Il manifesto dell’ultradestra

Dall’Europa agli Stati Uniti, una grave e oscura crisi tormenta l’economia e dunque la vita di Paesi che fino ad ora abbia o definito “democrazie industriali”. Così la descrive il Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz: “L’Europa e l’America stanno marciando, da sole e affiancate, verso l’epilogo di una maestosa débâcle”. (Repubblica, 8 luglio).

La descrizione è quasi identica per Alberto Alesina, docente di Economia all’Università di Harvard: “La lungimiranza è un bene mancato alle classi politiche in Italia, Europa e Stati Uniti”. La coincidenza di descrizione finisce nell’istante in cui si affronta il che fare. E ci dice che c’è ben altro, nella spaccatura del mondo, di un inesistente governo italiano, di un’Europa debole ed egoista, di una America schizofrenica.

IL CONFRONTO CHE SEGUE non è una polemica fra personaggi illustri, ma fra due diverse visioni dei fatti e dunque del futuro. Alesina: “La proposta rivoluzionaria è l’introduzione di un vincolo di bilancio in pareggio. Le idee per la crescita vanno nella direzione giusta. (…) Ma i leader (si fa per dire) europei si sono dilaniati in dibattiti che hanno trascinato i mercati nel caos. (…) Il presidente e il Congresso americano hanno perso la loro credibilità con un tira e molla fino all’ultima ora sotto la spada di Damocle del ripudio del debito. Il risultato è stato il crollo di Wall Street. E Standard & Poor’s, per la prima volta nella storia ha declassato il debito americano”. Stiglitz: “L’austerity frutto di questi tagli azzopperà la crescita dell’Europa e impedirà la crescita delle economie europee più in difficoltà. La crescita stentata penalizzerà il gettito fiscale minando l’obiettivo proclamato di risanare i conti pubblici. Negli Stati Uniti l’ultradestra ha minacciato di mandare in bancarotta lo Stato. Il risultato è stato che il presidente americano ha accettato una strategia squilibrata per la riduzione del debito senza aumenti delle tasse nemmeno per i milionari che tanto bene se la sono passata durante gli ultimi vent’anni e nemmeno eliminando le regalie fiscali alle compagnie petrolifere che minano l’efficienza economica e contribuiscono al degrado ambientale. Tutto ciò ha confermato quello che ipotizza la Teoria dei giochi: quando individui irrazionalmente votati a distruggere tutto si scontrano con individui razionali, prevalgono i primi. (…). Come si vede, le cattive idee non si fanno fermare dai confini nazionali e le teorie sbagliate si alimentano a vicenda di qua e di là dall’Atlantico”.

Dice l’editoriale del New York Times (8 luglio), citando un sondaggio Nyt/Cbs, che due americani su tre vogliono spesa pubblica e lavoro, non pareggio di bilancio. Scrive il quotidiano: “Soltanto un errore clamoroso induce a credere che tagli e austerità porteranno la crescita”. È esattamente ciò che Il Fatto ha scritto domenica e ripete oggi nel tentativo di indurre almeno le opposizioni a un vero dibattito. Riguarda non due piccoli personaggi finiti, ma il debutto dell’ultradestra non solo nei “tea parties” americani o nella cattiveria neo-razzista europea, ma negli affari del mondo. È il debutto in grande dell’estrema destra economica.

di Furio Colombo, IFQ

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