Pagheranno sempre i soliti

La bocciatura non poteva essere più chiara. Il giorno dopo il discorso di Silvio Berlusconi in Parlamento sulla crisi la Borsa sprofonda e la fuga dal debito pubblico italiano riprende più veloce di prima. E non si può dare tutta la colpa alla crisi internazionale e alle difficoltà di Wall Street negli Stati Uniti. Siamo appesi alla Banca centrale europea, l’unica che può comprare un po’ di debito pubblico sul mercato per rimediare a una crisi di fiducia sempre più grave sulla tenuta del Paese. Ma anche il presidente della Bce Trichet richiede che il governo faccia la sua parte e approvi un intervento di emergenza. Qualcosa di concreto, il tempo dei buoni propositi è finito da mesi. E le promesse non sono più credibili, soprattutto se vengono da un governo come quello italiano che ne ha fatte tante, anche in Europa, mantenendone troppo poche. La Banca d’Italia con Mario Draghi sta facendo la sua parte, per indicare al governo come reagire, quali riforme adottare per prime e quali tattiche di bilancio usare per evitare il peggio. Anche sindacati, banche e imprese sono consapevoli dell’emergenza e si dicono pronti a sacrifici durissimi, purché accompagnati anche da qualche idea sulla crescita. E invece ieri, in un incontro con il governo, hanno incassato solo buoni propositi (i soliti di sempre, tagli ai costi della politica, liberalizzazioni ecc.). Ma è troppo tardi.    A tutti è chiaro che l’unica cosa da fare è anticipare la parte più dolorosa della manovra appena approvata, quell’aumento delle tasse che il governo ha scaricato sulla prossima legislatura. Fare cassa, spremendo il solito ceto medio e tagliando le agevolazioni fiscali alle famiglie, non risolverà alcun problema strutturale del Paese. Nessuno pensa più a come incidere sui problemi profondi che hanno fatto impazzire la spesa pubblica in questi anni (sprechi, cricche, appalti, regalie e privilegi). Parlare della crisi più grave degli ultimi vent’anni davanti a parlamentari con le valigie in mano, concentrati più sulle ferie che sui rendimenti del debito pubblico, ha dato l’immagine di una classe politica beatamente inconsapevole. Che si preoccupa di giustificare i privilegi della casta ma non sa neppure come si pronuncia “spread”. Il problema è che all’estero ci guardano e non capiscono perché siamo gli unici in Europa a non reagire alla crisi, basta vedere gli articoli sul discorso di Berlusconi. E quindi vendono il nostro debito e le azioni delle nostre aziende. Difficile dar loro torto.

di Stefano Feltri, IFQ

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