo mafia locale arrestato dai carabinieri. Avevo l’indirizzo di un onorevole democristiano nemico della camorra e a casa sua trovai un giovane parroco in fama di anticamorrista. Furono molto gentili con me e molto duri sulla camorra. Un mese dopo, sui giornali c’era la notizia che nella parrocchia di Casal di Principe la polizia aveva trovato un arsenale di mitra e bombe a mano, l’arsenale della camorra che il parroco teneva a disposizione dell’onorata società. Un caso limite, si dirà, ma quest’ambiguità italiana fra il legale e l’illegale, fra le guardie e i ladri non fa parte di quel modo di vivere inconfessabile ma praticato dal Brennero a Capo Passero?

L’onorevole democristiano sapeva benissimo che il parroco faceva qualche favore ai camorristi, il parroco sapeva benissimo che l’onorevole democristiano viveva in una bella e grande casa, sicuro di non essere disturbato dai camorristi che gli davano pure il loro voto in cambio di un reciproco rispetto: io non do fastidio voi e voi non lo date a me, alla mia famiglia e alla mia casa.

E infatti in quel giorno feriale i negozi erano tutti chiusi per solidarietà con Sandokan, il capo mafioso arrestato. Il patto di convivenza fra Italia legale e Italia mafiosa è uno dei fondamenti della nazione, come quello proverbiale fra guardie e ladri.

Eppure ogni volta, cioè ogni giorno, in cui si conferma apertamente, tutti fanno a gara a negarlo. A chiunque avessi chiesto quel giorno a Casal di Principe perché i negozi erano chiusi mi avrebbe risposto con un prudente “che ne saccio”, certo nessuno mi avrebbe detto che era una prova di simpatia per il capo mafioso in quei giorni arrestato. Su questo legame fra il legale e illegale gli italiani sono pronti a mentire. Lo negano anche se non solo è visibile nella vita quotidiana, ma indispensabile. Così il politico accusato di conoscenze mafiose le nega sdegnato ance se è notorio che nelle province mafiose o camorriste non fai politica se non ha rapporti di convenienza con l’onorata società.

È di obbligo la solita manfrina: respingere indignato ogni accusa e ogni sospetto. Finti sdegni che fanno il paio con quelli che, accusati di aver rubato, spiegano che è stato per il partito, come se fosse una giustificazione attendibile, come se non gli fosse rimasto qualcosa fra le dita.

Indignati, in fiera attesa che la maldicenza sia smentita, che le insinuazioni siano sbugiardate, che opinione pubblica e pubblica informazione riconoscano che il nostro è persona integerrima.

di Giorgio Bocca, Il Venerdì

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: