Furbilandia

Lo dicono le banche: 600mila famiglie ricchissime Ma solo in 74mila dichiarano più di 200mila euro.

Dopo il miliardario Warren Buffett, dopo il manifesto dei “ricchi” francesi, dopo Montezemolo anche Sergio Marchionne si dice favorevole a una tassa patrimoniale: “Sono disposto a fare qualunque cosa se l’obiettivo è chiaro”, ha detto ieri l’amministratore delegato della Fiat al Meeting Cl di Rimini. Tutto, tranne spostare la propria residenza fiscale dalla Svizzera all’Italia condizione che gli permette di pagare un’imposta sullo “stipendio” da manager Fiat del 30 per cento contro il 43 dei suoi colleghi residenti in Italia. Un risparmio del 13 per cento che su circa 4 milioni di compenso ammonta a circa 500mila euro. Come si vede il problema della tassazione delle grandi fortune è complesso e non si risolve semplicemente con una patrimoniale. Ma, in ogni caso, se questa fosse varata genererebbe non poche entrate. Ieri la Cgil, presentando la sua “contromanovra” , ha stimato un gettito di 15 miliardi di euro all’anno se si applicasse in Italia il sistema dell’Imposta sulle fortune in vigore in Francia. Lì, si paga lo 0,55 per cento a partire da 800mila euro di ricchezza con un sistema di aliquote progressive che arrivano a 1,8 per cento per i patrimoni superiori ai 15 milioni. Ma come individuare i ricchi? Consultando dati ufficiali si desume che stiamo parlando di poche persone con grandi ricchezze in tasca. La Banca d’Italia ha stimato, nel 2009, in 8.600 miliardi la ricchezza netta complessiva – dedotte le passività, come i mutui – corrispondenti a circa 350mila euro a famiglia. Ma la distribuzione di tale ricchezza è tra le più ineguali al mondo: se la metà più povera detiene, infatti, solo il 10 per cento della ricchezza complessiva al contrario il 10 per cento più ricco ne possiede quasi il 45 per cento. Stiamo parlando di circa 2,4 milioni di famiglie con in mano oltre 3.870 miliardi di euro. Cioè circa 1,6 milioni di euro a famiglia.

Quindi, se si vuole tassare la fortuna occorre andare a bussare da quelle parti. E per farlo i dati non mancano.

Uno dei più interessanti è quello fornito dall’Associazione italiana del Private banking, le società di gestione del risparmio privato, che ha censito gli italiani con patrimoni superiori ai 500mila euro. Si tratta di 611.438 famiglie di cui la maggioranza, 415mila, detiene patrimoni tra i 500mila e il milione di euro. Numeri che fanno riflettere se si pensa che solo 74 mila persone (lo 0,17 per cento dei contribuenti) dichiarano più di 200 mila euro di reddito. Poi ci sono i più ricchi, quasi 200mila famiglie, che hanno patrimoni compresi tra il milione e i 10 milioni di euro per arrivare all’elite dei 7.982 “paperoni” che supera i 10 milioni. Ben piazzate le “casalinghe”, cioè prestanomi che, mediamente, posseggono 1,2 milioni di euro. Complessivamente si tratta di 896 miliardi di euro detenuti per il 15 per cento proprio dalla fascia più alta, quella con più di 10 milioni di patrimonio, che rappresenta solo l’1 per cento del totale. Come si vede anche ai livelli più alti si riscontrano ineguaglianze e concentrazioni di ricchezza. Su queste cifre, una tassazione sul modello francese potrebbe sfiorare i 10 miliardi di entrate per lo Stato.

MA IN ITALIA, è sempre la Banca d’Italia a ricordarlo, il grosso della ricchezza è concentrata in immobili, le attività finanziarie rappresentano “solo” il 37 per cento della ricchezza complessiva. Alla fine del 2009 la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane era stimata in circa 4.800 miliardi di euro. Secondo i dati dell’Agenzia per il Territorio addirittura in 5.443 miliardi per effetto di un calcolo più aggiornato. Dei proprietari di immobili, sempre secondo l’Agenzia, 10 milioni risultano lavoratori dipendenti e 9,6 milioni sono pensionati. Poi ci sono i titolari di proprietà immobiliari con redditi derivanti da attività di lavoro professionale, di impresa e di partecipazione, pari a 2,5 milioni. Circa 2 milioni di proprietari, infine, presentano “come fonte prevalente di reddito una rendita da immobili, pur non dichiarando redditi da lavoro dipendente, da lavoro autonomo o da pensione”. Sono quelli che vengono definiti “rentier”.    Ordinando l’insieme dei proprietari, spiega ancora l’Agenzia , per il valore delle quote di proprietà delle abitazioni possedute, emerge che il 5 per cento di proprietari più ricchi possiede un valore delle abitazioni pari a circa il 25 per cento del totale. Cioè, 1,2 milioni di proprietari possiede circa 1.200 miliardi di patrimonio immobiliare – secondo la Banca d’Italia ma sono 1.360 miliardi secondo l’Agenzia del territorio – per una media di 1 milione di euro a fronte di una media nazionale di circa 200mila euro.

di Salvatore Cannavò, IFQ

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