Quando la calamità è Trenitalia

Stazione centrale di Milano, domenica pomeriggio. Sul tabellone luminoso c’è uno spazio piccolissimo, dove la parola non ci sta, quindi scorre: “nce…”, “lat…”, “can…”. Gli italiani madrelingua, epistemologicamente normodotati, dopo attenta osservazione intuiscono che il treno è cancellato. I numerosi turisti stranieri non capiscono. Anche perché non sono preparati all’idea che, quando le cose non vanno, Trenitalia non li tratta come preziosi contributori della nostra arrancante economia, ma come italiani qualsiasi. Cioè male.    Nessuna informazione dagli altoparlanti. Solo la litania della cancellazione dei treni diretti verso Sud, “a causa dell’incendio alla stazione di Roma Tiburtina, ci scusiamo per il disagio”. Anche i signori di Trenitalia in fondo non sono abituati a vedere la stazione più nevralgica della rete ferroviaria italiana bruciare come un fiammifero. E affrontano i passeggeri attoniti con l’aria di quelli che non c’entrano niente, che passavano di lì per caso e si chiedono perché debbano passare la domenica pomeriggio a fronteggiare gli effetti nefasti di una calamità naturale. Alla biglietteria si forma una fila a perdita d’occhio, nel vero senso della parola: cercando di calcolare quanto c’è da aspettare l’occhio si perde.    Davanti ai binari c’è il banchetto del servizio Frecciarossa, tutti in fila per farsi dire la stessa cosa dall’esausto addetto, che se gli davano un piccolo megafono poteva fare una volta sola anziché duecento lo stesso discorso. Che suona così: “Alle 20 parte regolarmente il Freccia-rossa per Roma. Però a Firenze lascia la linea veloce, va per Pisa, poi scende lungo la linea tirrenica da Civitavecchia per entrare a Roma da sud anziché da nord, così non passa a Tiburtina. Anziché tre ore e mezza ne impiegherà cinque e mezzo-sei. Da fare forse in piedi”. Perché in piedi? “Non c’è assegnazione di posti, anche quelli che avevano la prenotazione l’hanno persa. Quando vede arrivare il treno sul binario corra e cerchi di salirci, perché ci si avventeranno tutti i passeggeri dei treni cancellati finora”. Quindi devo fare a spintoni? “È evidente”. Il problema, signor ferroviere, è che avrei tre costole fratturate: come la vede? Qui l’onesto lavoratore ha un vero lampo di umanità: “Se ha tre costole fratturate sono cazzi. Se deve andare assolutamente a Roma provi a prendere un aereo”.    Grande idea: l’Alitalia, abbiamo speso quei 4 miliardi di euro pubblici per l’italianità dell’asset strategico, approfittiamone. Solo che l’ultimo volo da Linate a Roma è alle 20, come la tradotta ferroviaria. Troppo tardi. Scusi signore del call center Alitalia, ma vista la catastrofe naturale non avete messo qualche volo in più? “Sa, è domenica, gli aerei sono sempre mezzi vuoti…”.

di Giorgio Meletti, IFQ

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: