Il fattorino Oh Yesss

Mentre tutti si domandano dov’è Gheddafi, azzardiamo un interrogativo ben più angosciante: dov’è Frattini Dry? Perché c’è una sola notizia più divertente di B. che chiede la resa di Gheddafi: Frattini che chiede la resa di Gheddafi. Il guaio che, come il beduino, nemmeno il fattorino (come lo chiamano i diplomatici Usa nei cablo diffusi da WikiLeaks) si sa dove sia. Ieri per tutta la giornata ha diffuso dichiarazioni e interviste telefoniche dal suo misterioso bunker. Finora, a ogni crisi internazionale che si rispettasse, era solito apparire tutto unto e allampadato da un atollo caraibico o da una baita in alta montagna, dispensando i suoi inutili pensierini da seconda elementare con aria compunta e sofferente, come se partorire quelle frasette da bacioperugina gli costasse sforzi titanici, da ernia al cervello. Stavolta invece si appalesa soltanto in forma vocale. La spiegazione più accreditata della rinuncia al video è che il noto ministro a sua insaputa non sappia che faccia fare. Un sorriso a 32 denti? Un’espressione corrucciata, fronte aggrottata e ditino interrogativo sul labbro inferiore? E come sistemare il ciuffo corvino sulla fronte inutilmente spaziosa? Pettinarlo alla riga? O indietro alla Mascagni? O a mo’ di banana, alla Macario? Nel dubbio, non avendo ancora ricevuto disposizioni in proposito da Palazzo Grazioli, latita. Ma le sue dichiarazioni sono trionfanti, militaresche, marziali. Come se fosse lui il capo della rivolta: “La capitale è per l’85-90% in mano agli insorti”, “Il cerchio si stringe intorno al compound del dittatore”, “Nessuna mediazione, il tempo è ormai scaduto, Gheddafi si arrenda”, “Che sia processato dalla Corte dell’Aja”. Che strano. Fra il 2008 e il 2010 B. incontrò l’amico Muammar 11 volte. E il fattorino sempre un passo dietro, estasiato e sorridente, anche se nessuno capiva cosa avesse da sorridere, nemmeno lui. Amazzoni, gheddafine prese a nolo a 80 euro l’una, insulti all’Occidente, cammelli, camping nel parco di Villa Pamphili, lectio magistralis alla Sapienza, caroselli dei poveri carabinieri con 30 cavalli berberi. E lui sempre appresso, a reggere la coda della palandrana, lievemente piegato e beatamente giulivo. Baciamano di B., altri sorrisoni. “Trattato di amicizia partenariato e cooperazione italo-libico”, e giù inchini. “Yesss, yesss, oh yesss”, come gli fa dire Max Paiella nell’immortale imitazione nel programma di Guzzanti, mentre i giornalisti di tutto il mondo gliene dicono di tutti i colori in lingue sconosciute (tipo il francese e l’inglese). Poi iniziano le rivolte in Maghreb. Cade l’algerino Ben Alì e Frattini Dry indica come modello Mubarak. Il rais egiziano non fa in tempo a toccarsi e deve subito dimettersi. Allora Frattini Dry cambia modello: “Credo si debbano sostenere con forza i governi laici che tengon lontano il fondamentalismo. Faccio l’esempio di Gheddafi”. E lì si capisce che pure il colonnello rischia grosso. Infatti dopo un paio di giorni esplode la rivolta anche in Libia. Gheddafi fa bombardare i civili in rivolta. Ma B. non si scompone: “Non lo chiamo perché non voglio disturbarlo”. Non si interrompe un’emozione. Frattini Dry è sempre sulla palla: “L’Europa non deve interferire in Libia. Non siamo noi a dire chi deve restare e chi se ne deve andare”. Naturalmente l’Europa interferisce, e anche l’Italia. Ma niente paura, a inizio maggio la Volpe del Deserto vaticina: “Ci sono ipotesi realistiche che parlano di 3-4 settimane per la fine della missione militare. Ipotesi ottimistiche dicono invece pochi giorni”. Infatti è durata altri quattro mesi. Ecco, forse è per questo che Frattini Dry non ha ancora messo fuori il capino dal bunker: attende la dichiarazione del medico legale. Si spera che l’amico Gheddafi, divenuto improvvisamente tiranno, venga eliminato su due piedi, le ceneri possibilmente disperse in mare. Come per Bin Laden. Perché se – Dio non voglia – il beduino dovesse sopravvivere, subire un regolare processo e lì parlare, ci sarebbe da divertirsi. Oh yesss.

di Marco Travaglio, IFQ

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