La Fiat folgorata da Comunione e Liberazione

La domanda è: perché i vertici Fiat si sono trasferiti in massa al Meeting di cielle? L’ad Sergio Marchionne ci è venuto due volte in tre giorni. Domenica per cercare un posticino sotto l’ombrello di Napolitano, il cui discorso è stato pubblicamente promosso, approvato e sottoscritto dal medesimo Marchionne a microfoni unificati. E poi ieri, in occasione dell’incontro pubblico del presidente John Elkann. Della campagna riminese si accorge anche l’Ansa, con un’agenzia che racconta: “Strette di mano, pacche sulle spalle, incoraggiamenti e un mare di applausi. E’ un’accoglienza da star quella che il Meeting di Rimini riserva al presidente di Fiat, John Elkann e all’amministratore delegato Sergio Marchionne”. Offensiva d’immagine accuratamente studiata: il mercato è in calo, i titoli Fiat in caduta libera (anche se ieri han preso fiato, guarda un po’, dopo le esternazioni riminesi). Per Elkann è un piccolo debutto: sotto l’occhio vigile di Marchionne, seduto in prima fila, viene intervistato dal presidente della Compagnia delle opere, Scholz e dall’immancabile e petulante “rappresentante dei giovani”. Lui risponde a domande precedentemente concordate ed è un po’ Jaki e un po’ John: si parla di tutto, dalla competitività del Paese al lessico familiare di un giovane padre. Dall’integrazione culturale all’importanza della formazione. Il presidente di Fiat, camicia azzurra da bravo ragazzo (ma nessuno ha mai avuto dubbi), si lancia in una difesa della scuola pubblica più “responsabilizzante per i ragazzi”. Affermazione assai condivisibile, ma chissà che avrà pensato l’adorante platea delle scuole cattoliche?

IL PIATTO FORTE lo sfodera verso la fine, con disinvoltura ancora da affinare: “La Fiat vuol continuare a produrre automobili in Italia. Ma l’Italia vuole continuare a produrre automobili?”. Fumosa dichiarazione che Marchionne chiarirà in una solo apparentemente improvvisata conversazione con la stampa. ”Soltanto quando avremo la certezza di poter governare i posti in cui investire, lo faremo. Ora la certezza non c’è. Per quanto riguarda Pomigliano, abbiamo preso un impegno e lo portiamo avanti, l’investimento è partito. Abbiamo congelato Grugliasco e Mirafiori. Aspettiamo che esca in dettaglio l’opinione del giudice di Torino. Analizzeremolasentenzaeilprovvedimento di legge che è stato proposto (le misure sui contratti aziendali contenute nella manovra, ndr): vediamo se ci daranno la certezza di governabilità degli stabilimenti. Se abbiamo quella certezza andiamo avanti”. Per Grugliasco e Mirafiori è, letteralmente, tutto sub iudice: quello di Fiat è un congelamento-avvertimento.

Ma lo show di Marchionne non si ferma alle questioni aziendali e le successive dichiarazioni fanno capire meglio il senso di questa invasione di Fiat a Rimini. Parte con gli eurobond, unica soluzione alla crisi del debito europeo: “Se non c’è una condivisione di rischi, non vedo come se ne possa uscire”. Boccia l’aumento dell’Iva : “Qualsiasi incremento delle tasse avrà un impatto sull’auto e sui consumi”. E poi apre alla patrimoniale proposta da Cordero di Montezemolo: “Io sono disposto a fare qualsiasi cosa per aiutare, se l’obiettivo è chiaro”. Elvetico rigore, ma giustamente, in una nota pomeridiana, Maurizio Zipponi dell’Idv gli fa notare che prima dovrebbe prendere la cittadinanza italiana e magari pagare le tasse nel nostro Paese.

IL PASSAGGIO sulla patrimoniale è l’assist per un endorsement politico, dopo che all’inizio del mese aveva scaricato – salvo successiva smentita – “la leadership di un’Italia non credibile” (ovvero B): “Io non glielo consiglio, ma se Luca Cordero di Montezemolo decidesse di scendere in politica avrebbe il mio appoggio . E’ una brava persona, ha la capacità di crearsi intorno una squadra in grado di vincere e l’Italia ha bisogno anche di questo”. I due non sono proprio amici, è noto: i dietrologi sussurrano già di un bacio della morte per affossare Monzemolo, destinato a un probabile fallimento politico. Eppure il presidente della Ferrari sarebbe un interlocutore politico indubbiamente privilegiato per il Lingotto. Qualche minuto prima, dal palco, John Elkann aveva detto: “La responsabilità che sento verso l’Italia sta prima di tutto nel votare chi ci rappresenta. E poi nell’interloquire con chi è stato scelto”.

di Silvia Truzzi, IFQ

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