La lotta ai cravattari? Manifesti per strada e tagli alle associazioni

La ricetta della Polverini per il Lazio: quasi mezzo milioni in cartelloni pubblicitari, mentre le storiche sigle antiusura si vedono ridotti i finanziamenti della metà.

Se le guerre si vincessero solo dichiarandole, la presidente della Regione Lazio Renata Polverini e il suo assessore alle Politiche per la sicurezza, Giuseppe Emanuele Cangemi, sarebbero promossi generali sul campo.

La giunta di centrodestra è partita lancia in resta contro l’usura. A colpi di spot,. Roma è le altre città della Regione sono state tappezzate di manifesti e cartelloni contro i “cravattai”. Ma i risultati conseguiti, attaccano ,e opposizioni, sono scarsi. Per pagare la campgna di comunicazione – denuncia il consigliere di Alleanza per l’Italia, Mario Mei – giunta ha attinto dalle risorse non utilizzate del Fondo per prevenire e combattere il fenomeno dell’usura (per 200 mila euro). Complessivamente l’operazione pubblicitaria verrà a costare più di 450 mila euro. Mei ricorda come altri 150 mila euro sono stati destinati all’istituzione del Numero verde antiusura, affidato agli operatori di Lazio service, società regionale, e che il numero non svolge una funzione di assistenza delle vittime, ma si limita a raccogliere le segnalazioni..

Intanto chi si batte sul territorio contro il proliferare delle infiltrazioni criminali boccheggia, con i fondi ridotti all’osso. È il caso di Codici, associazione antiracket e per i diritti dei cittadini, che si è vista taligare i finanziamenti del 50 per cento. A gennaio, presentando i manifesti pubblicitari (“L’usura divora” e “chiuso per usura”) e il numero verde, Polverini aveva parlato di “azioni concrete”.  L’ottimismo del governatore non ha contagiato la Rete per la legalità, che raccoglie circa quaranta associazioni antiusura. La Rete dà numeri da brivido sull’ampiezza del fenomeno usura nel Lazio: 28 mila i commercianti strangolati dalla criminalità nel 2010, e un giro di affari da 3,3 miliardi di euro. Una regione “incravattata” come dimostra l’inchiesta che ha portato all’arresto di Enrico Nicoletti, lo storico cassiere della banda della Magliana.

Per Lino Busà, presidente di Sos impresa, associazione della Confesercenti, lo scenario attuale della Regione è “simile a quello dei primi anni Novanta”. Con la differenza che oggi “l’usura prospera in silenzio”. Lo dimostra il fatto che si assiste ad un “calo sistematico delle denunce”. Va giù duro anche Ivano Giacomelli, presidente di Codici, che analizzando i progetti messi in campo dalla regione parla di “investimento delle risorse pubbliche in iniziative senza capo né coda”.

di Giampiero Cazzato, Il Venerdì

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